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Carige, piano per cedere Npl e la piattaforma di gestione

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Carige, piano per cedere Npl e la piattaforma di gestione

(Epa)
(Epa)

Comincia a delinearsi nei particolari la strategia di Carige per deconsolidare 1,2 miliardi di euro di Npl. Si tratta della seconda tranche di non performing loans dopo i 938 milioni di euro dei quali l’istituto guidato da Paolo Fiorentino e controllato dalla famiglia Malacalza (col 17,58% delle quote) ha avviato la cartolarizzazione con l’utilizzo delle garanzie statali (Gacs).

Secondo fonti vicine al dossier, la strada che la banca ha definitivamente scelto è quella di cedere, a un soggetto specializzato nella gestione degli Npl, 1,2 miliardi di crediti deteriorati nonché il ramo d’azienda relativo alla piattaforma di recupero degli Npl di Carige, compresi i sistemi e le persone che attualmente gestiscono queste sofferenze. Si tratta di una cinquantina di dipendenti.

A quanto risulta, ci sarebbero diversi builders interessati a realizzare l’operazione, acquisendo piattaforma e Npl (tra i possibili candidati, secondo indiscrezioni di stampa, comparirebbero anche il fondo Lonestar, doBank e Credito Fondiario). La banca intende, inoltre, come già annunciato nei giorni scorsi, inserire entro fine luglio questo secondo portafoglio sofferenze in una virtual data room da mettere a disposizione dei soggetti interessati.

Ci vorrà poi un tempo tecnico, di un mese e mezzo o due, per arrivare a una short list e quindi passare ad incontri one to one per giungere a individuare chi potrà portare a compimento l’operazione, che dovrebbe concludersi nel 2017 o, al più tardi, entro i primi mesi del 2018.

I vertici di Carige sarebbero, in questo momento, particolarmente concentrati sul piano che porterà fuori dalla banca la piattaforma degli Npl anche perché questa strada consente all’istituto di credito genovese di mantenere in funzione il canale di comunicazione e aggiornamento continuo che il management della banca ha aperto con Bce. L’operatore che gestirà gli Npl e la piattaforma, peraltro, sarebbe candidato, quale partner di Carige, a curare anche gli altri crediti in sofferenza della banca, pari ad ulteriori 1,2 miliardi. Ed è prevedibile che il medesimo soggetto possa occuparsi anche della gestione di altri portafogli di Npl, al di fuori del perimetro Carige. Ma l’attenzione dei vertici della banca (che hanno scelto Bain & Co come advisor per il piano di rafforzamento patromoniale)è accesa, riferiscono sempre fonti vicine al dossier, anche sui circa 3,5 miliardi di altri crediti deteriorati, con l’obiettivo di aumentarne il livello di coverage, nonché, in particolare, sugli Utp (unlikely to pay). Questi saranno gestiti direttamente dalle strutture di Carige con l’obiettivo di farli tornare in bonis. Non a caso sarebbe imminente l’arrivo, in Carige, di un nuovo manager, che sarà responsabile della gestione degli Npe (non performing exposures), in virtù della sua esperienza nel settore.

Prosegue, poi, come prevista nel piano strategico, l’operazione di cessione di asset immobiliari di Carige. In particolare sarebbero in corso trattative per la sede di Milano e per quella di Roma. Entro luglio, poi, ci sarà il closing dell’operazione di cartolarizzazione della tranche di Npl da 938 milioni. Si procederà, tra l’altro, alla cessione dei titoli junior e mezzanine, in modo da poter attivare la Gacs e arrivare al deconsolidamento.

Il 3 agosto, inoltre, si riunirà il cda di Carige per approvare la semestrale della banca. Il bilancio si chiude il 30 giugno e quindi non può tenere conto dell’operazione sulla tranche da 938 milioni. Tuttavia, poiché la cessione ha un impatto importante sui Cet 1 ratio, è possibile che venga stilato un pro-forma, nel quale potrà essere indicato come cambierebbero i risultati della semestrale se si tenesse conto anche di quell’operazione.

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