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Per Marchionne un tesoro privato da mezzo miliardo di euro

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dopo il boom in borsa di fca, ferrari e cnh

Per Marchionne un tesoro privato da mezzo miliardo di euro

Quello strappo ferragostano verso l’alto del titolo Fca ha sorriso alle centinaia di migliaia di soci del colosso dell’auto italo-americano. Tra i tanti che si dovrebbero rallegrare c’è anche lui, Sergio Marchionne, il grande timoniere che lega in modo indisssolubile da più di un decennio le sue sorti personali con quelle del gruppo che governa. Ne è l’amministratote delegato, ma è anche uno dei primi soci privati con quel pacchetto di 14,6 milioni di azioni di  Fca, poco meno dell’1% del capitale, nel suo portafoglio . Quel rialzo del 20% in poche sedute porta la ricchezza finanziaria detenuta in titoli Fiat-Chrysler alla cifra record di 181 milioni di euro.

Ovvio che il manager italo-canadese non venderà le azioni, e che, almeno fino alla scadenza naturale del suo incarico nel 2019, quel guadagno è del tutto virtuale. Ma intanto con il titolo che ha toccato i massimi storici degli ultimi 5 anni, la plusvalenza su valori di acquisto molto più bassi è pluri-milionaria. Non va dimenticato che solo nel luglio del 2016 Fca stazionava a 5 euro. In un anno quel pacchetto si è rivalutato di più del doppio. Ma il Marchionne grande risanatore del gruppo non ha mostrato fiducia (con gli acquisti diretti) solo nel rilancio di Fca. Il potente manager vanta pacchetti sostanziosi anche di Cnh e di Ferrari. Con lo spin off e la successiva quotazione del Cavallino ha ricevuto un’azione Ferrari per ogni dieci Fca possedute all’epoca.

Oggi quel pacchetto di 1,46 milioni di pezzi del pregiato titolo Ferrari vale in Borsa la bellezza di 139 milioni di euro. Anche qui il rally potente di borsa (da 36 euro di un anno fa ai 95 attuali) ha visto quasi triplicare il valore del portafoglio personale di Mr Marchionne nel Cavallino. Ma non finisce qui. L’ad di Fca ha anche un pacchetto, cumulato nel tempo, di 11,8 milioni di azioni di Cnh Industrial. Valgono oggi 108 milioni di euro. Solo un anno fa quel tesoretto valeva meno di 70 milioni. Sommate il portafoglio privato del socio Marchionne e avrete una monte ricchezza finanziaria che ai prezzi odierni vale 428 milioni di euro, o meglio mezzo miliardi di dollari Usa. È l’effetto dell’anno straordinario di tutta la galassia Exor. Fca ai massimi degli ultimi 5 anni; Ferrari che ha triplicato il valore e la compagnia dei trattori che è salita del 40% dall’estate scorsa. Il manager che ha resuscitato la vecchia e dolorante Fiat ha scommesso su se stesso e ha avuto fiuto. Quel castelletto di titoli fa sfigurare la pur ingente dotazione del piano di incentivazione azionaria di Fca che lo riguarda.

Marchionne a fine 2016 era destinatario di ben 6,7 milioni di azioni Fca nell’ambito del piano di stock grant 2014-2018. Valgono ai prezzi attuali 83 milioni di euro. Potranno essere esercitate nel 2018, mentre nel 2017 il Ceo di Fiat-Chrysler potrebbe ottenere altre 2,8 milioni di pezzi. Sono legate agli obiettivi di performance che Marchionne in questi anni ha dimostrato di saper centrare. Il Marchionne azionista vale così 50 volte di più del Marchionne dipendente. La sua remunerazione tra fisso e variabile nel 2016 è stata di 10,6 milioni di euro. Peanuts verrebbe da dire.

Ma quel mezzo miliardo di dollari che è oggi il tesoretto virtuale di Mr Fca ha una sua corrispondente creazione di valore (per tutti)? La metamorfosi della vecchia Fiat è davvero impressionante. Da marchio in crisi con debiti e perdite a bocca di barile, in un decennio si è trasformata in un gruppo globale e con una redditività operativa che oggi vale il 6% dei ricavi. Detto in soldoni la sola Fca è passata dalle perdite miliardarie a un utile operativo che nel 2017 varrà più di 7 miliardi di euro. Il debito netto industriale è in costante discesa e punta ad azzerarsi nel 2019. C’è una spina nel fianco che sono le attività di Fca Italy che hanno tuttora margini negativi pur con un fatturato salito da 16 a 26 miliardi negli ultimi 5 anni. Ma ormai Fca è un gruppo globalizzato e da tempo l’Italia non è il centro di gravità della nuova Fiat-Chrysler.

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