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L’euro si rafforza? Ecco dove conviene di più andare in vacanza

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L’euro si rafforza? Ecco dove conviene di più andare in vacanza

(Afp)
(Afp)

Un piccolo regalo gli italiani che andranno in vacanza in quest’estate fuori dai confini nazionali e soprattutto dall’Eurozona lo hanno già ricevuto. La marcia al rialzo intrapresa dalla nostra valuta nelle ultime settimane mette potenzialmente in difficoltà le aziende esportatrici e crea probabilmente anche qualche grattacapo alla Banca centrale europea (Bce), ma per chi viaggia all’estero rappresenta un vantaggio indubbio, e in alcuni casi non proprio di poco conto.

Euro in fuga su dollaro e sterlina
Certo, la scelta della destinazione per una vacanza prescinde dalla convenienza valutaria ed è stata effettuata probabilmente qualche mese fa, in tempi «non sospetti» per così dire. Il risparmio rispetto a quanto si sarebbe speso a inizio anno o l’estate scorsa però è reale, per chi si reca negli Stati Uniti (dove il dollaro «deluso» dai primi mesi di Donald Trump si è indebolito di oltre il 12% nei confronti dell’euro rispetto a inizio anno) così come per chi ha in mente di visitare Londra o la Gran Bretagna (post Brexit l’euro si è apprezzato oltre il 6% sulla sterlina).

La classifica della convenienza
La variazione dell'euro nei confronti delle valute nel modno rispetto alla scorsa estate. Dati in % al 7 agosto 2017

Gli affari migliori, come mostra la tabella di confronto qua sopra, si fanno però con altre valute «minori», come quelle di Turchia, Nigeria, Myanmar (Birmania) e Ghana: Paesi meta di turismo, a volte anche un po’ al di fuori dei circuiti più consueti, che però in questo momento non fanno certo proprio della stabilità politica l’elemento principale in grado di attirare visitatori. E sono molti altri i Paesi che li seguono in graduatoria invischiati in problematiche legate anche al terrorismo in cui la sicurezza non è necessariamente garantita e la convenienza del cambio potrebbe passare decisamente in secondo piano.

Il nodo del costo della vita
Ai livelli alti della classifica troviamo però anche alcuni Stati (il Giappone su tutti, ma anche la Svizzera e una certa misura pure gli Stati Uniti) le cui valute si sono sì deprezzate negli ultimi mesi, ma nei quali al tempo stesso il costo della vita resta sempre più elevato che a casa nostra: in questi casi resterebbe il vantaggio relativo dell’euro forte, ma non quello assoluto. Per confrontare le spese di ogni giorno nelle varie zone del mondo l’esperienza diretta è sempre il metro di giudizio migliore, ma non certo il più semplice da adottare. 

Questione di potere d’acquisto
Volendo valutare a priori ci si avvale quindi di indici in grado di confrontare il differente potere d’acquisto nei vari paesi che sono elaborati a livello globale. Uno di questi, forse il più noto, è il Ppp (Purchasing power parity) dell’Ocse che rispetto all’euro vede appunto svettare Paesi come Islanda, Norvegia e appunto Svizzera, dove la vita è notoriamente più cara rispetto che a casa nostra. Le monete dei Paesi nordici non si sono del resto affatto svalutate nei confronti dell’euro, la corona islandese è anzi quella che ha guadagnato di più (+7%) negli ultimi 12 mesi: visitare fiordi e geyser sarà sicuramente un’esperienza fantastica ma non la si può certo definire un «affare» di questi tempi.

LA PARITÀ DI POTERE D'ACQUISTO SECONDO L'OCSE
Paesi in cui il costo della vita è più o meno caro rispetto alla media europea. Dati in % al 7 agosto 2017 (Fonte: Bloomberg)

Al contrario, fra i Paesi dove la vita costa meno troviamo ancora Turchia, ma anche Messico, Polonia e Ungheria che forse in questo momento preoccupano meno i potenziali turisti, anche se le loro valute sono meno deboli. Un altro indice che potrà apparire più bizzarro, ma che comunque è altrettanto seguito, è quello che si ottiene confrontando il costo del Big Mac, il panino più diffuso in tutto il mondo fra le catene di fast food.

BIG MAC INDEX
Dove il Big Mac costa di più o di meno rispetto all'Europa. Dati in % al 7 agosto 2017 (Fonte: Bloomberg)

Qui i risultati sono abbastanza simili, con la Svizzera, i Paesi scandinavi e in parte anche gli Stati Uniti a far la parte dei più cari mentre Argentina, Malaysia, Sudafrica e Russia sono decisamente più a buon mercato. Anche se non vi piace fermarvi a mangiare da McDonald’s restano in ogni caso informazioni utili.

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