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Carige, tensione in consiglio sull’aumento con opzione

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Carige, tensione in consiglio sull’aumento con opzione

La richiesta della Malacalza Investimenti, socio di riferimento di Carige (con il 17,58%), di blindare il diritto d’opzione dei soci per l’aumento di capitale della banca, da deliberare nell’assemblea del 28 settembre, piace sia al mercato, che ha premiato il titolo (salito ieri dell’1,79% a 0,228 euro), sia ad altri azionisti dell’istituto di credito genovese.

Intanto uno di questi, la Compania Financiera Lonestar (6% circa), che fa capo all’imprenditore Gabriele Volpi, ha inviato a Carige una richiesta di integrazione dell’ordine del giorno dell’assemblea, con l’inserimento di un nuovo punto: «revoca amministratori», al fine di rimuovere il consigliere Guido Bastianini. L’ex ad di Carige è stato sfiduciato nei mesi scorsi dal consiglio, dietro richiesta dell’azionista di riferimento, che in precedenza l'aveva scelto, e sostituito dall’attuale ad, Paolo Fiorentino. Bastianini, a questo punto, occupa un posto in cda che spetterenbbe a un consigliere nominato da Volpi.

Anche fra Fiorentino e i Malacalza, peraltro, lunedì c’è stata qualche tensione. La società che fa capo a Vittorio Malacalza e ai suoi figli, infatti, ha chiesto che, dall’ordine del giorno che sarà presentato all’assemblea dei soci (e che è stato approvato dal cda il 31 agosto scorso), sia espunta la frase che prevede la possibilità di limitare il diritto d’opzione degli azionisti nell’aumento di capitale da 560 milioni previsto dall’istituto di credito genovese.

La stessa Carige, in una nota di ieri, ha confermato di aver ricevuto la comunicazione, «volta a proporre una modifica della delibera sull’aumento di capitale» con la richiesta di procedere «esclusivamente con un aumento di capitale scindibile con diritto di opzione». La banca ha voluto anche evidenziare che l’azionista che ha presentato la proposta ha anche sottolineato «di essere assolutamente favorevole al piano di rafforzamento patrimoniale propedeutico al processo di de-risking del gruppo Carige».

Ad appoggiare la mossa dei Malacalza, arriva anche un altro azionista dell’istituto: l’imprenditore Aldo Spinelli, che detiene oltre l’1,5% del capitale e che ha nominato un consigliere nel cda in virtù di un patto ad hoc stretto a suo tempo con Volpi.

«Ora che c’è un risanamento in atto – dice Spinelli - e la situazione è più rosea è chiaro che la banca potrebbe attirare investitori. La preoccupazione è che arrivi qualcuno, compri la maggioranza e faccia quello che vuole. Condivido la proposta di Malacalza, credo che voglia salvaguardare piccoli e grandi azionisti».

Il timore è che si faccia avanti un fondo, o un’altra banca. Anche se fonti vicine al cda assicurano che, al momento, «non ci sono cavalieri bianchi o neri alla porta».

«È giusto – prosegue Spinelli - salvaguardare gli azionisti e oltre a questo andrebbe dato loro anche un premio in azioni, come avvenuto in passato. Un premio a chi ha creduto in Carige e ha investito milioni in questi anni di vacche magre».

A quanto risulta, peraltro, il cda, nella riunione del 31 agosto, è stato unanime nello scegliere, come strada principale da proporre all’assemblea per l’aumento, il pagamento in via scindibile e con diritto d’opzione. Poi, ispirata da chi ritiene che l’aumento di capitale possa andare a buon fine se c’è anche un’ampia platea di opportunità, e magari anche prefigurando possibili eccezioni delle autorità di vigilanza, è stata aggiunta la subordinata che prefigurava una possibile esclusione o limitazione del diritto d’opzione.

La formulazione è comunque passata in consiglio (nel quale siede, come vicepresidente, anche Vittorio Malacalza). Ma l’azionista, con ogni probabilità, ha ritenuto che potessero essere precisati più nel dettaglio, con la pubblicazione della relazione del cda che spiega le ragioni che sono alla base della richiesta all’assemblea di dare allo stesso cda la delega sull’aumento di capitale, i motivi per i quali avrebbe potuto essere escluso il diritto d’opzione per i soci.

Per la pubblicazione dalla relazione, peraltro, il consiglio aveva tempo fino al 7 settembre. Mentre lunedì era l’ultimo giorno utile per l’azionista per presentare la propria proposta di delibera. Malacalza ha quindi deciso di agire, chiedendo la modifica dell’ordine del giorno messo a punto da Fiorentino e approvato dal cda. Mentre la banca, da parte sua, ha deciso di anticipare la pubblicazione della relazione. che è avvenuta ieri sera.

Nel documento si legge che «la decisione di procedere a un aumento di capitale scindibile con diritto di opzione» è da considerarsi come ipotesi principale e «sarà seguita salvo che intervengano, rispetto alla situazione attuale, cause di forza maggiore derivanti da profili regolamentari o da significativi mutamenti del contesto di mercato, del settore bancario e della situazione della banca». In questo caso, «previa discussione e determinazione del cda, l’operazione potrà essere svolta con modalità diverse» dal diritto d’opzione. Più avanti si spiega che, in caso di esclusione o limitazione dell’opzione, i soggetti coinvolti nell’aumento potrebbero essere gli attuali azionisti, «nell’ambito di un’offerta di sottoscrizione a loro rivolta»; «investitori qualificati e/o istituzionali»; «portatori di aluni titoli subordinati» che abbiano partecipato a operazioni di Lme.

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