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Telecom-Vivendi in trincea: smentito scontro sulla rete

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Telecom-Vivendi in trincea: smentito scontro sulla rete

Flavio Cattaneo
Flavio Cattaneo

Le tensioni sulla rete raggiungono il vertice Telecom. Apparentemente il messaggio arriva da Parigi, ma è lo stesso che circola da settimane in Italia: o Cattaneo si allinea o è fuori. «C’è un problema vero: o Tim va avanti con Cattaneo, ma in modo diverso, o dovrà trovare qualcun’altro», riferisce una fonte interpellata dall’agenzia Reuters che non è stata identificata. «Flavio (Cattaneo) è come un purosangue difficile da domare - aggiunge un altro interlocutore anonimo - Ma deve capire che Vivendi ora ha voce in capitolo su tutto».

Arrivano dunque fino al capoazienda le polemiche che hanno investito Telecom sulla questione della rete. Partite con due esponenti del Governo - il vice-ministro per le Comunicazioni Antonello Giacomelli e il ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vicenti - che hanno prospettato la possibilità di chiedere i danni a Telecom per i piani di intervento sulla rete fissa nelle aree dove aveva dichiarato di non voler investire e per le quali sono stati stanziati aiuti pubblici, con i primi due bandi già fatti e vinti da Open Fiber, joint Enel-Cdp. E proseguite con le audizioni in Parlamento dove l’ad di Telecom, Flavio Cattaneo, non le ha mandate a dire, parlando di bandi confezionati ad hoc, che l’incumbent telefonico non avrebbe mai potuto vincere e dunque meglio non perder tempo. Parole che avevano suscitato anche la replica piccata del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, che le aveva definite «gravi e inaccettabili». Da ultimo, è notizia degli ultimi giorni, l’Antitrust ha aperto un’istruttoria per l’ipotesi di abuso di posizione dominante da parte di Telecom, dopo gli esposti presentati in sequenza - dal 24 maggio al 15 giugno - da Infratel, Vodafone, Enel, Open Fiber e Wind Tre. Vale a dire dal committente dei lavori per la costruzione della rete in banda ultralarga nelle aree a fallimento di mercato, della società che ha vinto i bandi, di uno degli azionisti di Open Fiber e degli Olo che hanno stretto accordi con la stessa. Infratel ha segnalato condotte «anticoncorrenziali» da parte di Telecom nell’ambito delle procedure di gara. Enel ha denunciato comportamenti «volti a perseguire un fine escludente, rendendo non sostenibile l’ingresso del gruppo Enel sul mercato delle comunicazioni elettroniche». Open Fiber ha lamentato condotte «aventi lo scopo di ostacolare l’ingresso di un nuovo concorrente». Vodafone e Wind Tre hanno parlato di «politiche commerciali di lock-in dei clienti» , di «offerte commerciali non replicabili» e di «indebitda compressione dei margini nella formulazione di offerte di servizi a banda ultralarga al dettaglio».

Un attacco concentrico proprio mentre Telecom sta finalizzando la scelta del partner finanziario per la newco Cassiopea che dovrebbe upgradare la rete portando la fibra ottica fino al cabinet (l’armadietto sul marciapiede) nelle aree identificate come “bianche” (cioè a fallimento di mercato), dove però l’incumbent ha 2 milioni di clienti da servire. Telecom, in altre parole, non può “astenersi”. E per quanto i toni di Cattaneo in Parlamento siano stati, come nel suo stile, “aggressivi”, le cose da dire erano state concordate e condivise con l’azionista Vivendi che, oltre ad avere il controllo di fatto su Telecom, esprime anche il presidente esecutivo con il suo ceo Arnaud de Puyfontaine.

Far saltare la testa del generale, mentre è in corso un attacco (e su questo, ormai, ci sono pochi dubbi), non parrebbe però essere una strategia vincente, anche perchè forse il mercato non capirebbe. Oltretutto a Cattaneo spetterebbe un assegno da 50 milioni, il superbonus concordato al suo ingaggio e i compensi per i tre anni di mandato. Il manager, da parte sua, spergiura che da Vivendi non è arrivato alcun “avvertimento” e tantomeno c’è stata discussione a riguardo in seno al consiglio che ieri ha affrontato per la prima volta il tema Persidera, la società dei mux (i canali tv per la trasmissione in digitale terrestre, che fa capo per il 70% a Telecom e per il 30% a Gedi), che Vivendi si è impegnata a far cedere con l’Antitrust di Bruxelles.

Così, per quanto Vivendi e il suo presidente-azionista Vincent Bolloré abbiano più di un fronte aperto in Italia - non ultimo Mediaset, dove il rischio concreto è di dover battere in ritirata - non è potuta mancare la difesa d’ufficio. Direttamente da Parigi, la media company transalpina ha fatto eco a Telecom nello smentire categoricamente frizioni con l’ad Flavio Cattaneo.

Dove vada a parare l’ennesimo scontro che ha al centro l’incumbent privatizzato è ancora da capire. Pare però che le attenzioni - non si sa bene di chi - siano rivolte (per ora) a Sparkle, la società dei cavi internazionali che era già stata oggetto di una proposta di scambio con Metroweb, respinta da Telecom quando Cattaneo ne aveva appena preso la guida.

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