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Banche venete, scatta il piano Intesa

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Banche venete, scatta il piano Intesa

Stefano Barrese (Imagoeconomica)
Stefano Barrese (Imagoeconomica)

È una road map a tappe forzate, quella dell’integrazione di Veneto Banca e Popolare di Vicenza in Intesa Sanpaolo. Un processo imponente, che ora, alla luce della conversione in legge del decreto di giovedì, diventa operativo a tutti gli effetti. Ma in che modo la fusione impatterà davvero sui clienti e dipendenti delle due Venete?

Imprese e famiglie
Tra le braccia di Intesa arrivano i conti di 2 milioni di famiglie e l’attività di circa 200 mila imprese finanziate. Clientela che da un giorno all’altro si è ritrovata in una delle banche più solide d’Europa sotto il profilo patrimoniale. Non è un caso che nelle prime settimane dalla fusione «ci sia stato un riscontro positivo sotto il profilo sia della raccolta diretta che gestita», spiega Stefano Barrese, capo della Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo. Nel contempo, tuttavia, la maxi-aggregazione ha generato un allarme rispetto a una possibile stretta creditizia sul territorio. I timori sono focalizzati in particolare sui crediti in bonis (ma concessi ad aziende con rating bassi) come su quelli a rischio sovrapposizione, che potrebbero essere soggetti a un rientro. Sono molti del resto gli imprenditori che hanno fidi aperti con entrambe le due ex banche venete, e così pure con Veneto (o Vicenza) ed Intesa stessa. Sul tema la banca guidata dal ceo Carlo Messina ha intavolato da subito un dialogo con le categorie locali per confermare la propria disponibilità ad erogare credito. «La banca non farà mancare il supporto finanziario al territorio - spiega Barrese - e, compatibilmente con le nostre politiche di credito, le linee che ci sono verranno confermate come abbiamo fatto in questi primi 30 giorni». Assicurato l’impegno a garantire un plafond integrativo di 5 miliardi, che si aggiunge ai 50 miliardi che Intesa Sanpaolo ha già stanziato per il 2017, è chiaro che una volta che l’integrazione sarà a regime - si guarda a febbraio 2018, una volta che l’allineamento informatico delle reti sarà completato - la banca potrà agire come un gruppo unico. E quel punto, oltre ad applicare una politica di pricing omogenea sulla clientela, la banca potrà avere una visione più completa della mappa delle erogazioni, nonchè «valutare l’accordato complessivo» assieme alle «prospettive dell’azienda, affinchè siano adeguate». Realistico che Intesa punti a gestire «proattivamente le situazioni di difficoltà», così come d’altra parte potranno essere «ridefinite quelle posizioni finanziarie che possono essere rese sostenibili». Il mantra, aggiunge Barrese, è che «a guidare le valutazioni sarà sempre la visione prospettica dell’azienda».

La rete e i dipendenti
Il tema della revisione delle politiche del credito si intreccia con quello del riassetto della rete e del personale. A partire da marzo scatterà la chiusura prevista delle 600 filiali delle due reti, a un ritmo di 40-50 al mese, così da completare il processo entro giugno 2019. Nel mirino ci sono in particolare gli sportelli situati in Triveneto, Piemonte, Toscana e Sicilia. La strategia dovrebbe prevedere un accorpamento delle filiali vicine, mentre nella logica di un efficientamento saranno preferite le filiali più grandi e di proprietà. Confermata l’integrazione di Banca Apulia e Banca Nuova, il cui ingresso in Intesa «sarà realizzato nella prima parte del 2018», dice Barrese. Tra settembre e ottobre inizierà il processo di riorganizzazione e formazione del personale. Circa 4mila le uscite previste, di cui circa mille relative alle banche venete (che oggi contano 10mila dipendenti) mentre la parte restante fa capo a Intesa. Ma l’impegno più sfidante sarà «affrontare il cambio di cultura aziendale». Non a caso vertici della banca hanno incontrato questa settimana i mille direttori di filiali delle due banche, a cui hanno illustrato posizionamento e valori della banca. «Ci vorrà tempo per stabilire un rapporto nuovo e culturalmente omogeneo - conclude Barrese -. Ma da parte di tutti c’è entusiasmo e voglia di voltare pagina».

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