Finanza & Mercati

Il «Made in Italy» riscopre la Borsa

Il ritorno delle ipo

Il «Made in Italy» riscopre la Borsa

Industria, lusso, energia e trasporti. È folta la pattuglia di possibili Ipo tra la fine di quest’anno e i primi sei mesi del prossimo. Il numero degli sbarchi dovrebbe rinfoltirsi dopo che quest’anno hanno fatto il grande passo Unieuro, doBank, Banca Farmafactoring e Indel B. Matrice comune, per molte delle Ipo, è il Made in Italy. Nell’industria si passa da Pirelli, creatura di Marco Tronchetti Provera pronta al ritorno a Piazza Affari, fino a Gima, azienda specializzata nel confezionamento di sigarette. C’è poi un gruppo nutrito di matricole del lusso: Valentino, Furla e Versace. Il focus va anche sull’energia e sulle utility: come Compagnia Valdostana delle Acque. Nei trasporti c’è poi attesa, anche se probabilmente lo sbarco sarà il prossimo anno, per matricole come Ntv-Italo e Ferrovie dello Stato-Frecciarossa.

Il settore sta quindi vivendo una fase crescente: come dimostra la quotazione di doBank, che ha ricevuto ordini per oltre 4 volte l’offerta, in circolazione c’è molta liquidità, soprattutto all’estero, pronta a convergere sulle potenziali matricole. Ovviamente le aziende devono avere certe caratteristiche: una «equity story» adatta, un trend di crescita anche per gli anni futuri e, soprattutto, una cedola interessante per gli investitori istituzionali. Molte delle quotande rappresentano inoltre il Made in Italy.

Infatti non è tutto oro quel che luccica: il mercato ha mostrato di essere selettivo e di saper distinguere tra le buone e le cattive società. Un volano potrebbero essere i Piani individuali di risparmio (Pir) che dovrebbero portare benefici alle piccole e medie imprese.

I rischi (per i piccoli risparmiatori) delle Ipo

C’è però da dire che sulla strada delle prossime matricole potrebbero addensarsi le nubi delle tensioni internazionali: le minacce tra Donald Trump e la Corea del Nord hanno già dimostrato di poter far girare in negativo le Borse mondiali sulla scia del rischio di un imminente conflitto in Asia. Se poi si passa ad analizzare le prossime matricole, c’è da dire che il livello delle quotazioni potrebbe essere elevato in termini di storia e brand.

Pirelli, che aveva salutato il listino nel novembre 2015 dopo l’Opa lanciata da Marco Polo International, prepara il rientro in Borsa per il 4 ottobre. Al lavoro ci sono le grandi banche internazionali. La cinese ChemChina, che controlla Pirelli dal 2015, scenderà sotto il 50% del capitale e in Borsa dovrebbe arrivare un flottante del 30% del capitale del gruppo della Bicocca. Orientativamente il roadshow dovrebbe iniziare a settembre e la forchetta di prezzo fissata a fine settembre.

Pronta allo sbarco è anche Gima, controllata dal colosso del packaging Ima, il gruppo che vede come azionisti la famiglia Vacchi. In Borsa verrà collocato il 30% del capitale ed usciranno i manager fondatori di Gima, mentre la capogruppo manterrà la maggioranza.

Ma il plotone più folto è quello nel settore del lusso. La prima ad approdare in Borsa dovrebbe essere Valentino Fashion Group, controllata della holding dei reali del Qatar Mayhoola for Investments. In settembre potrebbero infatti essere scelte le banche del consorzio. In successione potrebbero esserci le Ipo di Furla, partecipata dalla Tip del banchiere Gianni Tamburi, e quella di Versace, dove il fondo americano Blackstone è atteso alla valorizzazione della sua partecipazione di minoranza.

Nell’energia entro fine anno si attende il debutto di Compagnia Valdostana delle Acque, attualmente di proprietà al 100% della Regione Valle d’Aosta, mentre la multiutility toscana Estra punta allo sbarco a novembre, anche se in questo caso sarà l’Aim il listino prescelto.

Se poi si guarda ai trasporti c’è attesa per lo sbarco delle Frecce delle Ferrovie dello Stato: ma l’Ipo dei treni di Stato, ora prevista nel 2018, potrebbe slittare ancora, tanto che secondo gli addetti ai lavori potrebbe essere superata di slancio dal processo che gli azionisti di Ntv stanno predisponendo per Italo, dopo l’ingresso nell’azionariato del fondo del Golfo Persico Peninsula Capital.

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