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Carige, nel piano un utile già nel 2018

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Carige, nel piano un utile già nel 2018

  • –Raoul de Forcade

I consiglieri d’amministrazione di Carige ieri hanno preso una prima visione del piano industriale completo che è stato illustrato loro dall’ad della banca, Paolo Fiorentino, e prevederebbe un piccolo ritorno all’utile nel 2018, che dovrebbe diventare più ampio nel 2019. Il cda sarà chiamato a votarne la stesura definitiva il prossimo 13 settembre. Nella riunione di ieri, peraltro, il consiglio ha anche parlato della lettera con la quale l’azionista di riferimento dell’istituto, Malacalza Investimenti (17,58% delle quote), ha proposto una modifica della delibera sull’aumento di capitale da 560 milioni votata dal cda il 31 agosto e che sarà sottoposta all’assemblea degli azionisti, convocata per il 28 settembre. I Malacalza, in quella missiva, propongono di procedere esclusivamente con un aumento di capitale scindibile con diritto d’opzione, eliminando dal testo la possibilità che il cda si abilitato , «in subordine», a procedere a un aumento «in via inscindibile e/o con esclusione o limitazione del diritto di opzione».

La richiesta dei Malacalza, arrivata il 4 settembre scorso, ha ottenuto il placet anche di altri azionisti, come Aldo Spinelli, che detiene circa l’1,5%, e che, con Gabriele Volpi (il quale attraverso la Compania Financiera Lonestar, controlla il 6% di Carige), ha a suo tempo stretto un patto per la nomina di alcuni membri del consiglio di amministrazione (ne hanno indicati tre: due in quota Volpi e uno in quota Spinelli).

Il cda ha dunque preso atto della proposta di Malacalza Investimenti che sarà portata in assemblea. E c’è, tra fonti vicine al consiglio, chi spiega che, di fronte alla richiesta, «il clima è di soddisfazione, perché si tratta di un segnale che ci sono imprenditori disposti a mettere capitali nella banca».

Ieri è sta anche la giornata delle dimissioni di Guido Bastianini dal consiglio. Il manager era stato chiamato dai Malacalza, nell’aprile 2016, a reggere le sorti dell’istituto di credito genovese. Nell’arco di un anno, però, i rapporti tra l’ad e l’azionista si sono raffreddati. A non piacere a Vittorio Malacalza (che è anche vicepresidente di Carige) sono stati soprattutto i tempi di attuazione del progetto di risanamento della banca messo a punto da Bastianini, nonché l’impianto del piano che prevedeva, tra l’altro, la costituzione di una società-veicolo, in cui sarebbero dovuti confluire 2,4 miliardi di euro di crediti deteriorati.

A fine maggio 2017, la Malacalza Investimenti ha chiesto al cda di votare la sfiducia a Bastianini; voto che è arrivato ai primi di giugno. Fiorentino è stato chiamato alla guida di Carige e Bastianini, ancorché senza deleghe, è rimasto in cda fino a ieri, quando «ha rassegnato le proprie dimissioni – si legge in una nota - con effetto immediato, motivate dal fatto che non sussistono più le condizioni per svolgere l'incarico». Volpi, da parte sua, nei giorni scorsi aveva chiesto «una integrazione dell’odg» dell’assemblea del 28, che prevedesse la «revoca amministratori», al fine di «interrompere il ruolo» svolto, «in veste di amministratore», da Bastianini.

Il piano industriale sottoposto al cda, oltre a prevedere un taglio dei costi che contempla anche una cospicua uscita di personale (in passato si è parlato di 900 persone), punta al rafforzamento patrimoniale della banca, con la vendita del portafoglio Npl (1,4 miliardi sono stati messi in cessione insieme alla piattaforma di gestione e resta un altro miliardo circa da alienare), la vendita di asset immobiliari e della società Creditis e con un’operazione di Lme (per 60 milioni dei 560 di aumento). Il piano prevede, poi, una gestione oculata dei crediti deteriorati, tramite una struttura ad hoc, un effcientamento dei processi, con investimenti in tecnologia, e il rilancio commerciale di Carige con un aumento della produttività e della redditività. Ieri, in piazza Affari il titolo della banca è salito del 2,13%, a 0,239 euro.

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