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Voci di divieto in Cina: il bitcoin scivola sui mercati

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Voci di divieto in Cina: il bitcoin scivola sui mercati

Reuters
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Il bitcoin si è improvvisamente indebolito nel pomeriggio in seguioto a rumours secondo cui la Cina starebbe preparando un nuovo giro di vite sul mercato delle criptovalute. La piattaforma locale Caixin ha riportato che Pechino sarebbe in procinto di chiudere gli exchange locali di bitcoin, citando non meglio identificate fonti vicine all’organo di prevezione dei rischi finanziari via internet. Due delle maggiori piattaforme cinesi per la conversione e l’acquisto dei bitcoin - Huobi e Okcoin - hanno già chiarito per bocca dei rispettivi portavoci di non aver ricevuto alcun ordine del genere e che l’operatività prosegue normalmente.

Le quotazioni hanno immediatamente reagito con discreto nervosismo perdendo quota in pochi minuti, scivolando da un livello sopra 4.600 dollari fino a un minimo di 4.240 nel primo pomeriggio. Poi il bitcoin si è ripreso in seguito alle rassicurazioni e attualmente è trattato attorno a 4.400 dollari.

Lunedì le autorità cinesi sono intervenute lanciando un monito contro le offerte iniziali di valute (Ico), il sistema di emissione di token digitali pagati in criptovalute utilizzato per finanziare nuove società e servizi che ha registrato un vero e proprio boom quest’anno. In quell’occasione il bitcoin aveva registrato una netta flessione rispetto al picco record di 5.000 dollari toccato nel fine settimana, temendo che il bando fosse l’avvio di una politica restrittiva nei confronti delle criptovalute da parte della Cina. Poi, in assenza di ulteriori pronunciamenti, le quotazioni si sono riprese in un paio di giorni, pur rimanendo al di sotto dei livelli record.

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