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La nuova «bolla» del debito Usa

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La nuova «bolla» del debito Usa

  • –Marco Valsania

NEW YORK

Autorità e finanza americana e internazionale non hanno finito di fare i conti con i costosi strascichi della passata e esplosiva crisi dei mutui tossici: Rbs è diventata ieri l’ultima grande banca a pagare ancora per gli scandali con una multa da 5,5 miliardi, parte di in bilancio complessivo di sanzioni e risarcimenti negli Stati Uniti che ha raggiunto i 200 miliardi. Ma l’attenzione e la preoccupazione, per i protagonisti del credito e i loro supervisori, si stanno ora spostando dall’immobiliare a nuovi rischi: significativi segmenti di mercato - dai prestiti auto alla spirale del debito degli studenti che assieme contano per 2.500 miliardi - hanno tradito eccessi e sintomi di stress che potrebbero sollevare lo spettro di nuove scosse in assenza di interventi di risanamento, seppur secondo gli analisti meno gravi per il sistema economico rispetto alle ramificazioni dell’immobiliare e dei suoi derivati.

La “bolla” del debito delle famiglie americane, incoraggiata alla ripresa e dai bassi tassi di interesse, ha raggiunto nel primo scorcio di quest’anno i 12.730 miliardi, in aumento del 473 miliardi in dodici mesi e del 14% superiore ai livelli del 2013, cioè al deleveraging post-crisi. I default appaiono tuttora complessivamente fermi al 4,8% e i mutui sono contenuti a 8.630 miliardi, distanti dai massimi passati. Questo nasconde però una realtà più tesa: il testimone del rischio è stato raccolto dall’auto, che con 1.200 miliardi è in rialzo del 70% dal 2010. Wells Fargo, con una decisione passata relativamente inosservata, è corsa di recente ai ripari facendo scattare riduzioni delle attività proprio in questo comparto per non rimanere scottata. Il secondo istituto americano è stato a lungo in vetta nella concessione di simili prestiti, ma negli ultimi nove mesi ha tagliato di quasi un terzo i nuovi prestiti per le quattro ruote generati ogni trimestre, scivolando al settimo posto in classifica. La componente subprime, la più fragile e tossica, è stata ridimensionata all’8% del totale dall’11 per cento. Nonostante gli allarmi su questo comparto si siano susseguiti almeno dal 2014, l’urgenza è aumentata con le frenate nelle vendite di veicoli dopo i record stimolati dal costo del denaro ai minimi. I default nell’auto hanno spesso capitanato le sofferenze nel credito al consumo e dovrebbero farsi notare anche nei prossimi bilanci bancari in arrivo a partire dai prossimi giorni. La componente subprime alla fine del primo trimestre aveva generato un tasso di perdite del 9,1%, il peggiore in sette anni.

I prestiti agli studenti negli ultimi dieci anni hanno a loro volta conosciuto un’impennata, da 260 miliardi a 1.310 miliardi, con tassi di default lievitati all’11,2 per cento. Anche se una parte di questi sono posseduti o garantiti da enti governativi. Mentre all’orizzonte ora appaiono anche nuovi timori sull’esercito delle carte di credito: le sofferenze sono salite ai massimi dal maggio 2013.

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