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«Qui va malissimo»: quando Zuckerberg si era convinto del flop di…

recordman di guadagni nel 2017

«Qui va malissimo»: quando Zuckerberg si era convinto del flop di Facebook

Mark Zuckerberg è l’uomo che ha guadagnato di più al mondo nel 2017. Dall’inizio dell’anno ha portato a casa la cifra record di 23,1 miliardi di dollari. Un balzo con il quale la fortuna a sua disposizione schizza a 73,1 miliardi di dollari, insidiando Warren Buffett: il guru della finanza ha infatti un vantaggio di soli tre miliardi di dollari su Zuckerberg, una distanza ravvicinata che il fondatore di Facebook potrebbe recuperare a breve strappandogli il titolo di quarto uomo più ricco al mondo.

Se Zuck quest’anno è l’uomo che ha guadagnato più soldi al mondo, il merito è soprattutto dell’andamento in Borsa di Facebook: dal giorno della quotazione, il 18 maggio 2012, il colosso dei social ha guadagnato sul Nasdaq oltre il 450%, facendo la felicità dei suoi azionisti. Ma c’è stato un momento, poco più di cinque anni fa, in cui il giovane Mark si era convinto dell’imminente flop della sua creatura, in procinto di quotarsi a Wall Street. L’udienza in un tribunale di Manhattan - durante un procedimento di class action legato alla presunta mancata trasparenza di Facebook sui suoi conti e in particolare sul fatturato da mobile - ha alzato il velo sui tormenti dei top manager alla vigilia della quotazione.

«Tutto sta andando malissimo - scriveva Zuckerberg a quella che allora era la sua fidanzata nei giorni precedenti la quotazione - le nostre stime sul fatturato sono così peggiorate da farci pensare che potremmo raccogliere meno di cinquanta miliardi dalla quotazione». In una drammatica e segretissima riunione tenutasi a inizio maggio in una camera d’albergo, Zuckerberg, il chief operating officer Sheryl Sandberg e l’allora chief financial officer David Ebersman meditarono addirittura di gettare la spugna, interrompendo il processo di quotazione a pochi giorni dal debutto in Borsa del social. Sarebbe stata la fine di Facebook come la conosciamo oggi.

Probabilmente le preoccupazioni di Zuck erano in parte fondate: l’Ipo del secolo in effetti all’inizio si era trasformata in un calvario. Nei primi sessanta secondi di contrattazioni erano stati venduti ottanta milioni di azioni, con il titolo che era volato oltre i 42 dollari sfondando una capitalizzazione di 100 miliardi. Poi nel giro di qualche ora era arrivata la brusca frenata, con chiusura a 38,23 dollari. Ma soprattutto il “Facebook day” è stato quello della Caporetto tecnologica del Nasdaq: le paralisi dei suoi sistemi provocarono gravi perdite a banche e broker, nonché un’inchiesta della Sec chiusa con una multa record di dieci milioni di dollari per mancata supervisione.

Per lungo tempo il modello di business di Facebook, fondato sulla pubblicità, ha lasciato perplessi gli analisti. Un anno dopo l’Ipo il multiplo prezzo/utili per azione volava a 572, con Apple attorno a 10 e Google sotto i 30. Controversie e incertezze avevano spedito più volte il titolo sulle montage russe, con crolli fino al 50% sotto i 18 dollari nel settembre 2012 e recuperi a 32 dollari nel gennaio 2013.

Tornare indietro di appena cinque anni fa sorridere, quando pochi giorni fa l’ultima trimestrale ha di nuovo battuto le attese, con utili in rialzo del 71% a 3,9 miliardi dollari, ed entrate in aumento del 45% a 9,32 miliardi. I ricavi da pubblicità nello strategico segmento mobile, trainate dai video, sono state pari a 8 miliardi, anch’esse oltre le attese e pari all’87% del fatturato totale. Zuck ha vinto la sua scommessa: monetizzare l’esercito di utenti conquistato nei primi anni di vita del social. E ora si gode il successo dall’alto dei suoi oltre 73 miliardi di dollari, pensando alla politica e sorridendo delle sue paure in quel terribile maggio di cinque anni fa.

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