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Carige rimane sotto i riflettori tra scambi boom, +40% da martedì

Banca Carige rimane sotto i riflettori ormai da giorni, dopo l'annuncio del piano di rilancio dell'istituto. I titoli questa matina sono partiti ancora in rialzo, rallentando la corsa a metà giornata e subendo la pressione dei realizzi, dopo la volata registrata in poche sedute, da quando le quotazioni si sono allontanate dal minimo storico della scorsa settimana, sull'onda dell'annuncio del piano di rilancio, dell'aumento di capitale e - oggi - della vendita di un portafoglio di sofferenze. Solamente martedì della scorsa settimana le Carige si sono portare al minimo storico di 17,5 centesimi , con una capitalizzazione di circa 145 mln di euro. Lunedì, giorno del cda che ha approvato l'aumento da 500 mln e un piano complessivo da 700 mln di euro, il titolo è salito del 3,9%. L'annuncio è arrivato però a Borsa chiusa, quindi il titolo ha reagito a partire da martedì mattina, quando ha accelerato il passo guadagnando il 23%. La corsa è proseguita fino al top toccato stamattina a 0,2718 euro, che ha porta il rialzo complessivo a quasi il 40% dalla chiusura di lunedì. I realizzi erano quasi inevitabili.

Elevati, sin dalla seduta di lunedì i volumi: lunedì 18 milioni di pezzi, martedì 64,8 mln e mercoledì 92,6 mln contro una media giornaliera dell'ultimo mese di 12 mln circa. A metà giornata sono già passati di mano oltre 36 mln di pezzi. Da lunedì, di fatto, è stato scambiato il 23% del capitale, tanto che alcuni report dei giorni scorsi parlavano di una possibile scalata. Ricordiamo che, secondo quanto risulta dalla Consob, gli azionisti rilevanti sono Malacalza Investimenti al 17,6% del capitale e Gabriele Volpi al 6%.

Stamattina, inoltre, Carige ha annunciato di aver ceduto un portafoglio di crediti in sofferenza con valore lordo di 938 milioni di euro e sottoscritte al 33% a 309,7 mln di euro emettendo senior notes (86%), mezzanine notes (10%) e junior notes (4%) interamente sottoscritte da Crige e pronte per essere cedute sul mercato (mezzanine e junior) in modo da poter utilizzare la garanzia statale. La cessione, sottolinea un broker, va nella direzione di rispettare i paletti fissati dalla Bce in termini di ammontare complessivo delle sofferenze entro fine 2017. Il prezzo di cessione è in linea con altre cessioni (sopra il 30%) compiute da banche che non erano a rischio risoluzione e dimostra che i prezzi di cessione visti per Mps (21%) non sono da considerarsi un benchmark.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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