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Nuovo polo del risparmio, utili per 193,7 milioni dalle commissioni

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Nuovo polo del risparmio, utili per 193,7 milioni dalle commissioni

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La nascita di un terzo polo italiano del risparmio gestito – dopo Eurizon (Intesa Sanpaolo) e Generali - grazie alla fusione tra Anima Sgr, Aletti Gestielle Sgr e Bancoposta Fondi (si veda Il Sole 24 Ore del 9 luglio 2017) confermerebbe l'appetibilità dell'industria dei fondi comuni di investimento. L'occasione di mettere una bandierina tricolore su una casa di gestione in grado di competere in termini di masse con le grandi società straniere era fallita sia con la vendita di Pioneer da parte di UniCredit (finita alla francese Amundi), sia con la sfumata integrazione dei primi due gruppi nazionali per via della mancata scalata di Generali da parte di Intesa Sanpaolo.

Il settore del risparmio, infatti, è tornato a essere strategico per il mondo bancario che con la diminuzione dei tassi di interesse fatica ad aumentare la redditività attraverso l'operatività tradizionale del credito e a fare raccolta con le obbligazioni. Non solo. Nella creazione di un nuovo attore del risparmio infatti si è inserita la mano pubblica con la Cassa depositi e prestiti (Cdp) che condividerà la partecipazione con Poste italiane attraverso il conferimento di Bancoposta fondi.

«Oltre al vantaggio ineludibile delle economie di scala - spiega Giuliano Cicioni, partner di Kpmg advisory -, l'operazione sarebbe importante per il tema della stabilità finanziaria; l'intento è quello di diminuire impatti non voluti sull'allocazione del nostro debito sovrano. Non in termini di orientamento delle scelte di investimento, né possibile né efficiente, bensì ai fini di evitare effetti distorsivi sul prezzo e sullo spread che possono verificarsi nel breve termine».
L'unione delle tre società di gestione avverrebbe a fasi e porterebbe un patrimonio in gestione di circa 169 miliardi (stime Intermonte).

Nell'ultima rilevazione di Assogestioni, aggiornata a fine maggio, Poste italiane era quarta in classifica per dimensioni, con un patrimonio di 77 miliardi, Anima quinta con 75 miliardi e Banco Bpm 14° con i 34 miliardi di Aletti Gestielle inglobati dopo la fusione tra la Popolare di Milano e il Banco Popolare.

Quanto rendono le commissioni sui fondi
La cifra più interessante, però, riguarda la redditività del settore (con le gestioni assicurative arriva a oltre duemila miliardi di euro di patrimonio) alimentata sempre più dalle sottoscrizioni dei risparmiatori in cerca di ritorni maggiori rispetto a quelli risicati dei titoli di Stato. Nel bilancio 2016 di Bancoposta fondi sono iscritte commissioni nette per 42,6 milioni e un risultato di 21,8 milioni; Aletti Gestielle ha incassato 80,5 milioni di commissioni e ha conseguito un utile di 43,9 milioni; Anima vanta oltre 250 milioni di commissioni nette e un profitto di 127,7 milioni.

L'unione dovrebbe fare la forza industriale del sodalizio che potrà contare su diverse - ma complementari – competenze, cioè l'esperienza di lungo corso nella gestione di strumenti per gli investitori privati di Anima e di Aletti Gestielle (più specializzata sui grandi patrimoni) e la copertura territoriale di Bancoposta fondi che grazie agli sportelli di Poste italiane ha intercettato in pochi anni una buona fetta della ricchezza nazionale. «Bancoposta – conclude Cicioni - si porta in dote anche l'effetto positivo sulla raccolta innescato dalle difficoltà delle banche; siamo in fase risolutiva della crisi ma il beneficio c'è stato».

““Oltre al vantaggio ineludibile delle economie di scala, l'operazione sarebbe importante per il tema della stabilità finanziaria; l'intento è quello di diminuire impatti non voluti sull'allocazione del nostro debito sovrano, ai fini di evitare effetti distorsivi sul prezzo e sullo spread che possono verificarsi nel breve termine”.”

Giuliano Cicioni, partner di Kpmg advisory  


L'accordo, infine, prevederebbe che anche la rete di Banco-Bpm continui a essere un canale distributivo privilegiato per i prodotti della nuova società di gestione in cambio di un premio di liquidazione sulla quota in Anima.
«È una soluzione che aggrega eccellenze diverse – precisa Massimo Arrighi, partner di A.t. Kearney -; al di là delle capacità tipiche delle fabbriche di prodotto, il nuovo polo avrebbe il know-how per supportare le reti distributive; la consulenza alla clientela, infatti, diventerà ancora più importante con l'introduzione della normativa Mifid II che mette l'accento sulla trasparenza e chi offre strumenti collettivi del risparmio dovrà essere molto bravo non solo a gestirli ma anche a fornire competenze adeguate ai collocatori».

La fusione delle tre società di gestione del risparmio, tuttavia, chiuderebbe lo spazio per ulteriori aggregazioni, almeno tra i big. «È difficile immaginare altre operazioni a breve termine – aggiunge Arrighi -; però a livello internazionale si delineano due modelli competitivi, verso cui converge il settore: da una parte i grandi competitor generalizzati e dall'altra le boutique specializzate».

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