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Fininvest e Mediaset chiedono tre miliardi di danni a Vivendi

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Fininvest e Mediaset chiedono
tre miliardi di danni a Vivendi

  • –Simone Filippetti

La guerra tra Mediaset e Vivendi vale 3 miliardi di euro. Silvio Berlusconi alza la posta e chiede un maxi-risarcimento a Vincent Bollorè, reo di aver prima ripudiato la promessa sposa Mediaset Premium,la pay-tv del Biscione perennemente in perdita, e poi di aver sfoderato un attacco senza precedenti al cuore dell’impero dell’ex premier, lo scorso Natale, con una scalata a Mediaset stessa, ritenuta illegale.

A fine 2016 sembrava che Berlusconi fosse finito all’angolo e che Bollorè fosse a un passo dallo spodestare «Re Silvio» dal suo stesso trono: l’alleato fedele (entrambi soci in Mediobanca, lo snodo del potere in Italia, e l’amico comune Tarek Ben Ammar, l’uomo di raccordo tra i due paesi). Ora invece la galassia di Berlusconi, Fininvest come holding capofila e Mediaset come soggetto coinvolto, sono passati al contrattacco. È una richiesta monstre (il conto totale, peraltro, sale a 3,5 miliardi), che farebbe derubricare a briciole il controverso risarcimento del Lodo Mondadori, che fu di 750 milioni poi ridotto a 500 milioni. In dettaglio, come rivelato dall’agenzia Radiocor-Il Sole 24 Ore, ammontano a complessivi 3 miliardi le richieste di risarcimento presentate da Mediaset, dalla controllata Rti, e da Fininvest nei confronti di Vivendi per la rottura dell’accordo dell’aprile 2016 e per la scalata ostile di dicembre. Il numero è emerso dalle pieghe della relazione trimestrale della stessa Vivendi. Lo scorso 9 giugno, Mediaset, Rti e Fininvest, che già avevano intenato una precedente causa, hanno depositato al Tribunale di Milano un nuovo atto di citazione contro i franceseiper ottenere il pagamento di danni e interessi per un ammontare totale di 2 miliardi a Mediaset e a Rti e di 1 miliardo a Fininvest: l’accusa a Vivendi è di aver acquistato titoli Mediaset nel corso dell’ultimo trimestre 2016. «Secondo Mediaset, che ha chiesto di unire la procedura con la prima (cioè l’atto di citazione depositato un anno fa sempre a Milano), questa operazione costituirebbe una violazione dell’accordo dell’8 aprile 2016, una infrazione della regolamentazione italiana sui media e un atto di concorrenza sleale».

La richiesta di risarcimento è l’ultimo asso, in ordine di tempo, che il gruppo Berlusconi cala: nei mesi scorsi Mediaset aveva chiesto ai giudici di obbligare Vivendi alla vendita dei titoli acquistati in violazione delle norme e, in attesa, di congelare i diritti di voto (ma i francesi non si sono presentati all’assemblea degli azionisti dello scorso giugno). I 3 miliardi, peraltro, non tengono conto del mezzo miliardo che la sola Fininvest aveva chiesto prima della scalata, solo come danni per il mancato accordo. Il conto totale sale dunque a 3,5 miliardi.

La Guerra del Risarcimento è iniziata e si vedrà come andrà a finire: i tempi sono lunghi perché la prossima udienza è stata fissata a dicembre. Intanto, però, per Bollorè la scalata di Cologno è in perdita: a fine giugno il gruppo francese accusava una perdita (potenziale) di 88 milioni. Se fosse attualizzata a oggi, il conto sarebbe ancor peggiore: il rosso ipotetico oscilla attorno ai 200 milioni. Ma, grattacapi in Italia a parte, il gruppo di Bollorè sprizza salute: a metà anno ha sfoggiato un utile di 333 milioni di euro. Un po’ meno del 2016 (-3%), ma per la dieta di Vivendi che non ha pagato la cedola e però è stata integralmente consolidata nella galassia del finanziere bretone. Ne ha beneficiato il fatturato che è balzato del 42%, sopra i 7 miliardi (e l’apporto dell’integrazione di Vivendi è stata di 1,9 miliardi in due mesi). A perimetro e cambi costanti l’incremento dei ricavi è del 5%. Il risultato operativo è salito del 45% a 443 milioni.

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