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Ecco perché l’euro sta volando: oltre 1,17 (+12%…

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Ecco perché l’euro sta volando: oltre 1,17 (+12% da gennaio)

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Con un euro a inizio anno si potevano acquistare 1,04 dollari. Questa mattina con quella stessa moneta se ne potevano acquistare 1,17 (segui il cambio in tempo reale, nel pomeriggio la quotazione è scesa a 1,166). Ergo, l’euro si è apprezzato da inizio anno del 12% nei confronti del dollaro. I livelli attuali sono gli stessi di oltre due anni fa. Una notizia che può certo far comodo a chi sta per partire negli Stati Uniti. E che piacerà certo meno alle imprese dell’Eurozona con una forte vocazione all’export. Non a caso per questa ragione il DAX 30 della Borsa di Francoforte - composto perlopiù da aziende proiettate “fuori casa” - nelle ultime settimane è tra i listini peggiori.

IL CAMBIO EURO/DOLLARO
Quanti dollari per un euro

Come mai questa corsa per la divisa europea e, soprattutto, quale andamento aspettarsi nei prossimi mesi? Ci sono almeno due motivi che giustificano questo andamento. Il primo riguarda la ripresa economica dell’Eurozona. Lo ha confermato anche il governatore della Bce, Mario Draghi, pochi giorni fa durante lo schedulato meeting di Francoforte: «Procede bene e sostenuta».

Le società europee producono più utili. Quelle che compongono l’indice Stoxx 600 (e tra queste va detto che vi sono anche quelle di Paesi come la Gran Bretagna che però hanno altre valute) hanno generato un aumento degli utili nel primo trimestre del 25% su base annua. In questa settimana stanno fioccando i dati del secondo trimestre (circa un centinaio di società europee esibiscono i conti): le attese oscillano per utili un ulteriore aumento tra il 9% e l’11%. A fine anno i profitti dovrebbero passare dai 400 miliardi del 2016 a quota 490 miliardi: 90 miliardi in più. Il buon momentum dell'economia della zona euro è stato evidenziato in settimana anche dal brillante indice Ifo in Germania.

È evidente che questo clima sta spingendo i capitali verso l’Europa. Da inizio anno i fondi di investimento hanno registrato flussi netti per 30 miliardi verso l’Europa a fronte di flussi negativi negli Usa per 20 miliardi.

Il secondo grande motivo per cui l’euro sta salendo non riguarda l’euro ma piuttosto il suo alter ego nel cambio in questione (il più liquido del pianeta con scambi quotidiani per oltre 4mila miliardi di dollari): il dollaro.

Il dollaro sta vivendo una delle peggiori stagioni degli ultimi decenni. Da inizio anno il dollar index - un indicatore che confronta l’andamento del dollaro nei confronti delle altre sei valute più importanti del pianeta, euro incluso - ha perso il 13%. Questo dato ci dice che non è stato quindi solo l’euro ad apprezzarsi nei confronti del dollaro, ma anche yen, sterlina (nonostante le incertezze legate alla Brexit) e compagnia bella.

Il dollar index è scivolato sui livelli di maggio 2016 perché il presidente Donald Trump al momento non ha attuato nessuna delle riforme (indirettamente pro-dollaro) che aveva sventagliato in campagna elettorale (aumento degli investimenti pubblici, tagli fiscali “fenomenali” alle imprese e misure protezionistiche). E soprattutto perché il mercato inizia a scontare che la Fed debba rivedere al ribasso il piano di normalizzazione dei tassi. A questo punto un rialzo dei tassi a fine anno (sarebbe il terzo nel 2017) non è più dato per scontato. Anzi. Stando ai future sui Fed Funds, le probabilità che la banca centrale effettui un'altra stretta quest'anno sono scese al 44% dal 52%.

L'ANDAMENTO DEL DOLLARO
Dollar index (dollaro contro un paniere variegato di valute globali)

Fino a dove potrà spingersi a questo punto il cambio euro/dollaro? «Nonostante tutto, siamo convinti che il cambio sia andato già oltre la Ppp (parità di potere d’acquisto), che dovrebbe essere collocata tra 1,14-1,15 - spiega Vincenzo Longo, strategist di Ig -. Se dovessimo andare oltre 1,20, l'impatto sull'export dell’Eurozona potrebbe cominciare ad essere sensibile. Ovviamente in caso di impeachment ai danni di Trump il dollaro sarebbe destinato ulteriormente a scendere con l’euro proiettato verso quota 1,25».

Non sarebbe l’unico caso in cui il cambio si distanziasse dal suo “valore naturale”, misurato dalla Ppp (parità di potere d’acquisto). Nel 2014 l’euro/dollaro era a 1,4 a fronte di una Ppp di 1,16.

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