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Scontro Ceo-Trump, tonfo di Wall Street. Borse e euro giù su…

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Scontro Ceo-Trump, tonfo di Wall Street. Borse e euro giù su timori Bce

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Le preoccupazioni della Bce per l'euro forte in caso di addio al programma di Quantitative easing e la necessità per Francoforte di continuare a intervenire a supporto dell'inflazione pesano sull'euro e sul settore bancario piegando gli indici azionari europei. Le Borse continentali hanno peggiorato la loro performance nel pomeriggio in parallelo alla discesa del cambioeuro/dollaro fino a 1,166 (poi in chiusura tornato sopra 1,17): Madrid e Milano, i due listini a maggiore "vocazione" bancaria, sono stati i peggiori con contrazioni vicine all'1%: il FTSE MIBin particolare ha chiuso le contrattazioni in calo dello 0,89%. In fondo al listino Ubi Banca (-2,6%), Unicredit (-2%) e Banco Bpm(-1,6%) nel comparto del credito mentre Fiat Chrysler Automobiles(-1,1%) e Atlantia (-1,1%) sono state penalizzate dai realizzi dopo le recenti corse in Borsa.

Il tonfo di Wall Street
Al pomeriggio di vendite sui mercati europei ha contribuito anche l'andamento sottotono di Wall Street su cui pesa da una parte l'incertezza per la politica monetaria della Federal Reserve, con il Fomc spaccato in due sulle prossime mosse, e dall'altra lo scontro tra Donald Trump e i Ceo di alcuni grandi gruppi che, dopo le posizioni del presidente sui fatti di Charlottesville, hanno ritirato l'appoggio ai due council economici creati dalla Casa Bianca. La Borsa americana ha così archiviato la giornata più nera degli ultimi tre mesi, col Dow Jones che ha perso l'1,24% lasciando per strada 250 punti. Tonfo anche del Nasdaq che scivola dell'1,94% a 6.221,91 punti, mentre l'indice S&P500 cede dell'1,54% a 2.430,02 punti.

Il clima di incertezza ha favorito un ritorno degli acquisti sull'oro, tornato a sfiorare i 1290 dollari l'oncia. Il petrolio ha invece dapprima ripiegato sui dati della produzione settimanale di greggio negli Stati Uniti per poi recuperare quota 47 dollari nel Wti ottobre (+0,5%).

Usa, calano richieste di sussidio disoccupazione

A Wall Street soffrono soprattutto i titoli del comparto tecnologico, tant'è che il Nasdaq è il peggiore degli indici azionari americani, mentre sul Dow Jones spiccano le performance negative di Wal-Mart, il colosso delle vendite al dettaglio colpito dalle prese di beneficio dopo la trimestrale che ha evidenziato utili in calo ma sopra le previsioni, e Cisco Systems che ha preannunciato l'ottavo trimestre con ricavi in contrazione.

Gli indicatori macroeconomici statunitensi diffusi nel pomeriggio hanno segnalato una contrazione ad agosto, inferiore alle stime, dell'attività manifatturiera nell'area di Filadelfia e un calo delle richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti nella settimana passata. Nei sette giorni conclusi il 12 agosto il numero di lavoratori che per la prima volta hanno fatto richiesta per ricevere sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti e' calato più del previsto confermando i progressi del mercato del lavoro. Secondo quanto riportato dal dipartimento del Lavoro, le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono scese di 12.000 unità a 232.000, minimo del febbraio scorso e la seconda lettura più bassa dal 1973.

I governatori Fed divisi sul rialzo dei tassi Usa

Il tema delle prossime mosse della Federal Reserve sui tassi di interesse continua a tenere banco e soprattutto la spaccatura in senoa al Fomc, braccio di politica monetaria della Federal Reserve, sulla tempistica del prossimo rialzo dei tassi e sull'andamento dell'inflazione - come emersa dai verbali della riunione del 25-26 luglio scorsi - ha alimentato la cautela degli operatori: nel meeting di luglio la Fed lasciò i tassi all'1-1,25% ma indicò l'intenzione di alzarli una terza volta entro la fine del 2017: un'ipotesi che tuttavia sta sempre più perdendo quota con i future sui Fed Funds che stimano a oltre il 50% un mantenimento dello status quo sui tassi nella riunione di dicembre (per i meeting di settembre e novembre il dato supera il 90%). Proprio a settembre i membri del Fomc discuteranno su quando iniziare la riduzione del proprio bilancio, gonfiato negli anni della crisi dall'acquisto di Treasury e bond ipotecari. Secondo alcuni, con l'inflazione al palo la Fed «può permettersi di essere paziente» in materia di tassi. Per altri c'e' il rischio che - a fronte di un mercato del lavoro forte crescita e di prezzi dell'azionario vicini ai record - l'inflazione balzi improvvisamente sopra il target di crescita annua del 2%. «Costerebbe molto invertire» un tale trend, si legge nelle minute diffuse ieri sera.

