Finanza & Mercati

CreVal: «Con meno Npl, alleanze più facili»

In primo piano

CreVal: «Con meno Npl, alleanze più facili»

  • –Luca Davi

Un occhio al miglioramento della qualità degli attivi, l'altro all'efficientamento dei processi. Con l'obiettivo finale di accrescere la redditività. Centrato con successo il target della maxi-cartolarizzazione da 1,4 miliardi, ora i vertici del Creval guardano avanti. E tracciano la road map dei prossimi trimestri. Anche perchè l’intenzione è di farsi trovare pronti in caso di alleanze, oltre che mantenere l’equilibrio reddituale in una prospettiva stand-alone.

Da qui, come spiegano il direttore generale Mauro Selvetti e il presidente Miro Fiordi al Sole 24Ore, la massima attenzione alla pulizia del portafoglio Npl. «Per noi oggi è importante che l’intero perimetro di non performing si riduca – dice Selvetti - e su questo abbiamo indicazioni molto positive, visto che i nuovi ingressi di crediti deteriorati sono ai livelli più bassi dall’inizio della crisi». Una spinta importante alla riduzione degli Npl è arrivata con il deconsolidamento di 1,4 miliardi di bad loans, tassello fondamentale dell’action plan al 2018. La mossa non solo ha praticamente dimezzato lo stock di sofferenze, ma si è rivelata migliore delle attese sotto il profilo del pricing, visto che i crediti sono stati ceduti al 34,5% del valore lordo. «Abbiamo chiuso l’operazione nei tempi annunciati - aggiunge il dg - e beneficiato del lavoro svolto dai collaboratori di Creval e dagli altri partner, in particolare il Cerved. Se a questo si aggiunge la buona qualità del sottostante, si capisce l’importanza del risultato». Certo è che una maxi-cartolarizzazione non basta a cancellare dieci anni di crisi economica. Il Creval deve fare i conti ancora con un Npl ratio lordo del 21,2%, con l’obiettivo, confermato, di atterrare al 18% al 2018. Ecco allora come si spiega l’attenzione sugli unlikely to pay, fronte su cui la banca intende lavorare seguendo più direttrici. Da una parte «potenziando con la gestione interna». Poi con «il piano di cessioni, per cui prevediamo le vendita di altri 100 milioni lordi circa entro l’anno». A questo potrebbero aggiungersi «partnership con operatori industriali per migliorare il recupero degli incagli sul real estate». Infine non è escluso che la banca «vari cartolarizzazioni di Utp, se le nuove normative sui veicoli Spv ex 130 lo permetteranno», dice Selvetti.

Il vero tema di fondo tuttavia è il ritorno a una «redditività sostenibile». Al netto degli impatti della cartolarizzazione - che peserà sui conti di quest’anno, come sulla semestrale in uscita venerdì - il punto è «generare ricavi che non vengano dal margine di interesse: serve lavorare sui processi e sulla rete». Pedale sulla digitalizzazione, dunque, ma anche sulla revisione del modello commerciale, così che «il personale nelle filiali, soprattutto quelle più numerose, possa concentrarsi sulla clientela, mentre la parte amministrativa verrà concentrata con la costituzione di centri di back office territoriali». Benefici patrimoniali per la banca possono arrivare infine dai modelli interni, anche se per la validazione forse occorrerà attendere il secondo trimestre del 2018, mentre non è escluso che sul delta di Cet 1 vadano considerati gli effetti della maxi-cartolarizzazione.

L’intero sforzo della struttura operativa non è fine a se stesso. Ma rientra, spiega il presidente Fiordi, «in una riflessione strategica che il Cda ha avviato valutando la dimensione e il posizionamento della banca». L’operazione di efficientamento, peraltro, «rappresenta un elemento di facilitazione in una visione prospettica - dice Fiordi -Le alleanze sono più facili per una banca che ha meno npl, che ha una gestione credito più efficiente e che sta puntando su crescita di redditività sostenibile». Il pensiero va a Bper, soggetto a cui da tempo il mercato guarda come potenziale partner, come a Popolare Sondrio, il cui processo di passaggo alla Spa è tuttavia ancora congelato, in attesa delle decisioni della Consulta. «Teniamo aperte tutte le valutazioni strategiche», aggiunge il presidente del Creval.

Certo è che qualcuno intanto si sta muovendo nell’azionariato della banca, oggi detenuta al 25-27% circa da fondi. Tra gli azionisti spicca ora l’imprenditore francese Denis Dumont, che attraverso la holding lussemburghese Dgfd detiene il 5,784% del capitale del Credito Valtellinese. Fonti vicine alla banca sottolineano che l’operazione non sarebbe frutto di una strategia di breve respiro. Certo è che dai minimi giugno, giorni in cui Dumont ha raddoppiato la partecipazione, le azioni sono salite del 35% circa. Un bel guadagno per l’imprenditore d’Oltralpe attivo nel settore del fresco.

.@lucaaldodavi

© RIPRODUZIONE RISERVATA