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Il governo rilancia la norma antiscorrerie

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Il governo rilancia la norma antiscorrerie

Su Tim-Vivendi non c’è stata nessuna ritorsione dopo che il governo d’Oltralpe ha stoppato l’acquisizione di Stx France a opera di Fincantieri. E poi: a settembre il Governo è pronto a rilanciare la norma anti scorrerie per evitare in futuro scalate opache.

Così ieri il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda - in una lunga intervista a Repubblica - è tornato a parlare delle vicende che negli ultimi mesi hanno scaldato i mercati, in un inedito braccio di ferro con i francesi. A cominciare dalla vicenda dei cantieri navali di Sain Nazaire «esattamente sovrapponibile a quanto accade nella campagna elettorale del 2008 con l’Alitalia. Anche li c’erà un accordo per vendere ad Air France, che saltò per ragioni elettorali. E abbiamo visto come è andata a finire», ricorda Calenda. Che fa anche il punto sulle norme che regolano le scalate in Italia: «In passato abbiamo esitato a reagire quando le regole sono state distorte o stravolte, altro esempio è quello della scalata di Vivendi in Mediaset - spiega ancora il ministro - Credo che se un’azienda italiana avesse aggredito un’impresa francese senza dichiarare le proprie intenzioni, con il risultato di determinare la paralisi della sua attività, sarebbe scoppiato l’inferno. Per questo ho proposto di introdurre nel nostro ordinamento una norma antiscorrerie. Ovviamente non retroattiva». La norma doveva entrare nella legge sulla concorrenza, poi all’ultimo è saltata. Ma Calenda ha intenzione di «tornare alla carica» a settembre nel «veicolo più adatto» per imporre «a chi supera il 5 o il 10% di una società quotata l'obbligo di dichiarare le proprie intenzioni». «Non è un problema di difesa dell’italianità, ma - sottolinea - di respingere modalità d'azione opache che paralizzano le aziende».

Il Governo intanto sta continuando a lavorare al dossier Tim-Vivendi. Sul tavolo c’è sempre l’ipotesi di ricorrere alla golden power. L’azienda - dopo aver incassato una mini proroga - ha tempo fino al 23 agosto per presentare le sue memorie al Governo sul ruolo di Vivendi dopo la dichiarazione di «direzione e coordinamento» su Tim. Nei giorni scorsi è stato inviato a Palazzo Chigi un parere “pro veritate” (non la notifica attesa) per dimostrare che non c’è nessun controllo e che anche l’allontamento dell’ad Flavio Cattaneo non è la prova che Vivendi ha il comando. Sulla governance hanno chiesto chiarezza anche i consiglieri di minoranza di Tim (si veda il Sole 24 Ore di ieri). La partita è dunque apertissima con esiti ancora difficili da prevedere.

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