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8 agosto 2007: quei fondi di Bnp pieni di subprime detonatori della…

Dieci anni fa

8 agosto 2007: quei fondi di Bnp pieni di subprime detonatori della crisi

(Afp)
(Afp)

Faceva caldo anche quel lontano 8 agosto del 2007. Ma nessuno poteva immaginare che quel caldo si sarebbe tramutato nel giro di pochi giorni nella più torrida delle crisi finanziarie del Dopoguerra. Nulla fino al giorno prima faceva presagire la tempesta solare che da quel giorno si sarebbe abbattuta non solo sulla grande finanza, ma sull’intera economia mondiale. La crisi del secolo è associata nella vulgata popolare al crac della Lehman, ma in realtà il detonatore dello tsunami finanziario mondiale fu azionato più di un anno prima. E proprio in quel lontano 8 agosto del 2007. Fu un articolo del Sole24Ore a scoperchiare il Vaso di Pandora della crisi legata ai mutui subprime.

Il Sole 24 Ore si accorse di un’anomalia inquietante, del tutto irrazionale, nelle performance a brevissimo termine dei fondi comuni monetari. In particolare di tre fondi Parvest di Bnp Paribas che erano arrivati a perdere solo nell’ultima settimana valori fino al 5%. Un fondo monetario ha rendimenti annui dell’1-2%, come è possibile perdere il 5% in pochi giorni? Cosa c’era dentro quei fondi? Evidentemente non solo titoli di Stato a breve. Non tali da giustificare oscillazioni di rendimento così eclatanti in un brevissimo lasso di tempo. Tanto per dare un’idea quel tonfo per un normale fondo monetario equivaleva a un crollo del 20-30% in poche sedute di un fondo azionario. Impossibile. C’era evidentemente dell’altro.

Fondi drogati
E quel vulnus che faceva crollare le performance,si scoprì pochi giorni dopo, erano i famigerati subprime, cartolarizzati e infilati in normali fondi monetari per dargli un extra di rendimento. Fondi drogati quindi, venduti per di più a ignari clienti che chiedevano un investimento senza rischio. Bnp il giorno dopo l’uscita dell’articolo rassicurò sulla bontà dei prodotti, salvo il 9 agosto dichiarare pubblicamente di aver congelato i tre fondi, ammettendo il fatto che i famigerati mutui subprime erano stati deviati dal bilancio della banca francese e inseriti allegramente in prodotti a zero rischio per la clientela retail. C’era la conferma che i mutui subprime dagli Stati Uniti erano arrivati anche in Europa.

Il crollo delle Borse
Alla notizia del congelamento le Borse quel 9 agosto crollarono in tutto il mondo. Era solo il calcio d’inizio della crisi più grave del dopoguerra. Si scoprì che molte banche avevano fatto la stessa cosa. Abs, Cdo e tutte le diavolerie da ingegneria finanziaria che il mondo delle banche d’affari aveva concepito, nei ruggenti anni d’oro della corsa sfrenata al debito, erano finiti in normali fondi di liquidità. Venduti a piene mani a clienti inconsapevoli. Dopo Bnp molte banche chiusero i loro fondi monetari, adulterati dal morbo dei subprime. Il mondo e la reazione del mercati finanziari di quell’estate di 10 anni fa dicevano che la grande crisi del debito era stata avviata. Di lì a poco arrivarono i crac non più dei fondi ma delle stesse banche. Bear Stearns aprì le danze all’inizio del 2008 negli Usa e il morbo si diresse velocemente nel Regno Unito e in Europa.

“Le banche fallirono a catena, i Governi intervennero con aiuti miliardari a sostenere le proprie banche e il sistema della banche centrali diede vita alla più grande immissione di liquidità che la Storia del Dopoguerra ricordi”

 

Fallimenti a catena
Le Borse implosero per mesi. L’indice S&P500 precipitò dimezzando il suo valore da quell’estate fino al marzo del 2009. Le banche fallirono a catena, i Governi intervennero con aiuti miliardari a sostenere le proprie banche e il sistema della banche centrali, con la Fed in testa, diede vita alla più grande immissione di liquidità che la Storia del Dopoguerra ricordi. Una cura drastica, durata un decennio, di tassi a zero che ha dopato pesantemente tutti gli asset finanziari. Le Borse volano ininterrottamente dal 2009, i bond con i rendimenti rasoterra hanno incamerato plusvalenze in conto capitale da capogiro. Tutto bene quindi? Forse. Se non fosse che il debito mondiale è oggi più alto di un 30% di quel lontano 2007 in cui la crisi del debito deflagrò.

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