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Europa paga le tensioni Usa-Pyongyang, Milano chiude a -0,9%

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Europa paga le tensioni Usa-Pyongyang, Milano chiude a -0,9%

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Le tensioni geopolitiche internazionali innescate dalla querelle Usa-Corea del Nord e l'attacco a sei militari francesi alle porte di Parigi hanno fatto scattare le vendite sui listini continentali. Dopo la debolezza di Tokyo e delle Piazze asiatiche, anche il Vecchio Continente ha chiuso con il segno meno, complice anche il calo di Wall Street, con il Dow Jones in rosso ma sempre sopra i 22mila punti, reduce da 10 sedute da record. A Milano il FTSE MIB ha perso lo 0,91% e il Ftse All Share lo 0,87%, con il Cac40 a Parigi in calo dell'1,40% e il Dax30 a Francoforte dell'1,12 per cento. Londra ha limitato i danni (-0,59% il Ftse100) grazie al balzo dei titoli legati all'oro, tra i "beni rifugio" su cui oggi gli investitori si sono andati a concentrare nel momento di incertezza sul fronte internazionale. Il settore più penalizzato è stato quello bancario, quando in questa "fuga" dall'azionario si è andato a preferire titoli di Stato di Paesi come la Germania e i Paesi Bassi e le valute considerate difensive come lo yen e il franco svizzero.

Franco svizzero ai massimi da due anni sull'euro

In chiusura dei mercati europei, la moneta unica passa di mano a 1,1743 dollari (1,175 in avvio), 129,061 yen e 1,1332 franchi svizzeri, quando il biglietto verde vale 109,87 yen. In particolare, la valuta svizzera ha messo a segno il maggior rialzo verso l'euro da due anni e mezzo, esattamente da quando la banca centrale elvetica rinunciò alla sua politica di difesa del tasso di cambio di 1,20 franchi svizzeri per un euro.

Ancora vendite su Buzzi Unicem, male le banche

Tra i titoli, ancora vendite su Buzzi Unicem (-3,28%), in fondo al Ftse Mib, dopo la sanzione dell'Antitrust a diverse imprese del settore del cemento per una presunta intesa sui prezzi in Italia. Buzzi Unicem ha ricevuto una multa da quasi 60 milioni di euro. Male anche Cementir (-2,48%), che è stata sanzionata per 5 milioni di euro. Entrambe le società hanno preannunciato che faranno ricorso contro le multe dell'Autorità garante per la concorrenza e il mercato. Restando nel comparto ma spostandosi a Francoforte, HeidelbergCement, controllante dell'Italia Italcementi - sanzionata per circa 80 milioni di euro - ha perso l'1,69 per cento. A Milano vendite anche su Fca (-2,11%), e Stm (-1,55%). Tra i finanziari, i più penalizzati dalle vendite sono stati Banca Generali (-1,93%), Mediobanca (-1,82%), Unicredit (-1,80%), Banca Mediolanum (-1,68%), e Ubi Banca (-1,35%), quando l'indice settoriale europeo sulle banche ha perso l'1,4% e tutti i titoli del comparto nel Ftse Mib hanno chiuso con il segno meno.

Saipem cerca di restare a galla ma cede nel finale

Con il petrolio che oscilla sulla parità in chiusura dei mercati europei dopo una giornata volatile, il comparto alla fine non è riuscito a trovare sostegno. Eni ha perso lo 0,30% e Saipem lo 0,41 per cento. In particolare, per quanto riguarda la società di servizi petroliferi, in un'ampia analisi sul settore "oilfield services&equipment", gli analisti di Credit Suisse hanno mostrato scarso ottimismo per le prospettive del titolo confermando la raccomandazione "underperform" (con target di prezzo a 2,55 euro rispetto ai 3,41 attuali) e suggerendo nel comparto di puntare su Technip e Hunting. Se il progetto Zohr (il giacimento "supergiant" al largo delle coste egiziane) rappresenta un decisivo fattore di supporto nel breve periodo per Saipem che ha comunque confermato con la semestrale la guidance 2017 per quanto riguarda l'ebitda (1 miliardo di euro, mentre quella sui ricavi è stata ridotta da 10 a 9,5 miliardi), gli elementi di incertezza sono numerosi a cominciare dal progetto Kaombo (con Total in Angola) e dalla visibilità dei nuovi ordini nonostante l'ottimismo espresso dal management. Hanno tenuto in una seduta caratterizzata dalle vendite Brembo (+0,70%), e due titoli che appartengono a due settori "difensivi" per eccellenza: Leonardo (+0,48%) attivo nell'areo-spazio e difesa, e Recordati (+0,45%) società farmaceutica. Hanno retto anche Atlantia (+0,23%) e Moncler (+0,13%).

Petrolio sui 49 dollari dopo stock Usa

Petrolio poco mosso in chiusura al termine di una seduta volatile: il contratto sul Wti consegna settembre è tornato a quota 49 dollari, il Brent ha riguadagnato i 52 dollari. Nel pomeriggio sono arrivati i dati ufficiali Eia sulle scorte americane dopo che il rapporto settimanale dell'American Petroleum Institute ha segnalato un calo di 7,8 milioni di barili nell'ottava chiusa il 4 agosto ma un rialzo a sorpresa delle scorte di benzina. Secondo il dipartimento Usa dell'Energia, nella settimana conclusa il 4 agosto le scorte di petrolio negli Stati Uniti sono scese di 6,451 milioni di unità a 475,437 milioni, in ribasso per la sesta settimana di fila, mentre gli analisti attendevano un ribasso di 2,7 milioni, dopo la discesa di 1,527 milioni di unità precedente. Tuttavia, gli stock di benzina sono aumentati di 3,424 milioni di unità a 231,103 milioni, dopo la discesa di 2,517 milioni di barili dei sette giorni precedenti e il ribasso di 1,6 milioni di unità previsto. Le scorte di distillati, che includono il combustibile da riscaldamento, sono diminuite di 1,729 milioni di unità a 147,685 milioni di barili, dopo il ribasso di 150.000 barili della settimana precedente e il calo di 200.000 unità previsto. L'utilizzo della capacità degli impianti si è attestato al 96,3%, più del 95,4% del dato precedente e più anche del 95,1% atteso.

Produttività Usa cresce sopra le attese, +0,9% nel II trimestre

Unico dato macro di rilievo della giornata è stato quello sulla produttività negli Stati Uniti, salita più delle previsioni nel secondo trimestre 2017, segno che l'economia Usa comincia a migliorare anche sul fronte industriale. Stando al dato diffuso dal dipartimento al Lavoro, l'indice ottenuto dividendo la produzione per il numero di ore lavorate è salito dello 0,9% rispetto ai tre mesi precedenti (è il dato preliminare, sarà rivisto nei prossimi mesi), mentre gli analisti attendevano una crescita dello 0,6 per cento. Rispetto al secondo trimestre 2016 la produttività è in aumento dell'1,2%, in linea con la media annuale dell'ultimo decennio, ma sotto il 2,6% visto all'inizio degli anni Duemila. Il costo unitario del lavoro - dato reso noto insieme alla produttività e rappresenta un importante termometro delle pressioni inflazionistiche - è salito dello 0,6%, mentre gli analisti attendevano una crescita di un punto percentuale. L'output è cresciuto del 3,4% rispetto al primo trimestre, mentre le ore lavorate sono aumentate del 2,5 per cento. Nel primo trimestre la produttività era salita dello 0,1% e il costo del lavoro del 5,4 per cento.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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