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Fincantieri, rally in Borsa sull’ipotesi di accordo

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Fincantieri, rally in Borsa sull’ipotesi di accordo

  • –Celestina Dominelli

L’apertura del ministro francese, Bruno Le Maire, che, sabato scorso, dal Forum Ambrosetti di Cernobbio, ha ribadito la volontà della Francia di arrivare «a un nuovo compromesso» con Fincantieri su Stx entro fine settembre - quando è previsto un bilaterale tra i due paesi a Lione - ha spinto le azioni del gruppo triestino in Borsa, dove ieri il titolo ha chiuso registrando un progresso del 7,26%, a 1,01 euro e con 20 milioni di pezzi scambiati nel corso della seduta. Segno che il mercato scommette nettamente su una conclusione positiva della partita attorno agli ex cantieri dell'Atlantique. D'altro canto, Le Maire ha fatto capire che arriverà con un'offerta migliorativa all'incontro dell'11 settembre con i ministri Pier Carlo Padoan (Economia) e Carlo Calenda (Sviluppo Economico) in programma nella capitale.

La proposta definitiva di Parigi ancora non c'è, ma le diplomazie stanno lavorando ormai da settimane per avvicinare le posizioni e mettere a punto una traccia di discussione che inglobi la scelta comune di procedere alla costruzione di un maxi polo civile e militare tra Italia e Francia da quasi 10 miliardi di fatturato. La strada è tracciata, insomma, e l'obiettivo sarebbe quello di predisporre un'intesa di massima in vista dell'appuntamento di fine mese, che sancisca la volontà, espressa a valle dell'ultimo vertice ministeriale, di integrare i tre gruppi coinvolti, Fincantieri, Stx France e Naval Group (l'ex Dcns)- l'azienda transalpina della difesa controllata dallo Stato e schierata in campo fin dalla prima ora - ponendo così fine alla nazionalizzazione temporanea messa in campo dal governo francese attraverso la prelazione che derivava dai precedenti accordi con gli ex proprietari di Saint-Nazaire, i coreani di Stx Offshore & Shipbuilding.

All'accordo per grandi linee dovrebbe poi seguire la finalizzazione dei valori dei soggetti coinvolti e dell'architettura finanziaria dell'operazione, che non partirà da zero ma dovrebbe sfruttare il lavoro già fatto negli ultimi due anni dal ceo di Fincantieri, Giuseppe Bono - che, con grande lungimiranza, preconizza da molto tempo la necessità per l'industria europea di settore di aggregarsi per competere meglio - e dall'omologo di Naval Group, Hervé Guillou. I due manager, come si ricorderà, avevano già messo a punto un progetto di “nozze” tra i due gruppi che si conoscono a menadito e hanno collaborato e stanno collaborando su più fronti. Quel progetto, noto come “piano Magellano”, rappresenterebbe l'architrave del raggruppamento che finirebbe per inglobare l'oggetto del contendere, vale a dire i cantieri di Saint-Nazaire. In sostanza, si andrebbe verso un controllo per fasi progressive nell'ambito di un perimetro d'azione, allargato anche al militare e dunque più esteso rispetto al passato, mediante un veicolo societario (o comunque uno strumento ad hoc) per gettare le basi del futuro matrimonio a tre. In questo modo, da un lato, si tutelerebbero le esigenze di Parigi di ottenere più garanzie sul fronte occupazionale e del know how e di assicurarsi uno schema più equilibrato nell'assetto finale, e, dall'altro, la necessità per il governo italiano, come ha ribadito anche il ministro Padoan al Forum Ambrosetti, di non buttare alle ortiche il senso dell'intesa raggiunta sotto la presidenza Hollande che garantiva al gruppo triestino le leve del comando di Saint-Nazaire.

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