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Al via le prime mille uscite dalle ex Venete

il nodo occupazione

Al via le prime mille uscite dalle ex Venete

(Ansa)
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Adesso si può dire che il protocollo siglato da Intesa Sanpaolo e i sindacati (Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Ugl credito, Uilca e Unisin) il 13 luglio è valido. Il punto 6 del documento subordinava infatti la sua validità alla conversione in legge del decreto n. 99/2017 senza modifiche e integrazioni che rendessero più onerosa l’operazione di salvataggio delle ex Banche Venete. L’esito positivo della votazione alla Camera e al Senato blinda quindi anche il protocollo e le sue previsioni.

Al momento i numeri delle ex banche venete sono: 900 sportelli, 10mila dipendenti al servizio di 2 milioni di clienti di cui 200mila sono imprese. Secondo quanto previsto dall’indirizzo della Dg comp le filiali dovranno passare da 900 a 300 mentre dal perimetro delle ex banche venete dovranno uscire mille persone. Un percorso che è ratificato nel protocollo che fornisce le indicazioni tecniche per raggiungere l’obiettivo.

La prospettiva del “taglio” fisico di 600 filiali qualche pensiero nei bancari del gruppo lo genera, ma va precisato che se diminuisce il numero di filiali non diminuisce però il numero di clienti che saranno virati verso una piattaforma unica, quella del gruppo Intesa Sanpaolo. I lavoratori dovranno quindi seguire lo stesso numero di clienti. Certamente, come previsto dal protocollo, dovranno essere individuate con i sindacati una serie di misure come il ricorso alla mobilità territoriale e professionale e iniziative di formazione. Tra i temi da discutere ci sono anche prestazione lavorativa e orario, straordinario e banca delle ore, part time, ferie ed ex festività. Si tratta però di temi organizzativi che le parti affronteranno in modo da far combaciare la casella con la persona giusta, anche grazie a percorsi di riconversione e riqualificazione. I manager del gruppo Intesa Sanpaolo (l’altro ieri Stefano Barrese, responsabile della Divisione Banca dei territori, Eliano Omar Lodesani, chief operating officer e Gabriele Piccini, responsabile ex venete hanno incontrato mille direttori di filiale per spiegare il progetto di integrazione e le politiche di prodotto condivise) vedranno tutti i 10mila bancari delle ex venete e analizzeranno il ruolo dei dirigenti, posizione per posizione.

Ragionando secondo lo schema definito dal protocollo del 13 luglio, adesso il gruppo Intesa Sanpaolo potrà iniziare ad accogliere le prime mille domande di uscita volontaria dalle Banche Venete, per accedere al Fondo di solidarietà da cui sono stati esclusi i dirigenti. Chi ha i requisiti definiti dall’accordo potrà presentare domanda per risolvere consensualmente il rapporto di lavoro e accedere alle prestazioni straordinarie erogate dal Fondo di solidarietà. A essere interessato è tutto il personale del perimetro ex Banche Venete confluito in Intesa Sanpaolo, nato fino al 31 dicembre 1963, che dovrà fornire copia dell’Ecocert al datore di lavoro entro e non oltre il 15 settembre. C’è quindi un mese e mezzo per presentare la domanda di esodo anticipato da parte di chi maturerà i requisiti stabiliti dalla legge per la pensione anticipata o di vecchiaia entro il 31 dicembre 2024 (dunque il Fondo sarà fino a 7 anni). Chi invece ha maturato i requisiti di pensionamento o li maturerà entro il 31 dicembre 2017 potrà richiedere il pensionamento volontario. Questa prima tranche di uscite avverrà tra il 30 settembre e il 31 dicembre 2017.

Alla fine del mese di settembre, le parti si incontreranno per verificare il raggiungimento dell’obiettivo di riduzione degli organici, ma c’è molta fiducia nel fatto che i lavoratori comprenderanno responsabilmente la situazione e che il piano di esodo volontario raggiunga i numeri previsti. Una volta uscite le mille persone dalle ex venete, potrà essere avviata la seconda fase delle uscite volontarie, 3mila, questa volta nel perimetro di Intesa Sanpaolo.

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