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La Cina prepara la sfida ai petrodollari

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La Cina prepara la sfida ai petrodollari

(Reuters)
(Reuters)

Un future sul petrolio denominato in yuan e convertibile in oro. La Cina avrebbe scelto questa soluzione per realizzare un’aspirazione che coltiva da anni: affermare un suo benchmark di prezzo per il greggio, in grado di competere sul piano internazionale con il Brent, il Wti e il Dubai-Oman, attuale riferimento prevalente in Asia.

Per il momento si tratta soltanto di una voce, che in quanto tale potrebbe anche rivelarsi infondata. Peraltro a riferirla è un’unica fonte: la Nikkei Asian Review, secondo cui la quotazione del contratto avverrà «a breve» allo Shanghai International Energy Exchange (Ine). Si tratta comunque di un’ipotesi suggestiva, che sta cominciando a far discutere.

Se il nuovo future prendesse piede, erodendo anche solo in parte lo strapotere dei petrodollari, sarebbe un colpo clamoroso per l’economia americana. Anche la domanda di oro potrebbe teoricamente esplodere.

Arriva il future cinese sul petrolio (aperto anche agli stranieri) »

La convertibilità in lingotti potrebbe essere un aspetto chiave per il successo del future, che – come già anticipato ufficialmente dalle autorità cinesi – sarà negoziabile anche da soggetti stranieri.

La Nikkei Asian Review sottolinea che diversi produttori di petrolio, tra cui la Russia, l’Iran o il Venezuela, potrebbero essere attirati dalla possibilità di evitare il dollaro nelle transazioni con la Cina, che ha ormai superato gli Usa come importatore di greggio, con oltre 8 milioni di barili al giorno.

La rivista scrive che Pechino sta facendo pressioni sui fornitori di greggio per pagarli in yuan, privilegiando gli acquisti da quelli più disponibili a cambiare valuta: non a caso la quota di Russia e Angola sul mercato cinese sarebbe fortemente cresciuta a scapito dell’Arabia Saudita.

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