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Banche, a giugno maxi vendita di BoT e BTp

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Banche, a giugno maxi vendita di BoT e BTp

  • –Andrea Franceschi

A giugno le banche italiane hanno ridotto di circa 20 miliardi la loro esposizione in BoT e BTp. Il dato emerge dall’ultimo bollettino della Banca d’Italia che ha aggiornato a 365,8 miliardi di euro la statistica sul controvalore dei bond governativi nel portafoglio degli istituti di credito. Esattamente 20 in meno rispetto al mese precedente. Non si vedeva un’ondata di vendite tanto sostenuta dal 1997 segnala Jefferies in un recente report. È un trend in atto anche nel resto d’Europa dato che a giugno l’esposizione complessiva in bond governativi delle banche dell’Eurozona risulta calata di circa 46 miliardi. Il fatto che quasi la metà di queste vendite sia da attribuire alle sole banche italiane è comunque degno di nota. Se si somma quanto venduto a giugno al controvalore di titoli venduti a maggio (9,4 miliardi di euro) emerge che gli istituti di credito italiani hanno ridotto del 7,2% la loro esposizione complessiva al rischio sovrano in appena due mesi.

A chi hanno venduto? Con buone probabilità alla Banca d’Italia che per conto della Bce mette in atto il piano di acquisti di titoli di Stato (Quantitative easing). Negli ultimi due mesi la liquidità parcheggiata dalle banche italiane a Via XX settembre risulta cresciuta di ben 22 miliardi. Da inizio anno la crescita è stata di circa 50 miliardi. Un dato anomalo se si pensa che nel 2015 e nel 2016 il livello dei depositi è rimasto pressoché invariato. Secondo Jefferies questo aumento dei depositi ha un’unica spiegazione: le banche italiane hanno venduto BoT e BTp a Bankitalia.

Lo hanno fatto a maggio, a giugno e con ogni probabilità anche a luglio. Bisognerà attendere la pubblicazione del bollettino Bankitalia di luglio per avere la conferma ma dalla Bce emergono chiari segnali in tal senso. Dalle ultime statistiche sul Qe è emerso infatti che il mese scorso sono stati acquistati bond italiani per un controvalore di 9,6 miliardi di euro. Il maggior ammontare mensile da quanto il Qe è partito a marzo del 2015. Il dato oltretutto risulta oltretutto sforare di circa il 2% i limiti imposti dalla cosiddetta “capital key”, la regola che prevede che i siano acquistati bond governativi in proporzione alla quota di capitale Bce detenuta da ciascun Paese.

Perché le banche italiane stanno riducendo in maniera consistente la propria esposizione al rischio Italia? La ragione più probabile è che si stiano preparando alla prossima riduzione del piano di stimoli monetari della Bce. Da tempo si parla della prospettiva di un «tapering» (graduale riduzione degli stimoli) da parte della Bce. Draghi ha più volte rassicurato i mercati sul fatto che la banca centrale si muoverà con i piedi di piombo anche considerando che l’inflazione fatica a salire come ci si attendeva. È tuttavia opinione assai diffusa che la fase espansiva della politica monetaria sia ormai al limite. Oltretutto il piano di acquisti di titoli comincia a presentare notevoli difficoltà tecniche di implementazione. Una su tutte la carenza di titoli (soprattutto tedeschi) da acquistare. Vendere in questa fase, quando ancora i tassi sono ancora bassi, è un modo per prepararsi all’eventualità di un aumento di rendimenti e spread che rischia inevitabilmente di penalizzare i nostri titoli di Stato una volta che la Bce farà marcia indietro sul Qe. Non bisogna poi dimenticare il tema del rischio politico in vista delle elezioni del prossimo anno. Altro evento che inevitabilmente provocherà turbolenze su BoTe BTp.

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