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Telecom Italia e Mediaset: accordo «auspicabile» per il governo

La partita delle Tlc

Telecom Italia e Mediaset: accordo «auspicabile» per il governo

(Imagoeconomica)
(Imagoeconomica)

Telecom Italia dovrebbe cercare un’intesa con Mediaset per unire la sua rete di distribuzione di tlc con i contenuti broadcaster. «Per noi (del governo, ndr) è auspicabile un accordo industriale che permetta a entrambe le società di crescere». Sono le parole di Antonello Giacomelli, intervistato dalla Stampa di Torino, il sottosegretario all’Economia del Governo Gentiloni, con la delega alle Comunicazioni. L’uomo segue il settore delle tlc. Un settore in velocissima evoluzione e determinante per lo sviluppo di un paese nell’era di Internet.

Come si ricorderà, il gruppo francese Vivendi è diventato il primo azionista di Tim con il 23,9% del capitale. E lo scorso anno è salito fino al 29% del capitale di Mediaset, diventandone il secondo azionista, con un contenzioso giudiziario che si trascina da mesi tra Vivendi e il Biscione. Il governo Gentiloni vede dunque di buon grado una pace: un accordo conveniente alle due società, ma soprattutto al Paese. «In Italia - ha spiegato Giacomelli - non c’è più un soggetto pubblico dominante, come in Francia e Germania.

Con l’acquisizione di Telecom, Vivendi ha in mano un’importante fetta di mercato italiano. Per noi conta l’interesse generale, ovvero che attorno a Telecom ci sia un progetto non meramente finanziario. Mediaset è una grande realtà di contenuti: per noi è auspicabile un accordo industriale che permetta alle due società di crescere. Ma sia chiara una cosa: il segno italiano deve essere ben presente», sottolinea Giacomelli.

E sui contenuti ha detto che si tratta di «un problema che va ben oltre i destini del singolo azionista Berlusconi. Per evitare di lasciare a Fox e a Netflix la supremazia culturale dei contenuti, in Europa occorre aggregare. Nell’intrattenimento l'Italia ha un ruolo in cui può dire la sua: benissimo ogni collaborazione con la Francia purché il nostro ruolo non sia sempre quello di cedere qualcosa».

E ancora. «La completa privatizzazione di Telecom - ha spiegato Giacomelli - fu un errore. Ma non possiamo riscrivere la storia. Ormai più di due anni fa abbiamo deciso di far investire allo Stato e alle Regioni sette miliardi di euro sulla rete dopo aver preso atto che gli operatori non lo facevano in modo adeguato. Secondo i nostri piani nel 2020 quasi il 40 per cento delle case italiane verrà raggiunto dalla rete pubblica». Un punto aperto è la separazione di Telecom dalla Rete, cui forse tendono i francesi. Giacomelli ha detto che «discutere della rete oggi non è come qualche anno fa. Dopo averla privatizzata male non vorrei fosse rinazionalizzata peggio», aggiunge chiudendo in pratica la porta a un’eventuale operazione di dismissione. «Oggi la vendita della rete - ha detto -rischia di essere più nell’interesse di Telecom che dello Stato... Io vedo che si cominciano a muovere schiere di advisor, mi sembrano lo zio Paperone con il segno del dollaro negli occhi. Non tocca a me dirlo, ma ho forti dubbi che il valore sia così alto. Parte di quella rete è persino obsoleta. Noi siamo qui a fare gli interessi del Paese. Che la rete non valga le cifre di cinque anni fa è evidente», ha concluso Giacomelli. (R.Fi.)

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