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Vivendi-Mediaset, Agcom ancora fredda

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Vivendi-Mediaset, Agcom ancora fredda

  • –Antonella Olivieri

A questo punto l’Agcom si prenderà tutto il tempo necessario per valutare la situazione. È questo l’umore che filtra dagli ambienti dell’Authority in vista del consiglio che mercoledì prossimo farà il punto sulla vicenda Vivendi-Mediaset-Telecom. I legali della media company transalpina poco prima di Ferragosto hanno inoltrato l’ultima proposta, riveduta e corretta, per risolvere, almeno nella fase transitoria, la questione della triangolazione tlc-media che l’Autorità ha ritenuto illegittima. Vivendi ha accettato di sterilizzare in toto i diritti di voto in Mediaset, al di sopra del 9,99%, per la parte eccedente ad arrivare fino al 28,8% del capitale e al 29,9% dei diritti di voto. Sterilizzazione piena anche per quanto riguarda le assemblee straordinarie, dove fino all’ultimo i francesi avevano resistito per avere in mano un potere di veto nel caso di decisioni sgradite come, per esempio, la modifica dello statuto sociale del Biscione che oggi consente ampio spazio alle minoranze in consiglio. Lo strumento per realizzare la sterilizzazione è quello del trust, con una struttura di diritto italiano. Già in precedenza Vivendi aveva comunicato all’Authority che la scelta di ridimensionarsi in Telecom o in Mediaset era caduta su quest’ultima.

Il punto che però non è ancora stato affrontato, ma che in seno al consiglio Agcom potrebbe costituire una pregiudiziale, è la formalizzazione dell’impegno a cedere in via definitiva la partecipazione entro il termine del 18 aprile dell’anno prossimo. Le soluzioni finanziarie per cercare di evitare un bagno di sangue non mancherebbero: dall’equity swap, che Mediobanca aveva adottato quando era stata costretta a cedere il 15% di Fondiaria, al convertendo, scelto da Telefonica per azzerare la quota in Telecom. Ma quello che manca è la volontà di Vivendi di imboccare una strada senza ritorno, dopo aver fatto ricorso al Tar del Lazio contro la delibera dell’Agcom. L’udienza è stata fissata, nel merito, per febbraio. Ma, a sua volta, l’Agcom potrebbe fare ricorso al Consiglio di Stato e non è affatto detto quindi che il countdown sarebbe sospeso in tempo utile per evitare una multa che, in caso di mancato adempimento delle disposizioni del regolatore, potrebbe arrivare fino a mezzo miliardo. Agcom ha ribadito che pretende una soluzione «strutturale», leggasi “definitiva”. Il punto, dunque, è ancora controverso.

Nel frattempo, da quando è stata aperta la procedura, il contesto è diventato ancor più fluido. L’assetto di vertice in Telecom è in tenuta provvisoria, con l’uscita dell’ad Flavio Cattaneo che non è ancora stato sostituito, mentre a giugno era stato cambiato anche il presidente con la staffetta tra Giuseppe Recchi (attuale vice-presidente) e Arnaud de Puyfontaine che è anche ceo di Vivendi. In sospeso c’è poi la questione dell’esercizio del golden power da parte del Governo sull’incumbent delle tlc, dopo che Vivendi ha dichiarato “direzione e coordinamento” sul gruppo, negando però di averne il controllo. Per questo l’Agcom non ha fretta. E nel frattempo ha chiesto un’informativa sull’ipotizzata joint nei contenuti tra Telecom e Vivendi, alla quale, secondo un resoconto di Bloomberg, potrebbe essere “invitata” anche Mediaset. Operazione allo stato non autorizzabile dall’Agcom nè nella versione a due, e tantomeno in quella a tre, proprio perchè non è stata ancora risolta la violazione di legge da parte di Vivendi, che si sistemerebbe azzerando o almeno ridimensionando sotto al 10% la partecipazione francese in Mediaset o in Telecom. Un anno fa era stato studiato un piano a tre che prevedeva il conferimento di Mediaset Premium in una newco, con Vivendi che avrebbe messo sul piatto i 750 milioni destinati originariamente all’acquisto della pay-tv del Biscione e Telecom che avrebbe conferito Tim vision. Vivendi e Mediaset avrebbero avuto il 40% ciascuna e Telecom il 20%: con i diritti della Champions (ormai aggiudicati a Sky) e quelli della serie A (gara annullata e in replica a fine anno) il break-even era previsto in tre anni. Ma, appunto, i francesi hanno preferito la prova muscolare del blitz azionario che a dicembre li ha portati alla soglia d’Opa in Mediaset, con tutto quanto ne è conseguito.

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