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«Le coop sapevano già della crisi dei discount Dico nel 2013 quando…

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«Le coop sapevano già della crisi dei discount Dico nel 2013 quando hanno venduto al gruppo Tuo»

La catena dei discount Dico ceduti dalle Coop al gruppo Tuo nel marzo del 2013 era in una situazione economico finanziaria peggiore rispetto alla realtà prospettata all'acquirente al momento della firma del closing del contratto. E' la tesi sostenuta dai legali dell'acquirente e corredata da una lunga lista di contestazioni contenute in una memoria legale di cui Radiocor ha preso visione. Contestazioni che hanno aperto un contenzioso con un arbitrato avviato nel 2015 ma che è ancora lontano dal concludersi. La richiesta di indennizzo da parte di Tuo, secondo indiscrezioni, è di 300 milioni. Il gruppo Dico, intanto, è entrato in una situazione di crisi che ha spinto la società a presentare domanda di concordato con continuità al Tribunale di Roma pochi giorni fa. Tra le contestazioni al venditore c'è quella prevista dall'articolo 1440 del codice civile, il dolo incidente, e la considerazione che se il gruppo Tuo avesse conosciuto la reale situazione di Dico a fine 2012 non avrebbe sottoscritto il contratto di acquisto tre mesi dopo.

Le accuse contenute nella lettera di contestazione dei legali si basano anche sui verbali dei consigli di amministrazione di Dico (società che in quegli anni spostò due volte la sede legale) svolti durante la gestione delle coop e in particolare quelli dell'ultimo scorcio del 2012. In uno stralcio di una riunione di dicembre, tre mesi prima del closing, si leggono le affermazioni dell'allora presidente Dico Mario Zucchelli (anche presidente Coop Estense), secondo il quale la ricapitalizzazione da parte dei soci non era stata sufficiente e servivano «altri 16 milioni di risorse da reperire attraverso il prestito soci». La crisi di Dico, intanto, ha portato all'apertura di un tavolo al ministero dello Sviluppo dopo l'annuncio della chiusura temporanea di 123 punti vendita in tutta Italia per concentrare i rifornimenti di merci negli altri esercizi regolarmente aperti. La richiesta di concordato fatta dall'azienda è a tutela dei dipendenti e della rete di fornitori del gruppo, una filiera fatta da tante pmi italiane.

A vendere Dico al gruppo Tuo della famiglia Faranda furono quelle che all'epoca era conosciute come le 'sette sorelle' delle cooperative di consumo: Coop Estense, Unicoop Tirreno, Coop Liguria, Coop Consumatori Nordest, Coop Lombardia, Coop Adriatica, e Nova coop. Un'altra contestazione messa nera su bianco dai legali del gruppo Tuo, alla base dell'apertura dell'arbitrato ancora senza esito, riguarda il bilancio 2012 che indicava un valore dell'avviamento di 65,8 milioni. Secondo la tesi contenuta nella memoria legale, l'avviamento avrebbe dovuto essere azzerato e invece un impairement test di Unipol Merchant Bank, scrivono i legali, non aveva registrato alcuna perdita di valore. Altro punto di contestazione riguarda la situazione dei punti vendita: 255 su 256 non erano in regola, secondo la versione dei legali dell'acquirente, su licenze, autorizzazioni, permessi e certificazioni di conformità. Inadempienze successivamente regolarizzate dal gruppo Tuo e aggiunte al conto dell'arbitrato. Un altro punto di contestazione è la situazione debitoria alla data del closing (fine marzo 2013) che secondo la memoria legale di parte non rappresentava correttamente il debito scaduto con la conseguenza che l'acquirente ha dovuto gestire un'inaspettata e straordinaria situazione di indebitamento nei primi mesi di gestione dei discount Dico. Al tavolo al Mise, già riconvocato per il 19 settembre, il gruppo Dico ha anticipato oggi che intende risanare con un taglio di costi e senza la vendita di asset. Anticipata anche la richiesta di cassa integrazione straordinaria da presentare al ministero del Lavoro. «Le linee del piano non ci convincono sulla tenuta occupazionale», commenta Giovanni Dalò della Filcams Cgil preoccupato per i 2000 dipendenti diretti di Dico.

Immediata la presa di posizione di Coop Alleanza 3.0, che in un comunicato riporta come «Quelle di Tuo sono tesi del tutto infondate e pretestuose. Le risposte dettagliate a tutte queste ricostruzioni totalmente parziali e fantasiose sono state e saranno oggetto di precise repliche, formulate in tutte le sedi opportune. Tali repliche, sostenute da perizie autorevoli e dati fattuali, hanno contestato e smontato punto per punto le pretese di Tuo. Nulla è stato nascosto a Tuo, che ha conosciuto la reale situazione di Dico prima e dopo il deal e ha avanzato pretese solo dopo due anni da quando ha avuto la proprietà dell'azienda ed in concomitanza con l'interruzione dei rapporti commerciali tra le società. Peraltro - tanto per fare un esempio – i valori degli avviamenti che vengono oggi contestati, sono stati confermati tali e quali (senza essere mai svalutati) nei bilanci successivi approvati da Tuo».
«Pertanto - prosegue il comunicato di Coop Alleanza 3.0 - appaiano del tutto pretestuose e indebite le pressioni che Tuo sta rivolgendo alle cooperative, probabilmente con l'obiettivo di rappresentare ai propri creditori aspettative che non hanno alcuna ragione di esistere. Occorre inoltre rilevare come queste richieste del tutto prive di fondamento appaiano un tentativo di nascondere le reali cause della situazione di Dico, il cui dissesto è dovuto a nessun'altra ragione se non alle scelte imprenditoriali messe in atto nei quattro anni di gestione Tuo».

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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