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Vendere o comprare. Ecco che cosa muoverà le Borse dopo le vacanze

Mercati finanziari

Vendere o comprare. Ecco che cosa muoverà le Borse dopo le vacanze

Dal simposio di Jackson Hole che riunirà economisti e banchieri centrali a livello mondiale a partire da giovedì prossimo, 24 agosto, alle elezioni del parlamento tedesco in programma il 24 settembre. Sarà un mese davvero intenso di appuntamenti in grado di incidere sui mercati finanziari quello che ci apprestiamo a vivere al ritorno dalle vacanze: 31 giorni che permetteranno di capire se l’andamento di Borse, bond e valute potrà continuare sulla falsariga dei primi otto mesi del 2017, caratterizzati dall’estensione della fase rialzista dell’azionario iniziata ormai da otto anni e mezzo e dalla sostanziale tenuta dell’obbligazionario.

La maledizione del «7»
L’auspicio generale è che si possa sfatare quella sorta di maledizione che pare colpire gli anni che terminano con il numero 7: il 1987 del «lunedì nero», il 1997 del tracollo dei Paesi emergenti e soprattutto il 2007 della crisi dei mutui subprimesfociato poi l’anno successivo nel crack Lehman le cui cicatrici sono ancora evidenti.
Non che manchino per la verità i focolai di tensione, che gli investitori sembrano accettare con eccessiva compiacenza, come notano le voci più critiche.

Una «montagna» di liquidità

In effetti, l’elemento che spinge molti a dire «questa volta è differente» si chiama liquidità, intesa come l’enorme quantità di denaro che le Banche centrali hanno riversato sul sistema finanziario proprio all’indomani della crisi di 10 anni fa. Liquidità che, nonostante le misure di stimolo siano prossime alla riduzione, resta sempre rilevante (messi assieme, i bilanci dei principali istituti centrali sfiorano i 20mila miliardi di dollari) e in cerca di collocazione nel sistema finanziario. Proprio per questo motivo, se si vuol capire l’inerzia dei listini nell’ultimo scorcio di anno occorre soprattutto guardare agli appuntamenti delle Banche centrali stesse, che in questo periodo non mancano.

Banche centrali protagoniste
Si comincia infatti la prossima settimana con Jackson Hole, anche se il tradizionale incontro fra le montagne del Wyoming (i discorsi di Mario Draghi e Janet Yellen sono previsti venerdì prossimo) rischia di deludere le aspettative. «I verbali di Federal Reserve e Bce pubblicati questa settimana - spiega Andrea Iannelli, direttore degli investimenti sull’obbligazionario di Fidelity International - hanno entrambi indicato la direzione delle prossime riunioni».

Pochi in effetti pensano che il prossimo 7 settembre l’Eurotower non aggiorni le proiezioni su inflazione (al ribasso) e crescita (al rialzo), e che utilizzi un tono molto prudente rimandando a ottobre ogni indicazione sull’eventuale riduzione del piano di acquisti all’inizio del 2018. Così come nessuno ormai pensa a un rialzo dei tassi da parte della Fed due settimane dopo, il 20 settembre, e ci si aspetta invece i dettagli tecnici sulla riduzione del bilancio a partire da ottobre.

Il ruolo dell’inflazione (e dell’euro forte)

Per entrambi gli istituti centrali l’elemento chiave è l’andamento dei prezzi, cosa evidente per la Bce e un po’ meno per la Fed che ha il duplice mandato di promuovere la crescita economica oltre che controllare l’inflazione. Il problema è che la dinamica debole di quest’ultima desta non pochi grattacapi tanto a Francoforte (dove si guarda con timore anche al rafforzamento dell’euro) quanto a Washington: «È difficile per i banchieri cambiare la rotta delineata di recente - riconosce Iannelli - ma non c’è dubbio che se ciò dovesse avvenire sarà a causa di dati sull’inflazione più deboli del previsto». Per questo sarà utile dare un’occhiata ai dati in uscita il 30-31 agosto in Europa e il 14 settembre negli Stati Uniti, dove per una volta l’indice sui prezzi al consumo verrà probabilmente seguito con più attenzione dei canonici dati sul mercato del lavoro in programma il primo settembre proprio perché negli Usa si è ormai raggiunto l’obiettivo dell’occupazione mentre l’inflazione stenta a raggiungere il livello ottimale.

Dalle elezioni tedesche...
In un contesto simile, per certi versi ben tracciato sotto l’aspetto macroeconomico, la variabile che non ti aspetti potrebbe arrivare dal versante politico. Difficilmente però saranno le elezioni tedesche a smuovere le acque, perché il vantaggio del cancelliere uscente Angela Merkel appare rassicurante e perché in ogni caso il duello è fra forze europeiste che hanno relegato in secondo piano le spinte anti sistemiche. Logico quindi spostare l’attenzione verso gli Stati Uniti e sulle mille incognite che ancora circondano l’amministrazione Trump.

...alla variabile Trump
«Con l’arrivo di Trump la politica Usa, già di per sé difficile da decifrare, ha assunto ulteriore imprevedibilità: gli sviluppi sulle questioni interne, sui rapporti con la Corea del Nord e con i vicini creano volatilità e soprattutto finiscono per distogliere l’attenzione dai temi economici e dalla riforma fiscale, che sono poi gli obiettivi su cui si è costruita l’avanzata dei listini dopo l’elezione», avverte Iannelli. Quando a muovere i mercati è un semplice ed estemporaneo tweet fissare l’attenzione su un appuntamento o una scadenza precisa diventa davvero difficile.

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