Finanza & Mercati

Negli Usa di Trump l’Eni riprende a esplorare l’Artico

petrolio

Negli Usa di Trump l’Eni riprende a esplorare l’Artico

È l’Eni uno dei primi beneficiari della nuova politica «oil-friendly» della Casa Bianca. La compagnia italiana ha ottenuto il permesso di trivellare 4 pozzi esplorativi nell’Artico, in un’area del mare di Baufort, al largo dell’Alaska, dove nessuna major aveva più avviato progetti dal 2015, quando Royal Dutch Shell – dopo diverse disavventure e con il prezzo del petrolio che andava a picco – aveva deciso di abbandonare l’impresa.

Il Piano di esplorazione di Eni, appena approvato dal Bureau of Ocean Energy Management (Boem), prevede che le attività comincino il prossimo 10 dicembre e proseguano fino al 2019, esclusivamente d’inverno, quando la superficie del mare ghiacciata permette il movimento di mezzi e minimizza i rischi per la fauna locale, che comprende foche, balene e orsi bianchi. Eni deve ancora ottenere i permessi delle diverse agenzie statali e federali con giurisdizione sull’area, ma su questo fronte non dovrebbe incontrare difficoltà dopo il via libera del Boem. «Sappiamo che ci sono vaste risorse di petrolio e gas sotto il mare di Barents – ha detto Walter Cruickshank, direttore del Bureau – Non vediamo l’ora di collaborare con l’Eni nello sfruttare questo potenziale di energia».

Gli ambientalisti sono già sul piede di guerra, pronti a ostacolare ogni ulteriore trivellazione nell’area: un ecosistema molto delicato, che comporta rischi importanti non solo per l’ambiente, ma anche sotto il profilo della sicurezza.

In uno degli ultimi atti della sua presidenza, Barack Obama aveva bandito «in via permanente» le trivellazioni offshore in un’ampia porzione dell’Artico (che comunque non comprende quella in cui opera Eni). Ma Donald Trump è di tutt’altro orientamento: deciso a sfruttare al massimo le risorse americane, per garantire agli Usa il «dominio globale» in campo energetico, il nuovo presidente ha incaricato i suoi collaboratori di studiare un espediente legale per abrogare il divieto di Obama.

L’Artico – dove si stima siano racchiuse il 40% delle riserve di idrocarburi ancora da sfruttare – è un Eldorado per le compagnie, anche se col barile sotto 50 dollari è stato accantonato da molti, perché troppo costoso. Eni capitalizzerà sulle precedenti esperienze. La compagnia opera Goliat nell’Artico norvegese, il giacimento offshore più a Nord nel mondo, che ha avviato lìanno scorso e ora produce (sia pure con una certa intermittenza) circa 100mila barili di greggio al giorno. I nuovi pozzi in Alaska partiranno invece da un’isola artificiale già esistente, la Spy Island Drillsite (Sid), che Eni utilizza per le estrazioni dal giacimento Nikaitchuq, avviato nel 2011.

© Riproduzione riservata