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Quella montagna di liquidità che sostiene le Borse anche in…

L'Analisi|crisi usa-Pyongyang/2

Quella montagna di liquidità che sostiene le Borse anche in «guerra»

Sarà che le sparate del leader coreano e del presidente statunitense non vengono mai prese davvero sul serio dagli investitori. Sarà che quest’anno di attacchi terroristici ce ne sono stati così tanti da creare un certo senso di triste abitudine. Ma per capire davvero come mai le Borse non si impressionino più di fronte ai rischi geopolitici e neppure di fronte allo spauracchio delle bombe atomiche, se non con limitati cali come accaduto ieri, bisogna guardare la gigantesca montagna di liquidità che strabocca dai bilanci delle aziende, dei fondi di private equity e dai portafogli degli investitori mondiali: è questa montagna senza precedenti di cash, creata in un decennio di politiche monetarie ultra-espansive, che continua a gonfiare le Borse qualunque cosa accada. È questa montagna di denaro, unita alla fiducia sulla ripresa economica globale, che “puntella” le Borse sui massimi. E che le rende insensibili a qualunque rischio, vero o presunto.

I numeri parlano da soli. Le aziende di Europa, Medio Oriente e Africa (Emea) secondo Moody’s hanno nei bilanci una quantità record di cash pari a quasi mille miliardi di euro. Le società statunitensi quotate a Wall Street arrivano a oltre 1.800 miliardi di dollari. Si tratta di una gigantesca montagna di denaro che le imprese dovrebbero investire nell’economia reale: per fare ricerca, per promuovere lo sviluppo, per comprare macchinari, per espandersi. Invece negli ultimi anni gli investimenti sono diminuiti drasticamente: secondo i dati di Citigroup, rispetto agli oltre 3mila miliardi di dollari spesi dalle aziende in investimenti e in ricerca a livello mondiale nel 2013, nel periodo successivo si sono “persi” tra i 200 e i 900 miliardi l’anno. In compenso, le aziende hanno usato una buona parte della loro liquidità in eccesso per comprare azioni proprie in Borsa (buy-back) o per elargire dividendi agli azionisti. A livello mondiale ogni anno sono finiti in buy-back e dividendi oltre 1.500 miliardi di dollari. Questo significa che il cash delle aziende è in parte finito a gonfiare le quotazioni delle Borse. E il fenomeno continua nel 2017, anche se gli investimenti stanno un po’ ripartendo.

Un altro numero racconta la stessa storia. Secondo i dati di Prequin, riportati ieri da Bloomberg, anche i fondi di private equity (quelli che investono in imprese non quotate) hanno quasi mille miliardi di dollari di liquidità in eccesso mai investita: anche questo è il record storico. Così i loro tradizionali clienti (dai fondi pensione alle assicurazioni) sono costretti ad investire altrove sempre di più: cioè in Borsa. Anche attraverso Etf. Secondo i dati di Bank of America, infatti, gli Etf azionari globali hanno attirato quest’anno 261 miliardi di dollari (si tratta di flussi netti). E i fondi azionari hanno attirato (sempre al netto dei disinvestimenti) 197 miliardi. Insomma: la grande quantità di liquidità creata dalle banche centrali fatica a trovare altri sbocchi se non in Borsa. Così, «turandosi il naso», tutti comprano azioni. Nonostante i rischi.

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