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Settanta banche tedesche bocciate agli stress test

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Settanta banche tedesche bocciate agli stress test

Sessantotto banche tedesche sono state bocciate agli stress test della Bundesbank. Il motivo? Non riuscirebbero a superare eventuali shock relativi ai tassi di interesse e al mercato immobiliare. A comunicare la notizia (neanche troppo sorprendente, vista la condizione precaria di alcune banche minori locali) è stata la stessa banca centrale tedesca. Che ieri, con un esercizio di trasparenza quasi sospetto (anche perchè non richiesto), ha alzato il velo sugli stress test effettuati, in collaborazione con la Bafin, sugli istituti “minori”, quelli appunto esclusi dall’ombrello Bce. Da parte della banca centrale, in verità, non c’è stata alcuna disclosure sui nomi degli istituti più fragili. Quanto, piuttosto, l’indicazione quantitativa degli enti potenzialmente in difficoltà: sui 1.550 istituti monitorati, «circa il 4,5% non rispetterebbe i minimi prudenziali previsti», si legge in una nota.

Di fatto significa che un istituto tedesco su 20, con attivi inferiori ai 30 miliardi di euro, avrebbe difficoltà a rimanere in piedi in caso di scenario avverso. E pensare che l’impatto sarebbe potuto essere anche più ampio, se nelle valutazioni degli stress test fossero stati inclusi gli effetti-contagio, come ha riconosciuto il membro del board della Buba, Andreas Dombret, nel corso di una conferenza stampa. «Gli stress test dimostrano che le banche devono valutare molto bene quanto siano pronte a far fronte ai rischi» individuati dall’indagine, ha detto Dombret. «Il messaggio della nostra indagine alle banche è: coloro che vogliono salvaguardare la vitalità a lungo termine dovrebbero prepararsi», e accantonare capitale di conseguenza.

Tassi bassi nel mirino

Nel corso della presentazione della ricerca - che ha monitorato l’88% di tutte le istituzioni bancarie del territorio, che insieme gestiscono attivi per 3mila miliardi di euro - la Vigilanza ha sottolineato come il problema di fondo rimanga quello della bassa redditività, storico tallone d’Achille del frammentato mercato bancario della Germania. Una vulnerabilità che, evidenzia la Bundesbank, rischia di diventare ancor più esplosiva nel caso in cui i tassi di interesse - da tempo raso terra, o addirittura negativi - subissero un’ulteriore revisione al ribasso. I ritorni totali delle banche si ridurrebbero del 40% se i tassi di interesse rimanessero stabili fino al 2021, e addirittura del 60% nel caso di uno scenario estremo, con un ulteriore ribasso di 100 punti base. Secondo le previsioni delle stesse banche monitorate, i profitti attesi scenderanno del 9 per cento nei prossimi cinque anni.

Ciò che è curioso è che la comunicazione al mercato degli esiti degli stress test non era richiesta dalla Banca Centrale Europea. Altre banche centrali stanno effettuando test analoghi - sulla scia delle prove che la stessa Bce sta realizzando sugli istituti maggiori - senza però divulgare alcunchè. Diversi osservatori hanno letto, in questo eccesso di zelo in termini di disclosure, un velato avvertimento alla Bce. A cui verrebbero così preannunciati i rischi della prosecuzione della politica monetaria espansiva della Bce, da tempo nel mirino dei tedeschi.

L’ipotesi “bolla” immobiliare

Va detto d’altra parte che gli stress test sono stati condotti anche su un altro fronte “caldo” del credito teutonico, ovvero il comparto immobiliare. E qua la Banca Centrale tedesca appare più ambigua. Da una parte riconosce che «i principali paesi e città della Germania hanno sperimentato un rialzo dei prezzi immobiliari compreso tra il 15% e il 30% oltre il livello giustificato dai fondamentali». Non a caso lo stesso Dombret ammette che i rischi provenienti dal settore dei mutui residenziali sono «rilevanti». Dall’altra parte, tuttavia, la Buba rassicura. Tanto che «non vediamo alcuna bolla nel real estate che possa generare preoccupazione», aggiunge il membro del board.

Gli stress test in verità mettono in luce gli effetti di uno “sboom” immobiliare. Nello scenario estremo, che simula un crollo nei prezzi del 30%, simile a quello registrato dalla Spagna a partire dal 2011, il Cet 1 ratio medio scenderebbe di quasi un punto percentuale. In questo caso, sottolinea la ricerca, «le banche piccole e medie tedesche dovrebbero varare un aumento di capitale addizionale di circa 12 miliardi per riportare il Cet 1 ai livelli originari. Senza considerare che l’effetto contagio potrebbe intensificare «considerevolmente» l’impatto della deflagrazione della bolla immobiliare. Con effetti potenzialmente devastanti sulle banche del Paese.

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