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La Bce, il bazooka di Draghi e la «deroga» tedesca: 5 indizi…

verso il consiglio di francoforte

La Bce, il bazooka di Draghi e la «deroga» tedesca: 5 indizi che fanno una prova

Agosto, mese a scarto ridotto per la Banca centrale europea. Con il suo piano di riacquisti l’Eurotower ha infatti rastrellato titoli per “appena” 50 miliardi di euro rispetto ai 60 miliardi dell’obiettivo teorico mensile. Ma non c’è da pensare male, né da preoccuparsi: non si tratta del temuto tapering, ovvero la graduale riduzione del piano stesso che molti si attendono, ma di una semplice precauzione. Nel periodo estivo i volumi sui mercati tendono infatti a diminuire ed è normale che la Bce tolga il piede dell’acceleratore per evitare distorsioni, così almeno ha sempre fatto negli anni precedenti e anche nei mesi di dicembre.

Se dunque ci si può aspettare che già nel settembre appena iniziato si torni ai ritmi di sempre (o magari a qualcosa di più per compensare il rallentamento dell’ultimo mese) è forse più interessante guardare a dove l’istituto centrale abbia “pescato” per ritirare i titoli. Gli acquisti vengono infatti distribuiti fra i diversi Paesi sulla base delle quote che questi detengono nel capitale della Bce stessa: la Germania fa quindi la parte del leone con il 18% davanti a Francia, Italia e Spagna e fino a questo momento le obbligazioni tedesche sono state anche le più comprate (quasi 414 miliardi in tutto, dal marzo 2015 a oggi).

L'ACQUISTO DEI TITOLI DI STATO
Gli acquisti di bond sovrani da parte della Bce. Dati in milioni di euro al 31 agosto 2017 (Fonte: Bce)

(inserire qui il primo grafico)

È però anche noto ormai da tempo che i Bund e le altre attività tedesche in circolazione e quindi acquistabili stanno scarseggiando, anche perché secondo le regole stesse del piano Draghi la Bce non può detenere più del 33% dei titoli di un emittente che rispettano i criteri stessi del quantitative easing (in sostanza avere una durata residua compresa fra 1 e 30 anni). Frederik Ducrozet, economista di Pictet Wealth Management, calcola che se la Bce dovesse mantenere l’attuale ritmo mensile di riacquisti entro giugno dell’anno prossimo non ci sarebbero più titoli tedeschi a disposizione del piano stesso.

Anche per questo motivo si parla (e probabilmente si discuterà domani nel Consiglio che si terrà a Francoforte) di ridurre l’ammontare degli acquisti a partire dal prossimo anno, cosa che permetterebbe di guadagnare però soltanto qualche mese arrivando (nel caso si acquistassero 40 miliardi ogni mese) magari fino a settembre. Per avere ancora più margini la soluzione potrebbe essere abbandonare (o quantomeno allentare) il criterio di distribuzione sulla base delle quote di capitale: in altre parole si dovrebbero ritirare dal mercato meno Bund (e meno titoli di Portogallo, Irlanda, Olanda e Finlandia, che hanno gli stessi problemi) per dirottare il denaro verso Italia e Francia, tema però che è complicato da affrontare e difficile da far digerire ai «falchi» tedeschi.

LE “DEROGHE” BCE
Deviazioni mensili rispetto alle quote di capitale per ciascun Paese. Dati in %. (Fonte: UniCredit Research)

In realtà la Bce sta già derogando a questa regola, non ufficialmente e lontano dai riflettori. Ad agosto ha acquistato un quantitativo inferiore di titoli tedeschi rispetto a ciò che avrebbe dovuto fare, quasi l’1% in meno, e lo stesso vale nei confronti di Portogallo, Irlanda e Finlandia, secondo quanto rilevato da Luca Cazzulani di UniCredit Research, mentre l’attività sui bond italiani e su quelli francesi ha invece registrato un’accelerazione. Un’eccezione? Non proprio, perché a guardare bene sono cinque mesi consecutivi durante i quali l’Eurotower ha in media comprato un quantitativo di Bund fra lo 0,5% e l’1% inferiore rispetto alla quota prefissata. Se 5 indizi facessero una prova si potrebbe anche pensare che i tempi per una deroga «ufficiale» siano maturi, ma l’impressione è che la battaglia in seno al Board Bce sia ancora all’inizio.

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