Finanza & Mercati

Cina, nuove regole sugli investimenti esteri: aumentano i limiti e i…

  • Abbonati
  • Accedi
Stop alla fuga di capitali

Cina, nuove regole sugli investimenti esteri: aumentano i limiti e i divieti

Il Governo cinese ha varato nuove regole per gli investimenti all’estero. La lunga marcia alla conquista dei gioielli più preziosi di Europa e Stati Uniti continua. Ma con delle restrizioni o addirittura dei divieti per lo shopping in settori ritenuti non strategici o contrari all’interesse nazionale. L’obiettivo è quello di ridurre l’eccessivo indebitamento del sistema bancario e i rischi sistemici per l’intero sistema finanziario della seconda economia mondiale. Pechino ha suddiviso gli investimenti overseas in tre categorie: investimenti vietati, limitati e incoraggiati.

Vietati. Sono vietati gli investimenti di aziende cinesi all’estero in tecnologie militari, nel gioco d’azzardo, nell’industria del sesso e comunque investimenti contrari alla sicurezza nazionale.

Limitati. Sono, per la prima volta, soggetti a rigide limitazioni gli investimenti esteri nell’immobiliare, negli hotel, nell’industria dell’intrattenimento, nello sport e quelli legati a tecnologie obsolete o contrari alle normative ambientali.

Nel mirino lo shopping selvaggio delle big company cinesi nel calcio, nel cinema, nel real estate e nel turismo. Nel solo 2016 le aziende cinesi hanno investito 170 miliardi di dollari nelle M&A offshore. La Consob cinese (Cbrc) un paio di mesi fa ha chiesto alle principali banche di rendere nota la loro esposizione debitoria con i grandi gruppi per le acquisizioni all’estero. Sono finite sotto un faro le ultime operazioni di Dalian Wanda, colosso del real estate e dell’entertainment che si è visto bloccare i prestiti e ha dovuto da un giorno all’altro vendere asset immobiliari per 9,3 miliardi di dollari. I deal del gruppo assicurativo Anbang, dopo l’arresto del numero uno Wu Xiaohui accusato di crimini economici, e del conglomerato Hna Group. Le M&A del fondo d’investimento Fosun International che ha speso 6,5 miliardi per 18 deal ma ha un debito pari a 56 volte l’Ebitda. E anche l’acquisto dell’Inter da parte del gruppo Suning e la lunga vicenda del passaggio di mano del Milan a Mr Li, attraverso il suo veicolo Zhejaing Rossoneri Investment.

Sostenuti. Sono, al contrario, incoraggiati tutti gli investimenti di aziende cinesi all’estero che seguono il nuovo piano di espansione quinquennale «One Belt One Road» appena lanciato da Pechino. Un piano in 16 punti, ribattezzato La nuova via della Seta fortemente voluto dal presidente Xi Jinping, sottoscritto da una trentina di capi di stato e di governo, che si prevede toccherà 65 paesi in Asia, Europa, Africa e Usa e muoverà investimenti per almeno 50 miliardi di dollari in settori ritenuti strategici dalla leadership cinese: infrastrutture, hi-tech, energia e materie prime (si veda l’articolo in basso sul petrolio russo), agricoltura e pesca.

La lezione è servita. Nel 2003 il governo cinese aveva già ricapitalizzato le banche cinesi, in difficoltà per le eccessive sofferenze. Negli ultimi mesi in Cina i timori di una bolla sul credito sono aumentati. Gli Npl nella pancia delle banche cinesi sono aumentati del 61% in due anni, e sono arrivati a 231 miliardi di dollari. Le nuove regole del governo per frenare lo shopping «irrazionale» all’estero vanno lette tutte in questa chiave. Già nei primi sette mesi gli investimenti in uscita dalla Cina sono crollati del 44,3% rispetto allo scorso anno. A dettare la linea le parole del governatore della banca centrale, Zhou Xiaochuan: «La nostra prima priorità è mantenere le istituzioni finanziarie in buona salute».

© Riproduzione riservata