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Il fondo norvegese guadagna 22 miliardi (anche grazie agli investimenti in…

Norges bank investment management

Il fondo norvegese guadagna 22 miliardi (anche grazie agli investimenti in Italia)

(Bloomberg)
(Bloomberg)

Possiede l’1,3% del totale delle azioni mondiali. Vale più di 850 miliardi di euro. E solo nel secondo trimestre dell’anno ha incrementato il proprio valore del 2,6%, pari a 22 miliardi di euro. Queste cifre stratosferiche appartengono al Norges bank investment management, il fondo sovrano di Norvegia, nonché il fondo pensione più grande del pianeta.

Il fondo - che investe sui mercati finanziari e sul real estate una parte del surplus che il governo di Oslo genera dalle esportazioni nette di petrolio - ha chiuso il primo semestre del 2017 con un ritorno complessivo di 499 miliardi di corone, pari a 53,5 miliardi di euro al cambio attuale 1 corona/0,107 euro. Si tratta della migliore performance della storia del fondo, che in cinque anni ha raddoppiato il proprio valore superando a metà anno quota 8mila miliardi di corone (856 miliardi di euro). A conti fatti il fondo pensione della Norvegia vale più del doppio del Pil del Paese. E va detto che lo scorso anno il governo per la prima volta ha attinto risorse (212 miliardi di corone, 16 miliardi nel secondo trimestre del 2017) dal fondo per sopperire al ribasso del prezzo del petrolio.

L’exploit è dovuto al forte sbilanciamento degli investimenti sul mercato azionario (65,1% del totale) che finora ha dato ottimi frutti in virtù dell’ottimismo sulle prospettive di crescita dell’economia globale. Solo nel secondo trimestre dell’anno le azioni si sono apprezzate del 3,4%, la componente obbligazionaria (32,4% del portafoglio) si è rivalutata dell’1,1% e il real estate del 2,1%. Al 30 giugno 2017 il rendimento su base annua è salito al 6,48%, superando la media del 5,9% generata dal 1998. Gli investimenti sono certo sbilanciati in azioni, ma estremamente diversificati. Nel complesso sono circa 9mila le società (di 77 Paesi) in cui il Norges bank investment management - il ramo della banca centrale norvegese che gestisce il fondo pensione pubblico del Paese - possiede quote, il 2,3% delle azioni europee.

Tra le singole aziende le quote più consistenti sono nell’ordine in Apple (58 miliardi di corone, 6,2 miliardi di euro), Nestlé, Alphabet, Royal Dutch Shell, Microsoft, Novartis, Roche, Amazon (29 miliardi di corone, 3,11 miliardi di euro). Ma se il fondo sta correndo lo deve anche all’esposizione verso l’Italia, visto che è il principale investitore del segmento Star delle medie imprese (con una quota di 479 milioni di euro a fine 2016) e il sesto in quello delle piccole imprese Aim (con una quota di 10 milioni). Questi listini hanno guadagnato nei primi sei mesi dell’anno il 24%, sovraperformando il +6,5% messo a segno dalle blue chip del Ftse Mib. Tra le big, il fondo ha accresciuto la partecipazione in Prysm ian (al 4,63%), possiede il 3% di Autogrill, il 2,99% di Banco Bpm e UniCredit, il 2,58% di Telecom Italia, l’1,72% di Eni, l’1,26% di Enel e l’1% di Fca.

La tendenza a puntare sull’azionario - nonostante le Borse globali siano al nono anno consecutivo di rialzi a fronte di cicli che mediamente non vanno oltre gli otto anni - non sembra attenuarsi. Il fondo ha avuto l’autorizzazione dal Parlamento ad espandere al 70% la quota di equity in portafoglio. «Non sappiamo se gli attuali valori di mercato siano alti o bassi, se bond e azioni siano costosi o cari - ha dichiarato in un’intervista Trond Grande, il numero due del fondo -. La decisione di aumentare le azioni è strategica, volta a realizzare un rendimento nel lungo periodo».

Il terzo trimestre però potrebbe chiudersi in rosso, dato che l’ultimo valore del fondo (aggiornato sul sito www.nbim.no) risulta pari a 7.700 miliardi di corone, 300 in meno (32 miliardi di euro) rispetto al record di giugno.

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