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Tim-Vivendi, vertice sul golden power

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Tim-Vivendi, vertice sul golden power

Il governo stringe il cerchio su Tim-Vivendi. Oggi è in programma una nuova riunione del gruppo di coordinamento per l’esercizio del golden power che dovrebbe predisporre la tabella di marcia per gli ultimi step della fase istruttoria. Certo, il vertice odierno non sarà quello decisivo, ma l’obiettivo dei tecnici di Palazzo Chigi è chiudere le valutazioni per metà settembre e arrivare a dimostrare l’omessa notifica da parte di Vivendi. Secondo l’orientamento che starebbe prendendo piede all’interno del gruppo governativo, i francesi - chiamati a fornire lumi sulla notifica preventiva inoltrata a Bruxelles a fine marzo per l’ipotesi di controllo di fatto sull’incumbent tricolore e, in subordine, sull’avvio della direzione e coordinamento - avrebbero dovuto dare comunicazione di un simile passaggio e non l’hanno fatto. Se i tecnici arriveranno perciò a dimostrare questo, il primo tempo del confronto potrebbe concludersi con una sanzione amministrativa non inferiore all’1% del fatturato cumulato di Tim e Vivendi (300 milioni, ultimi bilanci alla mano). Una multa non di poco conto che comunque, laddove fosse accertata la responsabilità di Parigi, non sarà comminata nell’immediato ma a chiusura dell’istruttoria.

A quel punto, sulla scia delle decisioni del gruppo tecnico, si aprirerebbe il secondo procedimento, quello collegato all’esercizio dei poteri speciali, il cui svolgimento è disciplinato in modo stringente dalla normativa. E i cui tempi andrebbero inevitabilmente a sovrapporsi con altri snodi attesi da qui a fine settembre, a cominciare dal bilaterale Italia-Francia che si svolgerà il 27 a Lione e che avrà tra i temi sul tavolo la vicenda Fincantieri-Stx. Secondo l’analisi condotta in queste settimane dai tecnici di Palazzo Chigi, la strategicità della rete di proprietà di Telecom e delle sue controllate, a partire da Sparkle - che gestisce circa 560mila chilometri di cavi in fibra, anche sottomarini, lungo i quali transitano dati altamente sensibili - giustificherebbe l’applicazione dei poteri speciali, mentre i legali delle due società insistono nel sottolineare che l’infrastruttura di Tim non rientra tra le attività di rilevanza strategica per il sistema di difesa e sicurezza nazionale e che, sul versante delle tlc - altro segmento oggetto dei poteri speciali del governo insieme a energia e trasporti -, il possibile “cartellino rosso” non può essere fatto valere nei confronti di soggetti comunitari. L’idea che circola a Palazzo Chigi, però, è che i margini per far scattare il possibile veto, magari sottoforma di prescrizioni o condizioni - che potrebbero, per esempio, portare a imporre la cessione di Telecom Sparkle - ci sarebbero, ma il verdetto, che sarà evidentemente il frutto di una valutazione politica al di là degli appigli tecnici, spetterà al premier Paolo Gentiloni.

La partita è complessa, quindi, ma non è l’unica a riguardare il big transalpino, che aspetta anche il responso della Consob. Gli ispettori dell’Authority presieduta da Giuseppe Vegas stanno proseguendo il loro lavoro per verificare le posizioni espresse da Parigi che ha escluso il controllo civilistico della telco italiana. Se gli approfondimenti condotti dagli uomini della Consob dovessero dimostrare che l’influenza di Vivendi sulla gestione di Tim va ben al di là di quanto comunicato, per il gruppo transalpino potrebbero scattare dei provvedimenti: dalla multa per ostacolo alla vigilanza, nell’ipotesi meno grave, fino a una possibile sanzione penale nel caso in cui fosse accertato anche l’abuso di mercato.

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