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Come si partecipa a un’Ipo in Borsa e quanto può essere rischioso

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Come si partecipa a un’Ipo in Borsa e quanto può essere rischioso

(Reuters)
(Reuters)

Il 2017 potrebbe essere un anno straordinario per le Ipo che a livello globale hanno registrato il miglior semestre dal 2007: nella prima metà di quest’anno collocamenti per 83,4 miliardi (+90%). Dietro l’acronimo Ipo (che in inglese sta per Initial pubblic offering e in italiano viene tradotto con Opv, Offerta pubblica di vendita) c’è, molto semplicemente, lo sbarco in Borsa di una società. Per un’azienda approdare in Borsa è un momento storico. Una scelta non semplice perché significa mettere a disposizione una parte del capitale (che prenderà il nome di flottante) del libero mercato. Allo stesso tempo, a fronte dell’indubitabile vantaggio di poter raccogliere nuovi fondi, bisogna però accettare vincoli di trasparenza più rigorosi in merito alle periodiche comunicazioni societarie e di bilancio. Come forma di tutela per gli azionisti/risparmiatori.

L’Ipo è una modalità (la preferita negli Stati Uniti) che una società può utilizzare per raccogliere capitali. In Italia e più in generale in Europa - dove i prestiti delle banche alle imprese giocano un ruolo preponderante - le Ipo non sfoggiano certo i numeri di Wall Street ma sono in forte crescita. Ciò è dovuto a un fisiologico processo di adeguamento delle aziende, ma in parte anche all’atteggiamento più guardingo delle banche europee (in portafoglio hanno crediti deteriorati pari al 7% del Pil dell’Unione europea) che dopo la crisi del 2008 hanno ristretto i cordoni del credito.

L’Ipo è il momento in cui gli azionisti della prima ora, quelli che detengono azioni della società prima del collocamento, hanno la possibilità di monetizzare la propria quota (per intenderci il giorno dell’Ipo di Facebook il fondatore Marc Zuckerberg divenne difatti miliardario ritrovandosi d'emblée l’equivalente di 19 miliardi di dollari in tasca). Di sicuro, se l’Ipo ha successo (cioè se le azioni messe in vendita vengono acquistate dagli investitori e il prezzo magari tende anche a salire) sono loro, gli azionisti della prima ora, quelli che si arricchiscono davvero.

Per gli investitori della seconda ora, quelli che vengono dopo e sono chiamati a comprare le azioni in fase di Ipo oppure successivamente una volta approdate e scambiate in Borsa, il discorso è diverso. Ci sono Ipo che si rivelano un ottimo investimento (Facebook è passata da 38 a 162 dollari) e Ipo meno felici (Snap, per restare in ambito tecnologico, ha perso il 13% in poche settimane). Ci sono Ipo che partono molto bene (a fine 2013 Twitter balzò in poche sedute da 26 a 70 dollari) ma poi cadono (oggi Twitter quota sotto i 20 dollari, ovvero il 73% in meno rispetto ai massimi). Ci sono Ipo di tutti i tipi. Comprese quelle annunciate (come quella di Ibl Banca nel 2015) e poi ritirate.

Per questo motivo il piccolo risparmiatore che intende partecipare a un’Ipo deve fare molta attenzione. Le insidie, a partire dalla valutazione del prezzo da cui poi dipende la qualità dell’investimento, possono essere numerose.

Come partecipare? La prima regola è leggere il prospetto di collocamento dove la società indica le condizioni per aderire e i rischi dell’operazione. Nel prospetto è indicato anche il range di prezzo a cui verrà venduta un’azione (ad esempio tra 10 e 13). Il range è indicativo: il prezzo effettivo verrà fissato solo pochi giorni, talvolta poche ore, prima dell’effettivo suono della campanella sul mercato azionario. Quindi chi si prenota per l’Ipo lo fa sulla base di un range indicativo ma non sulla base di un prezzo definitivo.

Per quanto le regole cambino da prospetto a prospetto, in linea generale il piccolo risparmiatore può partecipare a un’Ipo di solito prenotando il lotto minimo (o più lotti) previsto, attraverso gli investitori istituzionali designati dalla società per il collocamento. Oltre alle banche scelte per l’Ipo anche alcune evolute piattaforme di trading online offrono oggi un servizio per prenotare azioni in fasi di collocamento.

I rischi (per i piccoli risparmiatori) delle Ipo

La società fissa un numero massimo di azioni. Se la domanda supera l’offerta è evidente che non tutti i richiedenti potranno essere accontentati, perlomeno per il totale delle azioni richieste. In questi casi il prospetto prevede che avvenga un sorteggio tra gli azionisti per distribuire le azioni in lotti più piccoli per accontentare il numero più ampio di piccoli azionisti.

Bisogna poi fare molta attenzione al caso in cui non si venga sorteggiati e si intenda comunque investire nelle azioni della società in questione. È bene ricordare che solo chi viene sorteggiato ha diritto ad acquistare le azioni al prezzo fissato per l’Ipo. Chi resta fuori potrà comunque acquistare le azioni una volta collocate in Borsa. Ma a quel punto il prezzo potrebbe essere molto più alto e quindi “entrare” a quel punto potrebbe rivelarsi un grave errore finanziario.

Questo perché nelle prime ore di scambi i prezzi delle Ipo più gettonate e pubblicizzate possono avere una forte tendenza al rialzo, frutto più dell’euforia che non del razionale rispetto dei multipli di mercato. Il momento dell’Ipo è altamente emotivo e quindi può spingere gli investitori più avveduti a fare grossi affari ma, allo stesso tempo, quelli più ingenui a sbagliare completamente il timing dell’operazione.

Ci sarà un motivo se Warren Buffett, considerato a tutt’oggi uno dei più grandi guru del mondo finanziario, non traduce l’acronimo Ipo come tutti gli altri. Ma lo trasforma in “It’s probably overvalued”. Con questa battuta Buffett intende dire che spesso il prezzo con cui le società sbarcano sul mercato è troppo caro, sopravvalutato. Confermando che in molti casi il vero affare lo fanno gli azionisti della prima ora e non i risparmiatori chiamati a partecipare all’azienda in seconda battuta.

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