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Risparmiatori truffati, ecco come chiedere i risarcimenti senza…

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Risparmiatori truffati, ecco come chiedere i risarcimenti senza l’avvocato

Criteri chiari e in qualche modo “illuminati” per i risparmiatori che hanno investito in obbligazioni delle quattro banche risolte il 22 novembre 2015. Si stima che saranno — secondo quanto spiegato dal presidente della camera arbitrale dell’authority, Ferruccio Auletta — circa 2.400 ricorsi, per un valore che si aggira intorno agli 85 milioni di euro. Gli arbitrati dunque si rivolgono agli obbligazionisti di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara che non avevano i requisiti per aderire al rimborso forfettario dell’80 per cento o che comunque non hanno aderito a questa proposta. A questi si aggiungeranno in futuro anche quelli relativi alle banche venete, per cui questi numeri saranno destinati a salire.

Le linee guida
Per chi usufruirà di questi arbitrati sono state pubblicate di recente le linee guida che saranno seguite nel giudicare i singoli casi. Un documento la cui importanza trascende il numero dei casi di cui si occupa, perché può costituire un’utile sintesi dei criteri che rappresentano un allarme nei rapporti tra banche e intermediari finanziari e clienti. Dovendo infatti individuare dove questi rapporti si incrinano, la Camera arbitrale Anac ha elaborato una serie di punti che potranno essere usati anche da tutti i lettori per capire se hanno fatto bene a fidarsi dei propri interlocutori quando proponevano loro degli investimenti.

Per ottenere il risarcimento occorre che le banche siano state inadempienti rispetto agli obblighi di informazione, trasparenza, diligenza e correttezza prescritti dal testo unico della finanza. Spiega Roberto Natoli, dell’università di Palermo: «Le linee descrivono gli elementi sintomatici di queste violazioni con accuratezza e realismo, traendo spunto dalla prassi perniciosa di questi ultimi anni. È evidente che, nel caso in cui siano accertate una o più di queste condotte presuntivamente violatrici degli obblighi di informazione, trasparenza, diligenza e correttezza, per le banche sarà assai difficile, se non impossibile, addurre di aver agito nel rispetto dei canoni di legge e, per i sottoscrittori di strumenti finanziari subordinati delle quattro banche, si aprirà la strada al risarcimento».

I criteri
Quali sono gli indici in questione? Ovviamente ce ne sono molti e il documento è facilmente scaricabile dal sito dell’Anac. Per riassumere si potrebbero organizzare le indicazioni attraverso alcuni indicatori. Come i tempi, la concentrazione, la chiarezza. Una grande attenzione è prestata ai tempi in cui sono state fatte alcune operazioni. Purtroppo non è infrequente (o almeno non lo è stato) il caso in cui per collocare un prodotto a un cliente, venga modificato il suo profilo Mifid. Una profilatura fatta o cambiata in occasione della vendita di un prodotto finanziario sarà vista con sospetto nei futuri giudizi. Stesso sospetto per la collocazione di un bond subordinato a un cliente appena acquisito.

Sulla chiarezza, per esempio, emerge che non dovrebbe essere ritenuta sufficiente l’indicazione del rischio del prodotto attraverso le cosiddette clausole di stile, stessa cosa per la presenza di conflitti di interessi. Giuseppe D’Orta, responsabile Aduc per la tutela del risparmio, commenta: «Mi sembra molto importante la parte in cui si spiega che i rischi non possono essere illustrati genericamente, scrivendo sulla modulistica che l’investimento è rischioso, ma vanno spiegati che rischi effettivamente ci sono». Un altro aspetto poi è quello della concentrazione di investimenti proposti allo stesso cliente: se superiore al 25% per clienti con profilo di rischio medio-basso; se superiore al 50 per clienti con profilo medio-alto. «Forse occorreva considerare — dice D’Orta — non solo i bond subordinati dati alla clientela, ma anche quelli senior, perché comunque indicano che il risparmiatore è stato subissato di titoli della banca stessa».

Il ricorso: pro e contro
Le modalità del ricorso, come ricorda Natoli sono semplici: basta scaricare il modulo dal sito dell’autorità anticorruzione e inviarlo, via Pec o in cartaceo, anche senza l’ausilio di un avvocato. In più, se il risparmiatore non è in possesso (anche per averne perso la disponibilità) di uno o più documenti necessari alla procedura, sarà onere della Banca trasmetterli. Il ricorso si può presentare entro quattro mesi a partire dall’11 luglio scorso. «Va ricordato che se il risparmiatore opta per la strada dell’arbitrato, gratuita, rinuncia, però — ricorda Natoli —, alla via della giustizia ordinaria perché si impegna ad accettare la decisione del collegio arbitrale (il lodo). La risposta al ricorso dovrebbe realisticamente arrivare prima di un anno dall’invio». I tempi fissati per la decisione sono infatti di quattro mesi (prorogabili di tre) e una volta emesso il lodo, a esso il Fondo di garanzia darà immediata attuazione. Va però ricordato che, come ricorda ancora Natoli: «Il risarcimento sarà equitativamente limitato alla perdita netta subita dal risparmiatore per l’investimento effettuato: ciò significa che al risparmiatore non saranno risarciti né gli oneri e le spese sopportati per l’investimento, né tanto meno il mancato guadagno conseguente a un investimento fruttuoso».

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