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Telecom, Calenda spezza una lancia a favore di Cattaneo

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Telecom, Calenda spezza una lancia a favore di Cattaneo

(Lapresse)
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Lo scontro al vertice in Tim sta assumendo contorni sempre più imbarazzanti. L’ad Flavio Cattaneo, nel caso in cui fosse ridimensionato nei suoi poteri (Vivendi vuole portare il suo chief convergence officer in Telecom come direttore generale) o restasse senza deleghe, da una parte farebbe valere il suo contratto, reclamando spettanze per 50 milioni, dall’altra resterebbe comunque in consiglio, perchè il mandato di amministratore può essere revocato solo dall’assemblea. Si è rotto il clima di fiducia tra l’azionista al controllo di fatto - che esprime come presidente il suo ceo Arnaud de Puyfontaine - e l’ad che pure è stato voluto dai francesi poco più di un anno fa: questo almeno è quello che filtra da ambienti riconducibili alle posizioni apicali di Vivendi. Ma gli argomenti per arrivare allo show-down al prossimo cda che il 27 luglio dovrà esaminare i conti semestrali - senz’altro buoni nelle aspettative degli analisti - non sono molti di più.

Cattaneo, un manager caustico tanto da aver parlato di «bandi costruiti ad hoc» a proposito delle gare Infratel, è accusato di compromettere i rapporti col Governo che invece Vivendi vuole ricucire, visto che in Italia ha già aperto un fronte complicato su Mediaset. Ma il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, che aveva bollato le dichiarazioni di Cattaneo come «gravi e inaccettabili», in un’intervista a «Il Sole-24Ore» pubblicata ieri, ha spezzato una lancia a favore dell’ad di Telecom, definendolo un «ottimo manager», il cui compito è «difendere l’interesse della sua azienda». «Il mio lavoro - ha sottolineato il ministro - è di difendere l’interesse pubblico che in questo caso vuol dire applicare le regole, italiane ed europee, previste dai bandi». Quando Cattaneo «ha usato toni non consoni al rapporto con il Governo glielo ho fatto notare, si è scusato e la storia è finita lì». A quanto risulta, dopo l’audizione alla Camera del 28 giugno, nel quale si era lasciato prendere un po’ troppo la mano, il manager si era scusato, spiegando che, per le condizioni richieste dai bandi, l’incumbent difficilmente avrebbe potuto vincerli. Infatti, partecipato al primo - aggiudicato a Open Fiber - Telecom non si è poi più messa in gara, virando invece su un piano autonomo di copertura in Fttc nelle zone disagiate, dove comunque ha 2 milioni di clienti da servire. Anche questa mossa non è stata esente da reazioni, tant’è che - dopo gli esposti di Infratel, Open Fiber, Enel, Wind Tre e Vodafone - l’Antitrust ha aperto un’istruttoria con l’ipotesi di abuso di posizione dominante. E Telecom, come ha dato conto «Il Sole-24Ore» di ieri, - vuoi in un’ottica prudenziale, vuoi in segno di disponibilità - ha frenato i lavori nelle aree contestate.

In settimana poi anche S&P ha portato acqua al mulino di Cattaneo, migliorando l’oulook di Tim e portando a motivazione il piano industriale portato avanti dall’ad e la mossa di presidiare con gli investimenti tutto il territorio. Le voci di attriti al vertice hanno però vanificato in Borsa i rialzi delle sedute centrali della settimana, col titolo tornato ai livelli del venerdì precedente. Pare che alcuni fondi abbiano manifestato preoccupazione con la società, chiedendo cosa stia effettivamente succedendo, mentre i piccoli azionisti dell’Asati hanno sollecitato l’intervento della Consob che, dopo essersi mossa informalmente martedì, a fine settimana ha inoltrato una richiesta di chiarimento ufficiale a Telecom, ad e presidente. Risposte che dovranno arrivare all’Authority la settimana prossima, ma senza, per ora, comunicazione al pubblico. ’

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