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Tim-Vivendi, tempi più lunghi sul golden power

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Tim-Vivendi, tempi più lunghi sul golden power

Si allungano ancora i tempi per il primo verdetto della partita su Tim-Vivendi e sul possibile esercizio del golden power. Il gruppo di coordinamento, che affianca il governo in questa partita, ha spostato dal 19 al 25 settembre la chiusura dell’istruttoria avviata ad agosto per accertare l’eventuale omessa notifica da parte del gruppo francese delle tlc. La delicatezza del dossier avrebbe sostanzialmente richiesto una nuova dilazione, dopo quella già decisa a inizio mese, per consentire ai tecnici di Palazzo Chigi di disporre di qualche giorno in più per la chiusura del procedimento e, lato aziende, per valutare eventuali integrazioni.

Bisognerà dunque aspettare ancora un paio di settimane per conoscere l’orientamento del gruppo, il cui faro è attualmente puntato sul nodo della notifica nel tentativo di far luce sulla comunicazione inviata da Vivendi a Bruxelles a fine marzo per segnalare l’ipotesi di controllo di fatto su Tim e, in subordine, sull’avvio della direzione e coordinamento sull’incumbent tricolore. Se i tecnici arrivassero quindi il 25 settembre a dimostrare la responsabilità di Parigi, si aprirebbero a quel punto due strade. La prima, strettamente collegata all’istruttoria avviata nelle scorse settimane, proseguirebbe, come prescrive la legge 689 del 1981 (legge di depenalizzazione), con una contestazione e con l’apertura di un contradditorio in modo da concedere la possibilità di una difesa alle parti. E, solo al termine di questa nuova fase, che dura almeno tre mesi, sempre che la tesi non venga ribaltata, si arriverebbe alla sanzione vera a propria.

La seconda via, invece, che potrebbe schiudersi in caso di conclusione positiva dell’istruttoria, è quella, ben più sostanziale, sul possibile esercizio del potere di veto previsto dal golden power. Ma è chiaro che questo fronte, al di là delle valutazioni finali dei tecnici, sarà giocato tutto sul piano politico considerando che attorno a Tim-Vivendi ruotano più partite. La prima, come anticipato dal Sole 24 Ore (si veda l’edizione di ieri), rinvia alla volontà del governo di aprire un canale di dialogo sulla banda ultra-larga con Tim tanto che, per il 20 settembre,è in programma un incontro tra la società in house del Mise che si occupa delle gare, Infratel, e i rappresentanti del gruppo di tlc per provare a ricucire lo strappo dei mesi scorsi. L’altra, sotto i riflettori da settimane, è quella legata invece alla nomina del nuovo ad di Telecom, dopo l’uscita di Flavio Cattaneo, che, seguendo gli ultimi rumors del mercato, dovrebbe arrivare a traguardo a fine settembre con l’insediamento dell’attuale direttore operativo Amos Genish. Perché l’ascesa di quest’ultimo nell’organigramma potrebbe accelerare un altro tassello - questo sì centrale rispetto al tema del golden power -, vale a dire l’eventuale cessione di Sparkle, la controllata cui fanno capo circa 560mila chilometri di cavi in fibra, lungo i quali transitano dati sensibili, che è giudicata “strategica” dalle parti di Palazzo Chigi e che, non è un mistero, si vorrebbe riportare sotto il cappello pubblico (magari mettendo in pista Cdp). Un puzzle complesso, dunque, fatto di più tessere che dovrebbero cominciare a chiarirsi nelle prossime settimane.

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