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Carige, Bastianini lascia anche il Consiglio

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Carige, Bastianini lascia anche il Consiglio

Guido Bastianini, ex amministratore delegato di Carige, si è dimesso anche dalla carica di consigliere della banca. Il manager era stato chiamato, nell'aprile 2016, a reggere le sorti dell'istituto di credito genovese, dall'azionista di riferimento, Malacalza Investimenti, che fa capo a Vittorio Malacalza e ai suoi figli e che detiene il 17,58% delle quote.
Il momento di Bastianini è arrivato dopo che i Malacalza avevano messo alla porta i precedenti vertici del board di Carige: l'ad Piero Montani e il presidente Cesare Castelbarco, nei confronti dei quali è stata anche avviata un'azione di responsabilità.

Dopo un anno passato al timone della banca, però, anche il banchiere toscano è entrato in conflitto con gli azionisti. Le divergenze hanno riguardato i tempi di attuazione del progetto di risanamento di Carige messo a punto da Bastianini, nonché l'impianto del piano che prevedeva, tra l'altro, la costituzione di una società-veicolo, in cui sarebbero dovuti confluire 2,4 miliardi di euro di crediti deteriorati, e la conversione in azioni di un bond subordinato, in parte nelle mani di Generali.

A fine maggio, dunque, una lettera della Malacalza Investimenti ha chiesto al cda di votare la sfiducia a Bastianini. Sfiducia che è puntualmente arrivata in giugno.
A quel punto è stato scelto un nuovo ad per Carige: Paolo Fiorentino.
Bastianini, peraltro, pur senza più deleghe, è rimasto ancora quasi tre mesi nel consiglio di amministrazione di Carige. Fino a oggi, giorno in cui, recita una nota della banca, «ha rassegnato le proprie dimissioni con effetto immediato, motivate dal fatto che non sussistono più le condizioni per svolgere l'incarico».

La sfiducia a Bastianini, d'altro canto, aveva aperto un'altra questione interna al cda. Insieme all'ad avevano dato le dimissioni, infatti, alcuni consiglieri, fra i quali due che facevano capo a un altro azionista della banca: l'imprenditore Gabriele Volpi (6%, attraverso il fondo Compania Financiera Lonestar). Si tratta di Claudio Calabi e Alberto Mocchi, indicati a suo tempo nel cda, insieme a Sara Armella (rimasta in consiglio), nella lista formata dal patto Volpi- Aldo Spinelli.
La permanenza di Bastianini in cda aveva permesso a Volpi di rimpiazzare solo uno dei dimissionari, al cui posto è andata Maria Luisa Pasotti. Non a caso, nei giorni scorsi la Compania Financiera Lonestar ha inviato a Carige una comunicazione che chiede “una integrazione dell'ordine del giorno della parte ordinaria” dell'assemblea degli azionisti convocata per il 28 settembre, “con l'inserimento di un nuovo punto “revoca amministratori” al fine di interrompere il ruolo attualmente svolto in veste di amministratore” da Bastianini.
Sempre nei giorni scorsi, si è registrata anche una divergenza di vedute fra Malacalza Investimenti e il board di Carige. L'azionista ha, infatti, proposto una modifica della delibera sull'aumento di capitale da 560 milioni votata dal consiglio per essere sottoposta all'assemblea del 28, proponendo di procedere esclusivamente con un aumento di capitale scindibile con diritto d'opzione. I Malacalza, insomma, hanno chiesto di espungere la parte del documento che prevedeva una delega più ampia al cda, con la possibilità di procedere all'aumento, sia pure in subordine, “in via inscindibile e/o con esclusione o limitazione del diritto di opzione”.

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