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Società benefit, vince Milano

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Società benefit, vince Milano

(Marka)
(Marka)

Lombardia prima della classe per numero di società benefit create nell’ultimo anno e mezzo. Sono infatti 40, a fine giugno 2017, le aziende che hanno modificato lo statuto per diventare «sostenibili». Questo tipo di società, un ibrido fra le profit e le no-profit, sono state introdotte dalla legge di Stabilità del 2016. Sono normali società di persone o di capitali che oltre agli utili, puntano a una più finalità di beneficio comune e operano in modo «responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente, beni ed attività culturali e sociali, enti e associazioni ed altri portatori di interesse (art. 1, comma 376, legge 208/2016)».

Quota 110
«Dall’ultima ricerca realizzata a fine giugno dal centro studi Odib, l’Officina delle idee benefiche, emerge che in Italia sono 110 le società benefit contro le 64 del dicembre 2016– ricorda Laura Bellicini, partner dello studio Legalitax, tra i fondatori di Odib –. La Lombardia è salita a 40 aziende contro le 29 della precedente rilevazione. Più della metà, ben 28, hanno sede a Milano». Dopo la Lombardia c’è il Lazio con 19 società e il Piemonte con 10. «È il Sud Italia invece che resta al palo. Sono appena 10 nel Mezzogiorno le società benefit create dal gennaio 2016», aggiunge Bellicini. È la Puglia la regione meridionale con il maggior numero (6) di «benefit».

Srl tecnologiche
Altre informazioni che emergono dallo studio di Odib (www.odib.it) è relativo alla forma giuridica scelta dalle società benefit che è quello della Srl: 96 su 110

hanno scelto la responsabilità limitata. Soltanto 8 le società per azioni. Altro elemento è relativo alle attività di tali aziende: il 20% delle imprese monitorate si occupano di tecnologie informatiche nell’ambito dei servizi web e del commercio elettronico. Le altre aree di interesse sono la cura della persona (sanità, assistenza socio-sanitaria e dispositivi medici), agroalimentare e ambientale. «Da segnalare l’assenza di una sezione specifica nel registro delle imprese per le società benefit – aggiunge Bellicini – che invece sarebbe molto utile».

Le aziende
Fra le aziende monitorate da Odib, c’è per esempio la Mozart Srl di Ivrea che fra le altre attività si propone di «diffondere e radicare l’amore per la musica, il teatro e la danza, fra i cittadini principalmente di Ivrea e del Canavese». Oppure c’è Hexagro Urban Farming di Milano, che produce sistemi per la produzione di piante indoor e senza pesticidi.

La relazione
La società benefit deve indicare nell’oggetto sociale le finalità specifiche di beneficio comune che intende perseguire. Non solo. Ogni anno deve allegare al bilancio una relazione relativa al perseguimento di tali finalità: nel documento

oltre alla descrizione degli obiettivi, bisogna anche specificare le eventuali circostanze che ne hanno impedito o rallentato il raggiungimento. Infine sarà un ente certificatore esterno a valutare questo impatto. «Sarebbe utile che il ministero dello Sviluppo economico individuasse uno schema unico di relazione così da rendere omogenee e confrontabili le informazioni rese dalle società benefit», auspica Bellicini. In attesa che il dicastero batta un colpo, toccherà agli esperti spulciare tutte le prossime relazioni. In caso di non rispetto della normativa, l’Authority per la concorrenza (Antitrust) sanzionerà la società benefit che ha solo fatto finta di perseguire il «beneficio comune».

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