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Gli uragani confondono gli scenari sui mercati petroliferi

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Gli uragani confondono gli scenari sui mercati petroliferi

(Reuters)
(Reuters)

Prima l’uragano Harvey, adesso Irma – che nel fine settimana dovrebbe abbattersi su Miami – e presto anche Josè e Katia, che stanno avanzando con forza crescente nell’Oceano Atlantico. La stagione degli uragani, una delle più violente degli ultimi anni, sta confondendo gli scenari sui mercati petroliferi. Ma il lento processo di riequilibrio tra domanda e offerta potrebbe non essersi interrotto.

Il Brent ha ripreso quota, spingendosi fino a 54,67 dollari al barile ieri, sui massimi da 5 mesi, e ha ritrovato la backwardation, struttura dei prezzi favorevole allo smaltimento delle scorte, poiché il greggio a pronti vale più di quello per consegna differita. L’effetto è visibile: nel Mare del Nord, secondo la Reuters, gli stoccaggi a mare si sono ridotti da 10 a 4 milioni di barili.

La curva dei futures sul Brent sembrava essersi finalmente spostata in modo stabile, per la prima volta da tre anni. Poi è arrivato Harvey, che ha chiuso oltre un quinto della capacità di raffinazione degli Stati Uniti, facendo temere una riduzione duratura della domanda di greggio.

In realtà molti impianti stanno già ripartendo – compresa (sia pure a ritmo ridotto) la maxiraffineria Motiva di Port Arthur, in Texas, la più grande del Paese con 600mila barili al giorno di capacità – e gli investitori hanno ritrovato fiducia, anche se non è facile anticipare quali saranno gli sviluppi a breve.

Le statistiche Eia mostrano che la settimana scorsa l’utilizzo della capacità di raffinazione è crollata, a livello nazionale, ai minimi da 7 anni: 79,7% (-16,9%). Le scorte di greggio si sono accumulate (+4,6 mb), quelle di carburanti, come da copione, sono diminuite (-3,2 mb le benzine, -1,4 mb i distillati). Ma non è finita qui, perché l’effetto Harvey continuerà a farsi sentire per un tempo imprecisato. E poi ci sono gli altri uragani.

Irma non minaccia nessun giacimento e nessuna raffineria, ma il suo passaggio nei Caraibi – oltre a portare morte e devastazioni – ha compromesso il funzionamento di una rete di stoccaggi da oltre 100 milioni di barili di capacità, preziosa per rifornire di carburanti l’America Latina. Diversi terminal sono stati chiusi nelle Bahamas, a Portorico e nelle Virgin Islandsi, alcuni hanno subito danni.

Anche negli Usa la distribuzione di carburanti è nel caos, con oltre 1.500 pompe di benzina rimaste a secco in Florida, prese d’assalto dalle migliaia di persone evacuate.

Sulla scia di Irma sta intanto guadagnando forza l’uragano Josè, mentre Katia si avvicina alle coste del Messico, verso Veracruz.

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