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Pirelli, fino al 40% a Piazza Affari

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Pirelli, fino al 40% a Piazza Affari

  • –Monica D'Ascenzo

Meno di due anni per ritornare in pista. Pirelli è pronta a tornare alla prova del mercato dopo il delisting del novembre 2015. Archiviato il dossier governance e chiusi i primi sei mesi dell’anno con il ritorno all’utile, il gruppo della Bicocca lavorerà ora alla quotazione in Borsa, che con ogni probabilità dovrebbe avvenire il 4 ottobre se i tempi delle autorizzazioni di Borsa Italiana e Consob saranno quelli previsti.

L’iter per l’Ipo ha avuto avvio lo scorso primo settembre con la presentazione a Borsa Italiana della domanda di ammissione a quotazione di Pirelli & C sul listino principale di Piazza Affari. Post quotazione il flottante della società sarà pari al 40% del capitale, a seguito dell’offerta di vendita di azioni da parte della Marco Polo International Italy, che controlla il 100% della società, e compresa l’opzione di greenshoe. I cinesi di ChemChina scenderanno sotto il 50% del capitale. E qualche valutazione sull’intera società inizia a circolare: secondo gli analisti di Banca Imi, joint global coordinator e joint bookrunner, Pirelli vale tra i 7,6 e gli 8,7 miliardi di euro, ha riportato ieri Reuters.

Nel dettaglio l’operazione prevede un’offerta pubblica rivolta al pubblico indistinto in Italia. Agli investitori istituzionali italiani ed esteri, invece, sarà dedicato un collocamento istituzionale.

La politica di dividendi

Pirelli ha già scoperto le carte sulla politica dei dividendi post quotazione. A partire dall’approvazione del bilancio 2018, la società prevede la distribuzione del 40% del risultato netto consolidato nell’arco del piano industriale 2017 – 2020. «La possibilità di Pirelli di distribuire dividendi - sottolinea la società - dipende dalla sua capacità di accumulare utili e riserve distribuibili, la quale a sua volta dipende da una serie di fattori non prevedibili alla data del presente comunicato ed in parte al di fuori del controllo di Pirelli, quali l’andamento economico futuro di Pirelli, l’andamento generale dell’economia e dei settori di mercato in cui Pirelli opera. Per tale motivo, nonostante l’approvazione della suddetta politica dei dividendi, non può presupporsi la certezza che detti dividendi saranno effettivamente distribuiti, né tantomeno è possibile a priori definirne con certezza l’ammontare».

Pirelli la scorsa settimana ha annunciato di stimare una crescita media annua di almeno il 9% del fatturato nel periodo 2016-2020 e un miglioramento del Ebit margin rettificato dal 17% del 2016 al 18,5%-19,5% nel 2020. Nell’esercizio 2016 le attività del gruppo che saranno quotate hanno originato ricavi per 4,97 miliardi e una profittabilità in termini di margine Ebit rettificato del 17%. Segnali di miglioramento sono già arrivati nel primo semestre dell’anno: l’utile netto a fine giugno è stato pari a 67,5 milioni a fronte di una perdita da 6,5 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente a fronte di ricavi saliti del 10,6% a 2,685 miliardi con volumi in aumento dell’1,3%.

I lock up degli azionisti

L’operazione prevede che Pirelli assuma impegni di lock-up, in linea con la prassi di mercato per questo tipo di operazioni, per un periodo di 180 giorni decorrenti dalla data di avvio delle negoziazioni. Stessa cosa per Marco Polo: la società, in qualità di azionista venditore, avrà anch’essa un lock-up di 180 giorni rispetto alle azioni possedute indirettamente da LTI e di 365 giorni per le restanti azioni possedute indirettamente da SPV Lux e da Camfin, decorrenti dalla data di avvio delle negoziazioni.

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