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Pirelli in Borsa con la «poison pill»

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Pirelli in Borsa con la «poison pill»

  • –Antonella Olivieri

Un consiglio con 15 posti, di cui otto riservati agli indipendenti. Tutela “dell’italianità” di un’azienda a controllo cinese (ma senza direzione e coordinamento) con la maggioranza qualificata del 90%. Prospettiva di un ampliamento consistente del flottante con l’alleggerimento di vecchi e nuovi soci tra qualche anno. La Pirelli che torna in Piazza Affari ai primi di ottobre avrà un nuovo statuto (depositato ieri), un nuovo consiglio, ma la stessa guida, visto che il mandato dell’ad Marco Tronchetti Provera scadrà nel 2020 e almeno fino a quella data MTP Spa resterà nel capitale.

Cda con 8 indipendenti

Il consiglio che riporterà in Borsa la società dei pneumatici (senza più la parte industrial, delle gomme per autocarri e mezzi pesanti, confluita in Aeolus) avrà inizialmente 14 componenti. Un posto resterà libero per un rappresentante del mercato che sarà nominato alla prossima assemblea di bilancio, di modo che i fondi non debbano aspettare il rinnovo del cda per entrare. Il partner industriale ChemChina con il fondo cinese Silk Road esprimeranno otto consiglieri, di cui quattro indipendenti. La presidenza andrà a Ren Jianxin, l’imprenditore che ha fondato la conglomerata cinese, affiancato dal presidente di Chemchina Yang Xingqiang. Capofila della minoranza Tronchetti che avrà diritto a designare in tutto quattro consiglieri, mentre tre posti in tutto sono riservati al mercato. Nel board entreranno Domenico De Sole, Laura Cioli, Cristina Scocchia e Marisa Pappalardo. Presidente del collegio sindacale dovrebbe essere confermato Francesco Fallacara, che era stato eletto dalla lista Assogestioni prima del delisting.

La maggioranza del 90%

Nel testo dello statuto Pirelli, depositato ieri, si legge che la società ha «sede legale, operativa e amministrativa in Milano» e che per essere trasferita occorre l’ok dell’assemblea con «il voto favorevole di tanti soci che rappresentino almeno il 90% del capitale sociale della società». Lo stesso dicasi per «qualsiasi trasferimento e/o atto di disposizione, secondo qualunque modalità, del know how di Pirelli (inclusa la concessione di licenze)». Per know-how - precisa lo statuto - si intende: «Tutti i dirittidi proprietà industriale e intellettuale nel settore dei pneumatici, inclusi, senza limitazione, brevetti e modelli (comprese le domande presentate per la loro concessione), know-how (incluse, senza limitazione, tutte le informazioni tecniche di prodotto e di processo, ivi compresi dati, formulazioni, disegni, software, documentazione, specifiche, tecniche di fabbricazione, dati di gestione, layout di stabilimenti, standard di qualità, e qualsiasi loro combinazione), nonchè i marchi Pirelli e tutto quanto forma oggetto di p rotezione di diritto d’autore e diritto similare». Ovviamente la maggioranza del 90% del capitale è necessaria anche per modificare lo statuto a riguardo.

La best practice

Per chi crede al valore e al ruolo della corporate governance, il punto 3.3 dello Statuto dichiara espressamente: «La corporate governance di Pirelli sarà improntata alle migliori prassi internazionali». Per chi crede ai deterrenti, guardando all’articolo 2388 del codice civile, la conseguenza pratica è che il collegio sindacale ha in questo modo la possibilità di impugnare ogni delibera se non conforme alla best practice, anche senza dover “provare” la mala gestio.

I soci cinesi sotto il 50%

Pirelli ha incontrato lunedì gli analisti del consorzio che curerà il collocamento (global coordinator JP Morgan, Imi e Morgan Stanley). Si tratterà di un’Opv, quindi tutte le azioni saranno messe a disposizione dagli attuali soci. Con l’occasione i due azionisti cinesi che oggi insieme hanno i due terzi del capitale scenderanno sotto la soglia del controllo di diritto e manterranno fino a un massimo del 49%. Il flottante dovrebbe essere dell’ordine del 30%-40%. Dopo un periodo di lock-up - normale in questi casi - i soci italiani di Camfin potranno diluirsi, come pure i russi di Rosneft e il fondo cinese Silk road. In prospettiva, dunque, il mercato potrebbe essere preponderante nel capitale.

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