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L’auto elettrica fa sognare Glencore

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L’auto elettrica fa sognare Glencore

(Reuters)
(Reuters)

Carbone, rame, zinco, cobalto. Le materie prime prodotte da Glencore hanno dato grandi soddisfazioni quest’anno, regalando al gruppo svizzero margini in forte crescita, una netta riduzione del debito e speranze di un futuro luminoso, al traino dell’auto elettrica e delle batterie, nella cui rapida diffusione il ceo Ivan Glasenberg crede ormai ciecamente.

«Il potenziale lancio su grande scala dei veicoli elettrici e dei sistemi per lo stoccaggio di energia – ha dichiarato Glasenberg – sembra sul punto di creare nuove importanti fonti di domanda per le materie prime necessarie, tra cui rame, cobalto, zinco e nickel».

E il carbone, in cui Glencore continua ad espandersi? «In qualche modo bisognerà pure alimentarli tutti questi veicoli elettrici», scherza (ma non troppo) il ceo.

Oggi la Tesla è ancora un prodotto elitario, ma le commodities delle batterie si stanno già (anche per altri motivi) apprezzando. Le quotazioni del rame, in rialzo di quasi il 20% quest’anno, hanno da poco superato 6.500 dollari per tonnellata, il massimo dal 2015. Lo zinco, dopo l’eccezionale +60% del 2016, si è apprezzato di un altro 15%. Il cobalto è più che raddoppiato di prezzo negli ultimi 12 mesi, superando 60mila $/tonnellata in luglio, mentre il carbone termico – benché dato più volte per agonizzante – scambia sui massimi dell’anno, oltre 80 $/tonnellata.

È grazie soprattutto a queste performance che Glencore è riuscita ad aumentare il margine operativo lordo (Ebitda) del 68% nel primo semestre, a 6,74 miliardi di $ (su un fatturato di 100 miliardi, +45%).

Per la divisione mineraria il risultato è migliorato addirittura del 95% (a 5,3 miliardi di $), ma anche il trading – che un anno fa era in perdita – sta di nuovo andando bene, grazie soprattutto a petrolio e derivati, tanto che Glencore ha alzato le previsioni sugli utili 2017 per queste attività a 2,4-2,7 miliardi (Ebit).

La società ha valutato se pagare un dividendo straordinario, ha detto il cfo Steven Kalmin, ma poi ha scartato l’idea preferendo concentrarsi sulla riduzione del debito, che è sceso a 13,9 miliardi di $ a fine giugno, dai 15,5 miliardi di fine 2016 (e da un picco di ben 37,6 miliardi nel 2014).

Glencore aveva già anticipato che il dividendo sarebbe stato di un miliardo nel 2017, ieri ha indicato che potrebbe salire a 2,5 miliardi nel 2018.

Con il bilancio rafforzato, la strada verso nuove acquisizioni è aperta.

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