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Banche, la Cina supera gli Stati Uniti

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Banche, la Cina supera gli Stati Uniti

  • –Morya Longo

Tre delle cinque maggiori banche al mondo sono cinesi. Nove dei primi dieci istituti di credito maggiormente cresciuti dal 2009 al 2016 sono cinesi. Che la geografia globale stesse cambiando era noto, ma la mappa delle principali banche mondiali disegnata ieri da R&S Mediobanca lo certifica con impietosa precisione: le banche cinesi hanno superato quelle americane per dimensione, mentre le statunitensi dimostrano uno stato di salute migliore rispetto a quelle europee. Fanalino di coda, nei bilanci 2016, proprio gli istituti del Vecchio continente: più piccoli e peggiori rispetto alle banche Usa in fatto di ricavi, di leva finanziaria e di patrimonializzazione.

Consola notare che nel primo trimestre del 2017 le banche europee hanno mostrato più dinamismo sia sui ricavi (+4,1% rispetto al +3,9% Usa) sia sul risultato netto (+19,7% contro il +11,4%). Ma nell’intero 2016 sono quelle americane a vincere sui bilanci e quelle cinesi sulle dimensioni: dimostrando - per l’ennesima volta - che i salvataggi varati dalla Casa Bianca subito dopo il crack di Lehman Brothers hanno davvero risanato il sistema bancario Usa, mentre il cortocircuito decisionale europeo ha lasciato il nostro sistema creditizio nella palude.

Usa batte Europa

Un dato su tutti, elaborato da R&S Mediobanca, racconta quanto abbia pesato la politica e la regolamentazione nel Vecchio continente: le banche nel 2016 solo per adeguarsi alle nuove regole e per adempiere agli obblighi di compliance hanno speso qualcosa come 53 miliardi di euro. Questo significa che l’11% dei ricavi è stato speso per adeguamenti regolamentari. R&S Mediobanca non ha un dato analogo sulle banche americane, ma questo dimostra comunque quanto le riforme degli ultimi anni abbiano pesato su conti economici già appesantiti da mille problemi. Nel 2016 il gap tra banche Usa ed europee - ovviamente anche per tanti altri motivi - è enorme.

I ricavi sono cresciuti dell’1,7% oltreoceano, mentre si sono contratti del 6,2% in Europa: le performance sono state peggiori su margine d’interesse (-5,3% in Europa e +3,8% in Usa), commissioni nette (-6% contro -2,6%) e risultato di gestione (-14% contro + 14%). Le banche europee hanno però tagliato i costi più di quelle americane l’anno scorso (-2,8% contro -0,4%). Il saldo delle voci straordinarie è negativo in Europa (-21 miliardi contro i 4,8 in Usa), e quindi il risultato netto finale è nettamente peggiore nel Vecchio continente: è diminuito del 32% in Europa, mentre è migliorato del 23,6% in Usa. Nel primo trimestre 2017 - come già detto - si registra una riscossa europea. Non resta che vedere se l’intero 2017 confermerà un cambio di passo rispetto al 2016. E non resta che aspettare i bilanci delle banche cinesi, tutt’ora fermi al 2015.

Lunga marcia cinese

Il dato più rilevante è l’ascesa delle cinesi nella classifica dei big creditizi mondiali. Solo nel 2015 la banca più grande del globo per totale attivi era JP Morgan Chase e Bank of America la terza. Nel 2016, invece, al primo posto si trova la cinese ICB of China, con 3.297 miliardi di euro di attivi, seguita da JP Morgan e da altri due istituti di Pechino: China Construct Bank e Ag Bank of China. La crescita dal 2009 è stata esponenziale. Mentre le banche occidentali facevano «deleveraging», quelle cinesi triplicavano le dimensioni. Si trovano invece in posizione 24 e 35, a livello globale, le due maggiori banche italiane: Intesa e UniCredit.

Ma la crescita dimensionale ha fatto da contraltare a un deterioramento del conto economico negli anni per gli istituti cinesi. La redditività (Return on equity) per loro è scesa dal 24,7% del 2011 al 17,4% del 2015 (non sono ancora disponibili i dati 2016), mentre le perdite su crediti sono aumentate. Le svalutazioni in percentuale sui ricavi in un solo anno sono infatti passate dal 12,3% del 2014 al 17,2% del 2015. Indicatori ancora buoni (soprattutto quelli sulla redditività che restano ben superiori agli standard occidentali), che però segnalano l’inversione di tendenza.

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