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Gianluca Vialli lancia una campagna di crowdfunding per la finanza sportiva

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Gianluca Vialli lancia una campagna di crowdfunding per la finanza sportiva

(Ansa)
(Ansa)

L' ex star del calcio Gianluca Vialli sta cercando di rafforzare i legami tra tifosi e club, cercando finanziamenti per un' iniziativa che mira a sfruttare il crescente trend delle squadre sportive che usano modi alternativi per sostenere le loro finanze con un occhio ai tifosi.

L' ex attaccante del Chelsea e della Juventus è uno dei fondatori di Tifosy, società di crowdfunding che permette a chiunque di investire in società sportive, le quali per incrementare le loro finanze possono scegliere fra vendita di azioni, mini bond o ricerca di donazioni in cambio di specifici premi.

Questa settimana, Tifosy ha lanciato una campagna per raccogliere un milione di sterline dagli investitori per finanziare la sua crescita internazionale, la società varrebbe così 10 milioni di sterline.

Al Financial Times, Vialli ha detto: «Stiamo risolvendo due rilevanti problemi dello sport di oggi, soprattutto del calcio: il finanziamento e il distacco tra club e tifosi».

Vialli è co-fondatore di Tifosy insieme all' amministratore delegato Fausto Zanetton, un ex investitore che ha lavorato in Goldman Sachs e Morgan Stanley.

Tifosy si presenta come l’unica «piattaforma sportiva di crowdfunding pienamente autorizzata» dopo che l’anno scorso ha ottenuto il permesso di offrire investimenti da parte della Financial Conduct Authority britannica.

Il gruppo di Vialli ha lanciato il primo mini-bond sul calcio in assoluto - obbligazioni al dettaglio che non possono essere rivendute e sono offerte in piccoli importi direttamente ai consumatori - e ha così aiutato il club inglese Stevenage FC della Football League a raccogliere il mese scorso le 600mile sterline necessarie a costruire la nuova tribuna del suo campo di calcio.

Tifosy ha dichiarato che dal 2015, anno della sua fondazione, ha contribuito alla raccolta di circa un milione di sterline per i club inglesi fra cui spiccano Fulham e Coventry City, oltre un certo numero di club italiani di serie B.

Negli ultimi anni i gruppi sportivi hanno cercato sempre più spesso nuove vie per raccogliere capitali, trovando banche sempre più riluttanti a prestare ingenti somme di denaro e proprietari non vogliono rinunciare alle partecipazioni azionarie di investitori esterni.

L' anno scorso, Harlequins, il club di rugby della massima serie, ha raccolto 15 milioni di sterline emettendo un mini-bond, sulla scia di quanto aveva già fatto il club rivale Wasps, che ha raccolto 35 milioni di sterline grazie all’emissione di un bond alla Borsa di Londra nel 2015. Anche il Jockey Club, proprietario di 15 ippodromi britannici e del Lancashire Cricket Club, ha raccolto liquidità attraverso mini bond negli ultimi anni.

«Il calcio è una grande piramide» ha detto Zanetton. «Hai 20-25 club che sono grandi aziende, che potrebbero essere titoli di un indice azionario. Gli altri sono piccole e medie imprese. Se si pensa a come si finanziano queste imprese, si scopre che non hanno sempre accesso ai finanziamenti istituzionali. Hanno bisogno di essere molto più creativi, non basta affidarsi ad un proprietario che mette i soldi».

Tifosy prende circa il 5-7 per cento dalla somma raccolta da una campagna di investimento. La start-up ancora non redditizia pensa di raggiungere il pareggio entro il 2019, e si pone ora l’obiettivo di convincere club più importanti come quelli della Premier League inglese, a lanciare simili campagne di crowdfunding.

Negli ultimi anni gli equity group di crowdfunding sono stati nel mirino: i critici sostengono che si rivolgono a investitori impreparati, i quali potrebbero non essere consapevoli dei rischi connessi agli investimenti in start-up che hanno un’alta probabilità di fallire.

Mister Vialli ribatte che i gruppi sportivi che cercano gli investimenti dei loro tifosi avranno una motivazione che va al di là degli aspetti commerciali.

«I club chiamano i loro sponsor partner» sostiene Vialli. «Gli sponsor pompano denaro nel club, si aspettano un ritorno per il loro marchio, ma non lo fanno perché amano quella squadra. Capita invece che gli stessi club chiamano “clienti” i veri appassionati, i tifosi. Questo deve cambiare. I tifosi devono diventare partner».

Copyright The Financial Times Limited 2017

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