Bce non scopre le carte: ancora misure pro inflazione

Carte coperte anche per la Banca centrale europea. In occasione dell'ultima riunione del Consiglio i governatori della Bce hanno concordato nel ritenere importante mantenere una guida stabile della politica monetaria ritenendo di importanza "fondamentale" evitare di mandare segnali che potrebbero essere mal interpretati o esagerati. E' quanto emerge dalle minute della riunione di luglio pubblicate questa mattina. Il timore è che si possano assistere a un repeat del 2013 quando la Fed annunciò il "tapering off" (cioè la fine degli acquisti di titoli sul mercato) scatenando reazioni incontrollate sul mercato dei cambi . L'inflazione - segnala il documento - rimane il problema principale per la Bce e i governatori vedono la necessità di continuare a garantire «un progresso convincente» su questo fronte prima di pensare a un cambio significativo di rotta.

L'estrema cautela da parte della Bce ha quindi avuto l'effetto di riportare, seppur temporaneamente, il cambio euro/dollaro sotto quota 1,17 replicando di fatto il movimento avvenuto ieri quando alcune indiscrezioni riportavano che Mario Draghi, in occasione del Simposio di Jackson Hole di fine agosto (tradizionale appuntamento di fine estate con protagonisti di banchieri centrali) non fornirà indizi sulle strategie monetarie di breve termine.

Sirene cinesi più lontane, realizzi su Fca ed Exor

Tornando a Piazza Affari, dopo due sedute all'insegna degli acquisti, la galassia Agnelli è stata vittima oggi di qualche realizzo sul listino di Piazza Affari. La holding Exor ha lasciato sul terreno quasi il 2% mentre è arretrata di oltre l'1% Fiat Chrysler Automobiles, pur mantenendosi vicina ai massimi post spin off Ferrari. Il titolo del gruppo automobilistico lunedì era balzato in scia alle indiscrezioni su possibili operazioni straordinarie con un colosso cinese del settore mentre ieri era stato favorito dall'accordo siglato con Bmw e Intel per sviluppare l'auto intelligente. Nelle ultime ore, tuttavia, l'appeal speculativo legato alla Cina sta venendo meno: se ieri era stato il gruppo della quattro ruote cinese Geely a smentire qualsiasi interesse nell'acquisire Fca, oggi è stato il turno di Dongfeng Motors, altro operatore citato da Automotive News come possibile acquirente del gruppo guidato da Sergio Marchionne. Secondo i media cinesi anche Great Wall Motors e Guangzhou Automobile (quest'ultimo partner di Fca in una joint venture) si sono dichiarati estranei a qualsiasi progetto sul Lingotto. A queste notizie si aggiunge anche la probabile opposizione del presidente americano Donald Trump, citata da diversi analisti, alla vendita di Fca ai cinesi: sicuramente un elemento non secondario che contribuisce a smorzare l'entusiasmo mostrato dalla Borsa nelle ultime due sedute.

Banche sotto pressione in tutta Europa
I titoli del settore bancario, piegati dalla prospettiva di tassi bassi più a lungo di quanto ci si aspettasse fino a ieri, sono stati i più penalizzati in tutta Europa tant'è che lo Stoxx600 del comparto ha ceduto l'1,66% mentre il Ftse Italia Banche e' arretrato dell'1,3%. Oltre alle italiane, hanno sofferto Deutsche Bank (-3,2%) e Commerzbank (-2,9%) a Francoforte, SocGen (-2,3%) e Credit Agricole (-2%) a Parigi, Santander (-2,5%) e BBva (-1,9%) a Madrid. Energia, assicurazioni e costruzioni sono stati gli altri settori particolarmente penalizzati dalle vendite insieme a quello dei "viaggi&tempo libero". A Piazza Affari sono stati pochi i titoli ad andare in controtendenza sul Ftse Mib: e' stata ancora vivace Moncler (+1,9%) protagonista di un +3,6% nell'ultima settimana, e' proseguito poi il recupero di Recordati (+0,7%) e di Mediaset (+0,5%). Si e' spenta nella seconda parte della seduta Saipem (-0,4%) che in mattinata aveva invece beneficiato della commessa da 850 milioni di dollari ottenuta in Kuwait per la realizzazione di 450 chilometri di tubazioni che collegheranno una raffineria con i punti di stoccaggio.

Lo spread Btp-Bund chiude a 159 punti base
Ancora calma per i titoli di Stato scambiati sul mercato secondario telematico con lo spread tra BTp e Bund che continua ad oscillare attorno a quota 160 punti in una seduta in cui prevalgono ancora volumi tipicamente estivi e che ha snobbato le indicazioni emerse dai verbali dell'ultima riunione della Bce. Il differenziale tra il benchmark decennale italiano (Isin IT0005240830) e il pari scadenza tedesco, e' indicato nel finale a 159 punti base, sui valori visti nella chiusura di ieri mentre il rendimento del decennale italiano si posiziona al 2,02% rispetto al 2,03% del closing della vigilia.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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