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Borse ancora giù su effetto Corea e calo dollaro. Wall Street recupera

La giornata dei mercati

Borse ancora giù su effetto Corea e calo dollaro. Wall Street recupera

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Nonostante i timidi tentativi di recupero di Wall Street, le Borse europee hanno subito per il terzo giorno consecutivo «l'effetto Corea», cioè l'escalation dei toni e delle minacce tra Washington e Pyongyang, e hanno pagato il nuovo indebolimento del dollaro dopo i dati americani che hanno confermato il fiacco andamento dell'inflazione negli Stati Uniti.

Minerari, energia, banche e assicurazioni sono stati i settori ancora nel mirino sui mercati azionari portando in calo di oltre un punto percentuale tutti i principali indici. Ha fatto eccezione Francoforte, in sostanziale pareggio perchè supportata dalla rimonta del comparto chimico-farmaceutico, mentre i listini a maggiore vocazione bancaria (Madrid e Milano) sono stati i più penalizzati: Piazza Affari ha perso l'1,51% nel FTSE MIBportando a oltre 3% il passivo accumulato nelle ultime tre sedute. Completamente in rosso il paniere Ftse Mib con le perdite più significative registrate da petroliferi, bancari e società più esposte verso il dollaro: -3,5% Saipem, -2,9% Ferrari, -2,9% Ubi Banca. Male ancora Stmicroelectronis (-2,8%) dopo il tonfo del Nasdaq ieri e le vendite che hanno interessato Apple e altri tecnologici.
I petroliferi hanno sofferto la nuova correzione del greggio dopo il rapporto mensile Eia che ha evidenziato scorte mondiali ancora in aumento: il Wti cede lo 0,5% a 48,48 dollari al barile nella consegna ottobre. L'euro/dollaro è tornato sopra 1,18 dopo i dati sui prezzi al consumo Usa cresciuti meno delle attese ma in chiusura si attesta a 1,1797.

Inflazione Usa fiacca. Kaplan: Fed può aspettare

I prezzi al consumo negli Stati Uniti sono cresciuti in luglio, ma meno delle previsioni. L'inflazione resta dunque sottotono, cosa che sarà tenuta in considerazione dalla Federal Reserve nel determinare la propria strategia monetaria. Secondo quanto reso noto dal dipartimento del Lavoro americano, l'indice dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,1%, mentre gli analisti attendevano un aumento dello 0,2%, dopo il dato invariato del mese precedente. Il dato "core", ovvero quello depurato dalla componente dei prezzi dei beni alimentari ed energetici, e' cresciuto dello 0,1%,
anche in questo caso meno del +0,2% atteso dagli analisti.

Da uno dei rappresentanti della banca centrale americana è arrivata in serata l'ennesima lettura accomodante ai dati sui prezzi in vista delle mosse sulla politica monetaria. Alla luce di un'inflazione bassa - ha detto Robert S. Kaplan, presidente della Fed di Dallas e membro votante del Federal Open Market Committee, il braccio di politica monetaria della banca centrale Usa - la Federal Reserve ha «il lusso» di aspettare ad alzare i tassi, anche perchè non c'e' bisogno di raffreddare l'economica con delle strette.

I prezzi al consumo rallentano anche in Italia

In mattinata dall'Europa sono arrivati quello definitivo per il mese di luglio di Germania (+0,4% su mese, +1,7% su anno), che ha confermato le stime, quello della Francia (-0,3% su mese e +0,7% su anno) e della Spagna (-0,7% su mese e +1,5% su anno). Per quanto riguarda l'Italia, l'Istat ha confermato la lettura preliminare sui dati di luglio. Lo scorso mese l'inflazione ha fatto segnare un +0,1% rispetto a giugno e un +1,1% su base annua. «L’ulteriore rallentamento dell’inflazione (per il terzo mese consecutivo) - ha spiegato l'Istat - si deve principalmente ai prezzi dei Beni energetici, sia regolamentati (+5,0% da +6,2% di giugno) sia non regolamentati (+2,1% da +2,9%) e a quelli dei Servizi relativi ai trasporti (+3,2% da +4,1% del mese precedente), cui si aggiunge il calo dei prezzi dei Servizi relativi alle comunicazioni (-1,4% da +0,1%)». Inoltre, «l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, scende di un decimo di punto percentuale (+0,8% da +0,9% di giugno), mentre quella al netto dei soli Beni energetici si attesta allo 0,9% (come nel mese precedente)». L’inflazione acquisita «per il 2017 è pari a +1,2% per l’indice generale e +0,8% per la componente di fondo».

Dollaro ai minimi da una settimana sulle principali valute
Il biglietto verde - dopo i dati sull'inflazione - è tornato immediatamente sopra quota 1,18 per un euro (segui qui l'andamento del cambio) mentre viaggiava in area 1,176 prima del dato. Il dollar index, che misura l'andamento della valuta statunitense rispetto a un paniere di divise, è ai minimi da una settimana a 93 punti. Tale andamento ha permesso alle cosiddette valute rifugio, yen e franco svizzero, di consolidare le posizioni di questi giorni rispetto alla moneta americana mentre le due divise hanno corretto leggermente nei confronti dell'euro.

Acquisti sull'oro, metallo prezioso ai massimi da due mesi

Continua a essere ai massimi da due mesi il prezzo dell'oro che, viste le persistenti tensioni internazionali, potrebbe salire ancora. Il prezzo del metallo prezioso ha raggiunto i 1287 dollari l'oncia. A fronte del fatto che non ci si aspetta una discesa sotto questo livello, è dato per possibile un progresso fino a 1.293-1.297 dollari.

Spread Btp-Bund a 163 punti, petrolio corregge ancora

Per quanto riguarda il petrolio, infine, nonostante le stime dell'Aie su un aumento della domanda, il Wti è in calo sotto i 49 dollari al barile, con il Brent del Mare del Nord sotto i 52 dollari. L'Agenzia internazionale dell'energia, nel suo rapporto mensile, ha comunque segnalato l'incremento delle scorte mondiali per il terzo mese consecutivo anche alla luce del fatto che è aumentata ai massimi dell'anno la produzione dei Paesi Opec.

La settimana di Ferragosto per i mercati finanziari sarà caratterizzata in particolare dalla diffusione dei dati del Prodotto interno lordo del II trimestre dei Paesi dell'Eurozona e dalla pubblicazione dei verbali delle ultime riunioni di Bce e Federal Reserv e.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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