Finanza & Mercati

Wells Fargo: i conti finti sono 3,5 milioni

In primo piano

Wells Fargo: i conti finti sono 3,5 milioni

Wells Fargo è stato tra i simboli dei passati scandali nella finanza americana. Adesso diventa il “poster child” dei rischi di nuova deregulation. La banca californiana, una delle più grandi del Paese, ha riportato che l’affaire dei conti falsi - correnti e di carte di credito - è più grave di quanto ammesso e che già aveva provocato terremoti ai vertici. Le dimensioni dell’epidemia di conti fasulli, frutto di un cultura bancaria ultra-aggressiva dedicata a gonfiare a ogni costo business e bonus, sono state svelate da un’inchiesta interna dell’istituto, risalita fino al gennaio 2009: l’esito ha alzato del 67% il totale delle irregolarità.

In cifre assolute si tratta di un milione in più di conti non autorizzati, che porta il totale aperto all’insaputa dei clienti a 3,5 milioni. Di questi, almeno 190.000 hanno imposto illegali costi e commissioni, anziché i 130.000 finora ipotizzati.

Le nuove rivelazioni, a prima vista, peggiorano soltanto marginalmente gli oneri per l’istituto: ha stanziato altri 3,7 milioni di dollari per compensare le vittime delle sue pratiche di vendita. Questo dopo aver già pagato alle autorità una multa da 185 milioni lo scorso settembre e archiviato un’azione collettiva versando 142 milioni.

Ma è il conto politico e l’allarme sui rischi di riscosse della deregulation che sale con i numeri dello scandalo. Costi che difficilmente riceveranno sconti in cambio del nuovo atto di contrizione di Wells Fargo: «Ci scusiamo con tutti coloro che sono stati danneggiati dalle nostre pratiche inaccettabili nella divisione retail», ha fatto immediatamente sapere il neo-amministratore delegato Timothy Sloan arrivato con la missione di ripulire e rilanciare la reputazione del gruppo. «L’annuncio odierno ci ricorda la delusione che abbiamo generato tra consumatori e soci», ha aggiunto. L’istituto, infatti, è ancora sotto indagine statale e federale, che potrebbero adesso trovare nuova spinta.

Soprattutto, l’ulteriore aggravarsi dello scandalo può influenzare il teso dibattito sulle strette alla supervisione del settore finanziario seguite alla grande crisi del 2008. Il colossi americani desi servizi finanziari sono stati all’avanguardia della richiesta di ammorbidimenti nei controlli oltre che nei requisiti di capitale decisi con la riforma Dodd Frank. Una tesi sposata dall’amministrazione di Donald Trump ma contro la quale si batte anche la Federal Reserve, a cominciare dal suo presidente Janet Yellen, responsabile di molta della supervisione. Il Tesoro americano, nel rendere esplicite le sue intenzioni di revisione pro-business, ha rilasciato quest’estate un documento che prescrive molteplici aperture agli istituti, da minori stress test a redini più libere sul trading proprietario fino all’eliminazione di fatto dei poteri del nuovo ufficio per la protezione finanziaria dei consumatori. Proprio questo ufficio è stato il grande protagonista della vicenda Wells Fargo. È stato il Consumer Financial Protection Bureau, guidato da Richard Cordray, a portare avanti le indagini e i ricorsi. Lo scandalo emerse nel 2013 da rilevazioni del Los Angeles Times. L’allargarsi del caso legittima ora le preoccupazioni delle autorita' dei regulators a cominciare dal Cfpb.

© Riproduzione riservata