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Agcom alza la paletta su Tim-Canal+. Bollorè verso il no a…

LA PARTITA DELLE TLC

Agcom alza la paletta su Tim-Canal+. Bollorè verso il no a Consob

Vincent Bollorè
Vincent Bollorè

Un’altra zeppa sui disegni di Bolloré in Italia. A quanto risulta a «Il Sole-24Ore», nei giorni scorsi l’Agcom avrebbe aperto anche il dossier Tim-Canal Plus. Per ora con una richiesta di informazioni sull’ipotesi di creare una joint venture per i contenuti video tra la pay-tv controllata da Vivendi e la compagnia di tlc che ha per riferimento lo stesso azionista francese. Ma di fatto alzando la paletta rossa perché il progetto, finché non viene smontata la triangolazione con Mediaset, non può avanzare.

Il progetto Tim-Canal+
L’ipotesi è spuntata per la prima volta nel consiglio Telecom del 27 luglio scorso, quando il ceo di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, ha rilevato tutte le deleghe dell’ad uscente Flavio Cattaneo (tranne sicurezza e Sparkle) e ha dichiarato l’avvio dell’attività di direzione e coordinamento sull’incumbent telefonico. Il giorno successivo, nella conference call per illustrare i conti del semestre, il presidente «temporaneamente» plenipotenziario ha spiegato che - con l’arrivo da Parigi del chief convergence officer di Amos Genish in Tim - si sarebbe lavorato alla messa a punto del progetto già questo mese per presentarlo a settembre. Lo schema di base della joint prevederebbe una dotazione di capitale iniziale dell’ordine di 100 milioni e una larga maggioranza a Tim, l’80%, contro il 20% di Canal Plus. Obiettivo: la produzione, co-produzione di contenuti video, pay-tv, acquisto di diritti televisivi, eventi sportivi inclusi.

Ma, appunto, sul primo atto del nuovo corso pende già il rischio di nullità. Già di per sè, come operatore dominante nel settore delle tlc partecipante al Sic (il sistema integrato delle comunicazioni) Telecom dovrebbe sottoporre l’operazione all’Agcom per il vaglio di conformità. Ma nell’attuale contesto, con l’Authority che ha inibito a Vivendi la contemporanea presenza in Telecom e Mediaset e Vivendi che non ha ancora ottenuto l’ok al piano per rientrare sotto al 10% nel capitale di Biscione, non si può muovere nulla sul terreno del Sic.

L’articolo 43 del Tusmar - il testo unico dei servizi media audiovisivi e radiofonici - stabilisce infatti che «i soggetti che operano nel sistema integrato delle comunicazioni (Sic) sono tenuti a notificare all’Autorità le intese e le operazioni di concentrazione, al fine di consentire la verifica del rispetto dei principi enunciati dai commi 7,8,9,10,11 e 12». Una joint venture è «un’operazione di concentrazione o un’intesa di tipo concentrativo» e andrebbe quindi comunque notificata prima di renderla esecutiva. Ma nel caso specifico, se non si risolve l’intreccio con Mediaset, l’Agcom non potrebbe autorizzarla. Lo stesso articolo del Tusmar, al 4° comma, precisa infatti che «gli atti giuridici, le operazioni di concentrazione e le intese che contrastano con i divieti di cui al presente articolo sono nulli».

Forse per questo, proprio a fine settimana, i legali di Vivendi hanno inviato all’Authority delle comunicazioni una nuova bozza di piano, nella quale, con blind trust e sterlilizzazione completa dei diritti di voto per la parte eccedente il 10% in Mediaset anche nelle assemblee straordinarie, c’è la rinuncia al potere di veto.

Il pressing della Consob
Il ginepraio in cui sembra essersi cacciato Bollorè non è però limitato al braccio di ferro con l’Agcom. Consob, tramite l’omologa Autorità di mercato francese Amf, ha chiesto a Vivendi di dichiarare se ha o meno il controllo di Telecom, ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile, e in caso di risposta negativa di spiegarne le ragioni. Un sì cancellerebbe i dubbi sull’obbligo di notifica a Palazzo Chigi, accorciando i tempi dell’istruttoria avviata dal comitato governativo per valutare se ci sono gli estremi per l’esercizio del golden power.

Vivendi orientata a negare di avere il controllo civilistico
I consulenti legali del gruppo transalpino sono rimasti al lavoro per tutto il weekend per valutare il da farsi, ma al momento Vivendi sarebbe orientata a negare l’esistenza del controllo. Per mettere a punto le motivazioni, la risposta alla Consob potrebbe slittare a martedì. Oggi, ma di fatto domani quando riaprono gli uffici, scade invece il termine per la notifica dell’attività di direzione e coordinamento, che è di un gradino inferiore al controllo civilistico. Vivendi starebbe considerando di notificare comunque questo cambiamento di status, anche se non lo riteneva necessario, per evitare di incappare in sanzioni che potrebbero anche essere salate. Nì al Governo e no alla Consob, dunque, sul controllo di Tim.

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